Meno trasporti pubblici e sempre meno persone che li utilizzano: così l'Italia rimane nel passato

Dal 2009 il taglio della spesa pubblica ha ridotto i mezzi pubblici a disposizione e, di conseguenza, anche i passeggeri. A salvarsi sono solo poche grandi città, soprattutto del Nord. Così, in un momento in cui un po' ovunque aumenta la sensibilità ambientale, l'Italia rimane ancorata al passato

Treno Linkiesta
3 Settembre Set 2018 0735 03 settembre 2018 3 Settembre 2018 - 07:35

La decisione dei governi italiani di questi anni di ridurre la spesa in conto capitale, quindi gli investimenti, più di tutte le altre non poteva non avere conseguenze.

Il trend è stato seguito infatti anche dagli enti locali, e il risultato è stato chiaro, una riduzione dell’offerta e dell’utilizzo dei mezzi pubblici nei capoluoghi di provincia.

E questo in un periodo in cui è aumentata la sensibilità ambientale in Europa e l’allarme sull’inquinamento, nonchè, quasi ovunque, l’occupazione e la mobilità delle persone.

In Italia il calo dei posti per km è cominciato proprio a partire dal 2009, guarda caso dall’inizio della grande recessione. Quell’anno questi erano il 9,2% di più che nel 2000, nel 2016 solo il 5,1% in più. Vi è stata una riduzione che ci ha riportato al livello del 2005, nonostante una ripresa a partire dal 2013.

Ripresa però che si è verificata di fatto solo nel Nord-Ovest, e questo è un aspetto peculiare del problema, la crescita di quella disuguaglianza già presente in precedenza e ora esplosa.

Sembra una regola generale. In presenza di una crisi, di un taglio di risorse, è chi è già più debole a rimetterci.

E così al Sud nel 2016 i posti sui mezzi pubblici erano il 15,8% in meno, nelle Isole il 29,5%. Senza accenni di ripresa nonostante l’economia abbia ricominciato lentamente a correre a livello nazionale.

Dati ISTAT - Capoluoghi di provincia

I dati parlano chiaro. In Campania e Sicilia, nonostante una popolazione nei capoluoghi decisamente superiore che in Liguria, vi sono meno posti a disposizione nei mezzi pubblici.

Dati ISTAT - Capoluoghi di provincia

La Lombardia, e in particolare Milano, spicca come eccezione, anche in questo caso. È di fatto l’unico caso in cui si vede una decisa crescita di questi posti dal 2009, +17%, +26,7% rispetto al 2000. Mentre è crollo intorno o superiore al 30% in Sicilia, Campania e Basilicata.

Dati ISTAT - Capoluoghi di provincia, Variazione negli anni

L’impressione è che come accade per molti versi in economia, dove i distretti di provincia sono sempre meno centrali ed importanti, anche dal punto di vista del trasporto pubblico l’Italia stia diventando sempre più frammentata e diseguale. Grande crescita nell’unica metropoli europea che abbiamo, Milano, e in poche città del Nord, e declino in tutto ciò che sta intorno, anche in città capoluogo, però più lontane da quelle aree di sviluppo sempre più concentrate su pochi assi, in Italia quello dell’A1 o dell’A4 per esempio.

E del resto il risultato di questo trend è il calo generalizzato, in questo caso anche rispetto al 2000, dei passeggeri dei sistemi di trasporto pubblico, con un crollo di circa il 30% nel Mezzogiorno, del 5,6% in tutta Italia, e persino al nordovest, del 12,6%. Unica eccezione, il Nordest

Dati ISTAT - Capoluoghi di provincia

Il tutto mentre il numero di autoveicoli nei capoluoghi è rimasto stabile negli anni, o in leggero aumento, di 327 mila unità rispetto al 2000 e di 109 mila sul 2009.

Dati ISTAT - Capoluoghi di provincia

Non è neanche più valido il discorso, pur una volta corretto, relativo al trend di svuotamento delle città a favore della provincia, ai comuni della cintura delle città maggiori, un fenomeno che tra gli anni ‘70 e il 2000 è stato in effetti reale.

Da circa 15 anni si è fermato. La popolazione proprio dei capoluoghi di provincia soprattutto al Nord si è alzata, sia che si tratta di Milano che di città molto più piccole come Mantova o Cuneo, al Centro-Sud è rimasta in media stabile. In controtendenza rispetto a quanto accade in campagna.

Si tratta spesso di giovani che si spostano in città più grandi per motivi di lavoro, per andare incontro a quella tendenza alla concentrazione delle occasioni di impiego, soprattutto nei nuovi settori dei servizi avanzati.

E che normalmente sono tra i maggiori consumatori di trasporto pubblico. Ma evidentemente questi “young urban” sono ancora una minoranza più presente sui media che nella realtà, o cosa, più probabile, limitata a pochissime grandi realtà cittadine.

Perchè la realtà vede un calo nell’utilizzo dei mezzi che si allarga anche ai treni sul territorio nazionale. Visto il successo dell’Alta Velocità sono i treni locali evidentemente a soffrire di più.

In 20 anni sono il 4,5% in meno gli italiani che hanno utilizzato almeno una volta il treno in un anno, con un calo ancora una volta concentrato in quelle regioni in cui già l’uso del treno è minore, Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, ecc.

Dati ISTAT - Capoluoghi di provincia

Nel 2017 secondo Legambiente la crescita dei passeggeri pendolari è stata del 0,4% sull’anno precedente, quella degli utilizzatori di metropolitane del 0,6%.

Che siano l’inizio di un’inversione di tendenza? Finora si è vista solo quella di segno contrario.

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