Paghe misere, contratti irregolari. La mostra di Marina Abramovic a Firenze è un caos per gli artisti che ci lavorano

A pochi giorni dalla mostra, 35 artisti non sanno se faranno parte della retrospettiva a Palazzo Strozzi. Dalla fondazione fiorentina hanno rimescolato le carte in tavola, dopo un botta e risposta con i performer sulle condizioni contrattuali

Abramovic Linkiesta

Marina Abramovic (NELSON ALMEIDA / AFP)

6 Settembre Set 2018 0735 06 settembre 2018 6 Settembre 2018 - 07:35

A pochi giorni dall’inaugurazione a Firenze di “The Cleaner”, la retrospettiva su Marina Abramovic, dietro le quinte dell’evento, tra gli attori e i performer che replicheranno le sue performance, regna il caos. Quasi a riprodurre una delle messe in scena dall’artista serba, che ha fatto dell’effetto sorpresa una delle caratteristiche distintive della sua arte. La Fondazione Palazzo Strozzi, che ospiterà l’evento dal 21 settembre al 20 gennaio, il 4 settembre ha deciso con un coup de theatre di ridurre il numero degli attori e danzatori scelti già a fine agosto, dopo un botta e risposta di email sulle condizioni contrattuali andato avanti per tutta l’estate. Le paghe offerte equivalevano in alcuni casi a «meno di una cena a base di pizza e birra», dicono. E le tariffe del contratto nazionale dello spettacolo, proposto inizialmente, erano state riviste al ribasso. Finché da Palazzo Strozzi alla fine hanno cambiato le carte in tavola, comunicando di voler applicare per gli artisti il contratto del terziario, quello destinato al commercio, alla distribuzione e ai servizi. Nella confusione, intanto, i biglietti del giorno di apertura sono già sold out. E 35 artisti – tra ballerini, attori e performer – da ogni parte d’Italia e del mondo sono ancora in attesa di capire se dovranno presentarsi o no l’8 settembre a Firenze, per cominciare la settimana di duro training psicofisico prevista prima di dare avvio alle prove.

La call per il casting parte lo scorso maggio. Dal 20 luglio si tengono tre giorni di provini – alla presenza dell’assistente personale di Abramovic Lynsey Peisinger – ai quali si presentano performer da tutta Europa, alcuni dei quali avevano già lavorato nelle mostre di Copenaghen e Bonn. Qualcuno arriva a Firenze anche da New York. Dopo numerosi rinvii, l’esito della selezione dei 35 performer viene comunicato solo il 26 agosto, a meno di un mese dall’apertura ufficiale della mostra e delle preview per stampa e operatori. Di paghe e monte orario si comincia a parlare solo a questo punto in un’email – che abbiamo avuto modo di visionare – in cui la Fondazione Palazzo Strozzi elenca le cifre previste per ciascuna performance. Senza specificare forme contrattuali, e senza prevedere diaria, rimborsi spese per il viaggio, né alcuna indennità.

Per Luminosity, in cui Marina Abramovic siede nuda su un sellino all’interno di un quadrato luminoso per 30 minuti, il pagamento proposto è di 25 euro lordi. Per Cleaning The Mirror, che prevede che il performer nudo pulisca uno scheletro umano per quattro ore, la paga è di 72 euro lordi. A conti fatti, ciascun artista arriverebbe così a uno stipendio di 500-600 euro al mese, senza peraltro avere la possibilità di lavorare su altri progetti, visto l’impegno che la mostra richiede. «Compensi ridicoli», commentano gli artisti, soprattutto tenendo conto che si tratta di prove che comportano grandi difficoltà fisiche. Tant’è che la fondazione ha previsto l’alternanza a giorni dei perfomer. Una delle performance che sarà riprodotta è la famosa Imponderabilia, in cui Abramovic e il compagno Ulay stanno nudi e immobili uno di fronte all’altro appoggiati ai due stipiti della porta, mentre i visitatori passano al centro. Per questa rappresentazione la paga proposta da Palazzo Strozzi è di 60 euro lordi, per un turno di due ore.

Per Luminosity, in cui Marina Abramovic siede nuda su un sellino all’interno di un quadrato luminoso per 30 minuti, il pagamento proposto è di 25 euro lordi. “Meno di una cena a base di pizza e birra”

Parodia di “The Artist is Present” di M. Abramovic (TIMOTHY A. CLARY / AFP)

Gli artisti a fine agosto inviano una lettera collettiva, a cui ne seguirà poi un’altra, in cui si avanzano diverse richieste. «Ci saremmo aspettati», scrivono nella prima lettera, «che il totale netto mensile per ciascun performer impegnato raggiungesse i 1.000 euro», il minimo insomma per le professionalità richieste e per pagare l’affitto e vivere a Firenze. Fanno notare anche che il forfait proposto per le giornate di prova risulta ben al di sotto dei minimi sindacali del contratto nazionale, che prevede il pagamento a giornata. Dalla fondazione rispondono che avrebbero applicato sì il contratto nazionale, ma con assunzione intermittente e pagamento orario. E domenica 2 settembre comunicano alla fine di aver deciso di concedere un rimborso spese mensile di 30 euro, dando però un ultimatum agli artisti: la fondazione avrebbe escluso chi non rispondeva con una email di conferma entro le 18 di quel giorno.

Il colpo di scena definitivo, però, arriva con una ulteriore comunicazione del 4 settembre, che cambia completamente le carte in tavola. «Dopo aver analizzato le vostre richieste sotto l’aspetto della sostenibilità economica, essendo la Fondazione Palazzo Strozzi tenuta a rientrare all’interno di budget di spesa allocati, non possiamo purtroppo condividerle», scrivono. «Pertanto abbiamo ritenuto opportuno estendere l’applicazione del nostro contratto collettivo del Settore Terziario nelle forme del contratto a chiamata». Quanto alle cifre, fanno qualche “concessione”, come l’aumento di 5 euro lordi (!) per la performance Luminosity: da 25 a 30 euro. E per i rimborsi viaggio, ritirano l’offerta precedente di 30 euro e ne avanzano un’altra con un pagamento una tantum differente a seconda che si arrivi dall’estero, dalla Toscana o da fuori regione. Per ultimo fanno sapere che, visti i rimborsi maggiori, non potranno assumere tutti gli artisti selezionati e che procederanno a una nuova selezione. Punto e a capo, a poco più di due settimane dall’avvio della mostra e a tre giorni dall’inizio del ritiro preparatorio. «Quando molti di noi avevano già fatto biglietti per Firenze, disdetto contratti d’affitto, cambiato calendari e rifiutato altri lavori». Con il rischio, dicono i performer, che i più attivi nell’avanzare richieste contrattuali potrebbero ora avere ripercussioni e non essere ri-selezionati.

«Abbiamo partecipato al casting non per arricchirci, ma soprattuto per motivazioni umane e professionali», commentano nel gruppo. «L’opportunità di ricevere come patrimonio l’esperienza di Marina Abramovic è incommensurabile, per questo abbiamo chiesto anche solo la paga minima. Ma siamo tutti professionisti, questo è il nostro lavoro e va rispettato. Di certo non è il clima che si saremmo aspettati per un’esperienza del genere, considerata la portata internazionale del progetto e il coinvolgimento di una fondazione che dichiara come sua mission quella di diffondere l’arte e la cultura. A quanto pare sulla pelle di chi la fa».

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