Colloquio
30 Novembre Nov 2018 0600 30 novembre 2018

Susanna Camusso contro Lega e Cinque Stelle: “I lavoratori hanno sbagliato, serve un’alternativa”

Il segretario della Cgil boccia quota cento, reddito di cittadinanza e decreto dignità. E a Di Maio dice: “La prima risposta che dovrebbe dare al Paese da ministro del Lavoro è mandare gli ispettori nell’azienda di famiglia, e prendere dei provvedimenti se ci sono stati casi di lavoro nero”

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(FILIPPO MONTEFORTE / AFP)
FILIPPO MONTEFORTE / AFP

ASSISI - Sono gli ultimi interventi da segretario della Cgil, quelli di Susanna Camusso. Ma la leader di Corso d’Italia non perde l’occasione – dopo la breve luna di miele iniziale – di dimostrare la sua contrarietà alle scelte del governo gialloverde, preparando il sindacato alla campagna elettorale europea. Quando al suo posto, si augura, siederà Maurizio Landini. «Saranno le elezioni europee più complicate della storia», dice nell’intervento finale del congresso della Filcams Cgil ad Assisi. «Noi siamo un’organizzazione sindacale profondamente europeista, e se vogliamo avere uno sguardo al futuro per noi non è un discorso indifferente quale sarà il prossimo parlamento europeo. Non per conservare l’Europa così com’è ma proprio perché l’Europa ha bisogno di un cambiamento».

Quelli che la Cgil ha davanti, dice Camusso, «saranno anni difficili. Mai come in questa fase si è determinata una distanza tra il pensiero dell’organizzazione e il pensiero dei lavoratori e delle lavoratrici che rappresentiamo e che hanno votato questo governo. Il problema è che, nonostante sia evidente l’assenza di una politica di inclusione, continuano a pensare che non esista alternativa al governo gialloverde», dice. «Non succede perché la rottura avvenuta precedentemente è ancora una ferita aperta, e quello che oggi rappresenta la politica di sinistra non è considerata una valida alternativa». C’è bisogno, dice, di «ricostruire questa coscienza, abbiamo bisogno di mobilitarci contro politiche che stanno determinando la paralisi del Paese». Perché «noi non abbiamo bisogno di appellarci al popolo, noi siamo popolo».

Certo, specifica Camusso a Linkiesta, «non sta a noi indicare gli schieramenti per le prossime europee, ma indicare la distinzione tra chi ha in mente l’Europa come progetto e chi l’Europa vuole solo disfarla». E il riferimento va subito alle tensioni tra Roma e Bruxelles sui numeri della manovra economica. «Per noi il problema non è il 2,4%, ma cosa si fa con queste risorse. La discussione con l’Europa sarebbe più utile se fosse legata al fatto che hai un’idea di come utilizzi quelle risorse per costruire un modello di sviluppo del Paese. Invece c’è una presa di posizione contrapposta e qualche volta dispregiativa. Se l’unica prospettiva che dai è che da un lato stai bloccando il Paese e dall’altro annunci solo spesa, non è una questione se credi o no nei trattati europei, ma il problema è che non hai un’idea di sviluppo».

Se l’unica prospettiva che dai è che da un lato stai bloccando il Paese e dall’altro annunci solo spesa, non è una questione se credi o no nei trattati europei, ma il problema è che non hai un’idea di sviluppo

Susanna Camusso

La critica va alla “quota cento” sulle pensioni, che è «la risposta solo a una parzialità del mondo del lavoro. La cosa che continua a stupirci è che non si occupino degli interventi che invece bisognerebbe fare in vista per le pensioni future di chi è giovane oggi per costruire una prospettiva di eguaglianza tra chi ha carriere continuative e chi no. Certo, sono interventi che non hanno un diretto carico immediato rispetto a quota cento, ma permetterebbero al Paese di prepararsi per costruire il futuro. Invece si continua a ragionare in una logica propagandistica da campagna elettorale». Niente commenti positivi nemmeno per il reddito di cittadinanza. «Non saprei più definirlo», ammette Susanna Camusso. «In questi mesi si sono susseguite tante ipotesi differenti. L’ultima che è circolata è che potrebbe essere una sorta di incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato. Ma vedo venire sempre meno una dimensione universale di cittadinanza e sempre più l’avanzare di una logica secondo cui ci sia una parte del mondo che lavora e che può decidere della sua vita, e un’altra destinata a essere assistita dalla bontà delle singole manovre finanziarie. Non mi sembra una bella prospettiva di emancipazione e libertà per i cittadini. Si continua a ignorare il lavoro come punto centrale di un modello di sviluppo».

E pure quel “decreto dignità”, che sembrava in linea nei progetti iniziali con la Carta dei diritti universali del lavoro, «è partito con grandi ambizioni, ma è atterrato malamente», dice Susanna Camusso. «Perché era giusto dire che ci vogliono le causali per i contratti a termine, ma se le metti solo dal secondo anno costruisci un sistema duale diventato in parte un alibi per le imprese per mettere in discussione gli stessi posti di lavoro. E anche il rapporto tra tempo determinato e somministrazione è stato risolto nel modo peggiore». Il problema, ribadisce il segretario, è che «non c’è la traduzione dell’idea che viene dichiarata dal governo. E alla fine si determinano incertezze e possibilità di ampie strumentalizzazioni».

La critica più dura, dal sindacato di sinistra, arriva per il decreto sicurezza appena approvato, che «veicola l’idea che chi è diverso da te, l’immigrato, deve essere cacciato, cancellando la straordinaria esperienza di accoglienza che nel nostro Paese è stata costruita anche dai tanti lavoratori e lavoratrici di questo settore». La logica del “prima gli italiani” «dimostra che non hanno idea di come va il mondo. Basta mettersi nei panni dei tanti italiani che sono in giro per il mondo, dei tanti ragazzi che sono in Gran Bretagna se gli dicessero prima la Brexit e prima gli inglesi».

Con il reddito di cittadinanza vedo venire sempre meno una dimensione universale e sempre più l’avanzare di una logica secondo cui ci sia una parte del mondo che lavora e che può decidere della sua vita e un’altra destinata a essere assistita dalla bontà delle singole manovre finanziarie

Susanna Camusso

Ma non c’è solo l’opposizione al governo. I toni duri di Susanna Camusso sono rivolti anche ai veleni che scorrono nel sindacato, diviso tra le due candidature alla successione della segreteria: quella di Landini, appoggiata da Camusso, e quella di Vincenzo Colla, che continua a ribadire che parte del sindacato non si riconosce nell’ex leader della Fiom. Camusso dal palco rivendica di aver ricostruito l’unità della Cgil dopo gli attacchi «violenti» del governo Renzi e richiama al rispetto delle regole e delle linee programmatiche dell’organizzazione.

Senza dimenticare di mandare due messaggi al ministro del Lavoro Luigi Di Maio. «Non dobbiamo avere alcuna difficoltà a spiegare a Di maio che non l’ha inventato lui il tema della “festa che non si vende”», dice, rivendicando la paternità del tema dei tempi del lavoro e delle aparture domenicali. E in merito ai presunti casi di lavoro nero nell’azienda di famiglia del vicepremier, consiglia: «La prima risposta che dovrebbe dare al Paese da ministro del Lavoro è mandare gli ispettori, e sulla base della loro relazione, prendere dei provvedimenti».

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