21 Settembre Set 2018 0554 21 settembre 2018

Buoni a parole, come Salvini a casa loro: così l’Europa che non sa decidere dei migranti farà stravincere i sovranisti

Anche il vertice di Salisburgo si è concluso con un nulla di fatto. L’Italia si è presentata con le solite richieste, ma c’è da chiedersi se davvero si voglia arrivare a una soluzione o tenere alti i toni dello scontro in vista delle elezioni Ue. E un’Europa impantanata alimenta i sovranisti

Giuseppe Conte Linkiesta
(Christof STACHE / AFP)

A Salisburgo, l’ennesimo vertice europeo sul tema immigrazione si è concluso così com’è cominciato. E cioè con la stessa distanza tra i Paesi europei che non vogliono accogliere i migranti e quelli che fanno finta di voler aiutare l’Italia e la Grecia nella redistribuzione di chi sbarca, salvo poi chiudere le frontiere. Mentre il governo italiano è tornato al tavolo con le stesse richieste di sempre: maggiore collaborazione degli altri Stati nella redistribuzione e l’ipotesi di far pagare un contributo economico ai Paesi Ue “non volenterosi” che non accolgono i migranti (ipotesi per altro già avanzata in passato anche dalla stessa Commissione europea). Non è servita certo un’estate di porti chiusi, navi bloccate, vari “casi Diciotti” e alleanze con Viktor Orban a far cambiare linea all’Europa. E la domanda da porsi è se davvero l’Italia di Matteo Salvini voglia trovare una soluzione alla questione migratoria o miri a tenere alti i toni dello scontro in chiave elettorale in vista delle elezioni europee del 2019. Un’Europa impantanata così com’è da tempo sul fronte immigrazione non fa che dare carburante alla propaganda salviniana, e dell’intero blocco sovranista.

Anche perché, a guardare il calo drastico degli sbarchi (-80% in un anno), ad oggi l’Europa non sta affrontando alcuna emergenza. L’emergenza esiste solo nei messaggi politici del Sebastian Kurz o del Salvini di turno. Rilanciati a fasi alterne, quando conviene. Il 14 settembre a Lampedusa sono arrivati 184 migranti, senza che si sia consumato alcun dramma, per fare un esempio. Ma ogni volta che si riaccendono i toni della discussione, i Salvini di turno – ahinoi – scoprono la vera ossatura dell’Europa, fatta di Stati che ragionano per sé, replicando di fatto la logica salviniana di chiusura dei porti o delle frontiere.

La domanda da porsi è se davvero l’Italia di Matteo Salvini voglia trovare una soluzione alla questione migratoria o miri a tenere alti i toni dello scontro in chiave elettorale in vista delle elezioni europee del 2019

Perché se è vero che il Parlamento europeo ha approvato un testo rivoluzionario di riforma del regolamento di Dublino, eliminando la logica del primo Paese di approdo, con il no dei Cinque Stelle e l’astensione della Lega (dopo che nessun eurodeputato leghista si fosse mai presentato al tavolo dei negoziati), è anche vero che nessuno Stato in Consiglio si è stracciato le vesti per mettere la discussione in calendario e portarla avanti.

La frontiera di Ventimiglia chiusa, i respingimenti dei “migranti secondari” dalla Germania, i rimpatri dalla Spagna, gli accordi con la Turchia e la Libia sono la conferma. Una vera linea alternativa a Salvini non esiste. Ognuno, in Europa, si sta mostrando un piccolo Salvini a casa sua, salvo poi dire il contrario nei negoziati, foraggiando di fatto la campagna elettorale del blocco sovranista. «È possibile arrivare ad una riforma del regolamento di Dublino prima delle elezioni europee», ha detto il presidente francese Emmanuel Macron a Salisburgo. Ma è evidente che molto probabilmente questo non avverrà.

La frontiera di Ventimiglia chiusa, i respingimenti dei “migranti secondari” dalla Germania, i rimpatri dalla Spagna, gli accordi con la Turchia e la Libia: ognuno, in Europa, si sta mostrando un piccolo Salvini a casa sua

In tutti questi mesi gli Stati membri hanno ignorato il testo arrivato dal Parlamento, facendosi scudo con lo stop del gruppo di Visegrad per non fare passi avanti, nonostante fosse sotto gli occhi di tutti che con l’Austria alla presidenza di turno la discussione sarebbe stata accantonata. Tranne la acquata proposta bulgara, nei mesi scorsi sul tavolo del Consiglio sono state per lo più presentate iniziative per evitare i ricollocamenti obbligatori.

«Ci siamo detti un po’ tutti che dobbiamo arrivare a conclusioni sui migranti perché più ritardiamo più andiamo tutti in difficoltà», ha detto il premier Giuseppe Conte a summit concluso. Dopo l’ennesimo vertice di cui si conosceva già l’esito, restano ancora le distanze tra i leader Ue sulla gestione interna dell'immigrazione. I 27 si sono trovati d'accordo solo sulla necessità di rafforzare il coinvolgimento dei Paesi terzi, spostando ancora una volta la discussione fuori dalla fortezza Europa. Le elezioni europee sono alle porte. E quello che ci aspetta, se vincerà il blocco sovranista, non sarà certo una riforma del regolamento di Dublino, ma un continente con le frontiere chiuse. Dentro e fuori.

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