Conti alla mano
14 Novembre Nov 2018 0559 14 novembre 2018

Quota 100? È una fabbrica di pensionati poveri

L’assegno pensionistico medio in Italia è di 1039 euro netti al mese. Questo significa che un lavoratore medio andrebbe in pensione a 62 anni con circa 685 euro al mese, cioè sotto la soglia di quella povertà che il governo del cambiamento ha promesso di abolire

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(Pixabay)

Quando avranno finito con gli effetti speciali, quando avranno finito con le offerte 3x2, con i cori “Cento! Cento! Cento!” che accompagnano in stile Ok, il prezzo è giusto! l’agognata Quota 100, verrà fuori la vera natura della proposta pensionistica: andare in pensione prima ma in cambio di un sacco di soldi. Nessuna penalizzazione, garantisce la Lega, ma nemmeno nessun regalo ed è questo il vero choc che per una classe di pensionati che è invece abituata al contrario.

La spietata freddezza del contributivo non lascia spazio ai sogni, ai viaggi, alle vacanze coi nipotini. Chi va in pensione prima, lavora meno, versa meno contributi, riceverà una pensione minore. Un avvertimento che ora è confermato anche dalla tabella dell’Ufficio parlamentare Bilancio e che segue una logica inattaccabile: la pensione dipende da quanto hai versato. Inattaccabile, almeno fino a quando non si traduce in numeri il contenuto della tabella. Perché se l’applichiamo a una pensione normale, ci si rende conto che la proposta non tiene.

L’assegno pensionistico medio in Italia è di 1039 euro netti al mese. Questo significa che un lavoratore medio andrebbe in pensione a 62 anni con circa 685 euro al mese, cioè sotto la soglia di quella povertà che il governo del cambiamento ha promesso di abolire. E come può riuscirci se mette sul piatto una proposta per la quale si può rinunciare a un posto di lavoro da 1200 euro in cambio di un assegno da fame? Quota 100 rischia di essere una fabbrica di nuovi poveri.

La spietata freddezza del contributivo non lascia spazio ai sogni, ai viaggi, alle vacanze coi nipotini. Chi va in pensione prima, lavora meno, versa meno contributi, riceverà una pensione minore

Dal governo replicano che la libertà non è gratis e che poter scegliere è sempre meglio che non poterlo fare: Quota 100 è solo un’opzione in più per chi ha 62 anni e ne ha 38 di contributi. Ma se è un’opzione per loro, non sarà invece un’opzione per il resto dei contribuenti quella di mantenere o meno chi eserciterà la propria. Se un 62enne oggi si mantiene da solo andando ogni giorno a lavorare, chi lo manterrà se domani andrà in pensione con meno dei 780 euro che il Movimento Cinque Stelle ha garantito a tutti quanti?

A 62 anni si riceverebbe infatti un assegno da 685 euro, a 63 anni 737 euro, a 64 anni 790 euro e così via fino a chi prenderebbe 935 euro se decidesse di andare in pensione a 66 anni, cioè un anno prima di quanto previsto dalla Fornero. Sono numeri che fanno effetto da tanto sembrano bassi. La verità è che per la prima volta in Italia si scopre che cosa significa “contributivo”, che cosa significa andare in pensione con quello che si è effettivamente versato e non con “la mano invisibile” di uno Stato che riesce a regalare quasi metà degli assegni pensionistici e contemporaneamente a farsi insultare dagli stessi pensionati, con l’accusa di essere ingeneroso.

E pensare che ogni anno i lavoratori italiani trasferiscono a chi è a riposo oltre 100 miliardi di euro, attraverso tasse e contributi: ogni anno, cioè, i pensionati ricevono 100 miliardi in più di quanto hanno versato. Forse se nel cedolino di vecchi e nuovi pensionati fosse messo in chiaro quanta parte dell’assegno è effettivamente coperto dai propri contributi e quanto invece arriva dalla generosità dello Stato e dei giovani lavoratori, tutto il dibattito sarebbe più schietto e più sereno, forse la stessa riforma della Fornero sarebbe stata vissuta con minor senso di ingiustizia. E forse gli stessi sessantenni sarebbero stati più diffidenti nell’ascoltare le promesse di chi parlava solo di quando sarebbero andati in pensione senza mai spiegare con quanto.

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