26 Settembre Set 2018 0557 26 settembre 2018

È l’ultima chance per il Partito Democratico: o si cambia o si muore

Il record del 40% alle elezioni di quattro anni fa è un ricordo lontano. Ora il Pd è ai minimi storici, e i prossimi mesi, tra primarie ed europee, saranno decisivi

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Tiziana FABI / AFP

Il Pd è arrivato al minimo storico nei sondaggi. Per alcuni istituti di ricerca, è ormai sotto la soglia psicologica del 17%, che negli ultimi mesi era diventata un muro al di sotto del quale un partito in crisi come il Pd si sarebbe dovuto preoccupare del rischio-scomparsa: al 16.9% per Swg, al 16.5% per Euromedia Research. Era forse inevitabile per un partito il cui consenso cala, in modo costante ma a velocità variabile, dall’autunno 2014.

Il crollo del Pd coincide, direttamente, con il crollo del gradimento della leadership di Matteo Renzi, un leader che ha fortemente personalizzato il partito legandolo ai suoi stessi destini. La nuova segreteria di Maurizio Martina com’era prevedibile non è riuscita nell’impresa di invertire il trend del consenso al partito, complice anche una costante delegittimazione della sua leadership (non necessariamente volontaria) da parte dell’ex segretario, e uno scontro congressuale iniziato con largo anticipo con qualche scintilla tra l’area vicina al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e i fedelissimi renziani.

Alle elezioni europee non sarà in gioco un semplice esito elettorale, ma la sopravvivenza stessa di un partito e di un progetto

Per un partito che solo quattro anni fa raggiungeva il risultato trionfale del 40.8% sono stati mesi difficili. I prossimi, saranno fondamentali. Un partito come il Pd, nato dalla fusione di più soggetti e dall’unione di più culture, fondato sull’ambizione della vocazione maggioritaria non ha senso di esistere se non rappresenta un segmento importante del Paese. Per questo, alle elezioni europee non sarà in gioco un semplice esito elettorale, ma la sopravvivenza stessa di un partito e di un progetto.

Il Pd spera quindi in un rilancio, che può passare solo attraverso alcune tappe. La prima: la manifestazione del 30 settembre. Alcuni giornali parlano della partecipazione di 50 mila persone come obiettivo, ma sembra più una scelta strategica mirata ad abbassare le aspettative che un obiettivo reale. Servirà una presenza più massiccia, per acquisire centralità politica e mostrare di essere ancora vivo e di riuscire a catalizzare attorno a sé il malcontento verso questo governo.

Se il Partito Democratico possa rinascere, com’è stato per il PSOE di Pedro Sànchez in Spagna, o se si avvia verso l’irrilevanza seguendo il destino dei socialisti d’oltralpe non è dato saperlo. Quel che è certo, è che lo scopriremo presto.

Poi, il momento fondamentale sarà il congresso, con le successive primarie. Negli ultimi tredici anni, ad ogni elezione primaria nazionale è seguito un boom nei sondaggi per il centrosinistra, da Prodi in poi. Grazie alla mobilitazione messa in campo, ma anche alla novità che questo strumento inizialmente portava con sé. Certo, è cambiato il mondo in questi tredici anni, ma i mutamenti del clima d’opinione italiano sono stati spesso indipendenti dal vento che spirava nel resto d’Europa. E se l’effetto-novità delle primarie è oramai svanito, non va sottovalutata la portata del cambio di leadership e della curiosità che essa suscita negli elettori meno politicizzati.

Dopo il congresso, il nuovo leader dovrà esprimere un progetto vero e forte per le elezioni europee. Riformista nei contenuti, ma radicale nell’approccio.
Macron, il primo Renzi, i progressisti che hanno vinto in Europa negli ultimi anni contro il vento populista sono arrivati alla vittoria solamente così: con una narrazione radicale, toni diretti, proposte forti. Se il Partito Democratico possa rinascere, com’è stato per il PSOE di Pedro Sànchez in Spagna, o se si avvia verso l’irrilevanza seguendo il destino dei socialisti d’oltralpe non è dato saperlo. Quel che è certo, è che lo scopriremo presto.

I prossimi mesi saranno decisivi per il destino di quello che alle ultime europee è stato il più grande partito d’Europa. Per il Pd, è davvero l’ultima chance.

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