13 Ottobre Ott 2018 0559 13 ottobre 2018

L’Arabia Saudita è il vero veleno della politica mondiale. E noi lo accettiamo, perché ci pagano

Dopo il caso Khashoggi, il giornalista scomparso in Turchia, state certi che il clamore intorno all’Arabia Saudita non durerà a lungo. Perché Riad è legata a doppio filo agli Usa da decenni. E per questo può avvelenare impunemente la politica in Medio Oriente, e nel mondo

Arabia Saudita Linkiesta
JIM WATSON / AFP

Perché ci pieghiamo alla dittatura saudita? La scomparsa del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul pone ancora una volta un problema: gli Usa non intendono limitare l’arroganza di Riad, il loro maggiore acquirente di armi, anzi sostengono la guerra di Riad contro lo Yemen. I sauditi sono da decenni i finanziatori dell’Islam radicale nella versione wahabita e l’America ha lanciato nel 2001 una guerra al terrorismo che la stessa Riad ha alimentato, dall’Afghanistan all’Iraq alla Siria. Ma gli Usa mettono sanzioni all’Iran perché lo vogliono i sauditi e gli israeliani. Ci piegheremo ancora una volta a questo delirio? Sì, perché i sauditi pagano: gli Usa e anche noi europei e italiani.

Il principe ereditario Mohammed bin Salman è stato descritto in questi ultimi due anni come un illuminato e un riformista. Ma non si può certo chiamare riforma la concessione della patente di guida alle donne. In realtà MBS, come viene chiamato, è impegnato in una lotta di potere interna per risaldare il suo regime facendo fuori i concorrenti, anche i principi del sangue che l’anno scorso aveva confinato negli hotel di lusso di Riad. Non contento aveva sequestrato persino il premier libanese Rafic Hariri, colpevole di non essere abbastanza duro con gli Hezbollah alleati dell’Iran, il vero nemico dei sauditi.

In Arabia Saudita non è in corso nessuna riforma: il Paese resta una monarchia assoluta proprietà di una famiglia e fondata sul wahabismo, una versione retrograda dell’Islam. E gli Usa non hanno nessuna intenzione di cambiare il corso delle cose: anzi, stracciando l’accordo sul nucleare con l’Iran del 2015 hanno mandato ai sauditi un doppio messaggio. Il primo è che con Israele appoggiano i sauditi in tutte le guerre per procura contro l’Iran, il secondo che sono contrari alle riforme nel mondo musulmano e anche ai Fratelli Musulmani che Obama aveva sostenuto durante le primavere arabe. Così MBS si è scatenato nella guerra in Yemen, con risultati scarsi o nulli, se non dei massacri inutili, e ha persino ordinato il boicottaggio del Qatar colpevole di ospitare i capi della Fratellanza.

Con una armamentario di fesserie che raramente si sono potute leggere sulla stampa occidentale, MBS è stato accreditato come il nuovo interlocutore “illuminato” del Medio Oriente. Ci piegheremo ancora una volta a questo delirio? Sì, perché i sauditi pagano: gli Usa e anche noi europei e italiani

Con una armamentario di fesserie che raramente si sono potute leggere sulla stampa occidentale, MBS è stato accreditato come il nuovo interlocutore “illuminato” del Medio Oriente, grazie anche all’appoggio indiretto di Israele. Così il migliore amico di MBS in Occidente è diventato Jared Kushner, il genero di origine ebraiche di Trump, che come inviato speciale nella regione ha intessuto rapporti privilegiati con il principe saudita. È stato Kushner a organizzare la sua visita negli Stati Uniti di 15 giorni per firmare altri contratti militari e fare una sorta di road-show nella finanza americana. Ne abbiamo beneficiato anche in Italia, quando nella tappa in Gran Bretagna MBS ha ordinato una cinquantina di caccia Tornado, un consorzio di cui Leonardo-Finmeccanica detiene una quota del 30 per cento degli utili.

Nel suo viaggio in Arabia Saudita il presidente Donald Trump aveva già stretto contratti per armamenti con i sauditi per 110 miliardi, quasi un quinto del bilancio della Difesa americano. Ma questo è niente. Gli Stati Uniti sono impegnati in prima linea nel dirigere i raid dei sauditi contro i ribelli sciiti Houthi in Yemen in cui sono morte migliaia di persone, in gran parte civili.

Il principe illuminato è in realtà non soltanto uno dei numerosi dittatori e macellai che popolano il Medio Oriente. È insieme a Israele il maggiore alleato strategico degli Stati Uniti da quando nel 1945 il presidente Roosevelt incontrò il sovrano saudita Ibn Saud. Fu allora che venne forgiato un patto di ferro: petrolio saudita in cambio della protezione americana

Il principe illuminato è in realtà non soltanto uno dei numerosi dittatori e macellai che popolano il Medio Oriente. È insieme a Israele il maggiore alleato strategico degli Stati Uniti da quando nel 1945 il presidente Roosevelt incontrò il sovrano saudita Ibn Saud. Fu allora che venne forgiato un patto di ferro: petrolio saudita in cambio della protezione americana. Da quel momento gli americani non hanno mai mollato la monarchia wahabita, tranne quando Obama ha siglato l’accordo con l’Iran di tre anni fa.

Negli anni Ottanta furono i sauditi a finanziare i mujaheddin afghani, diventati poi i jihadisti, per fare la guerra all’Unione Sovietica. Ed erano i sauditi, con le monarchie del Golfo, che foraggiavano la guerra d’aggressione di Saddam Hussein contro la repubblica islamica iraniana: un milione di morti. Sauditi e qatarini sono stati anche i finanziatori dei gruppi jihadisti contro Bashar Assad che nessuno adesso sa più come eliminare.

Quella tra gli Usa e la monarchia dei Saud non è un’alleanza ma una vera e propria complicità nei maggiori disastri e massacri dell’ultimo mezzo secolo. Figuriamoci cosa conta la vita di un giornalista. Neppure l’11 settembre e Osama bin Laden hanno cambiato le cose. I sauditi pagano gli americani per stare in sella e investono nell’economia americana comprando costantemente i bond Usa per la loro banca centrale che fu impiantata proprio da funzionari del Tesoro degli Stati Uniti.

Ecco perché, al di la di momentanee frizioni, non disturberemo più di tanto MBS e i sauditi per la scomparsa di Khashoggi. Del resto non facciamo nulla neppure contro Erdogan che con l’accusa di terrorismo ha messo all’ergastolo il giornalista e scrittore Ahmet Altan, con cui mi trovavo a Istanbul proprio il giorno del fallito golpe del 2016. Anche lui ci ricatta, con i tre milioni di profughi siriani che si tiene in casa con i fondi dell’Unione europea. La prossima volta che in Medio Oriente scompare qualcuno non fate domande: almeno non vi saranno risposte le solite bugie. Qui siamo complici.

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