Dati alla mano
4 Gennaio Gen 2019 0600 04 gennaio 2019

Ecco quanto guadagnano davvero i parlamentari italiani

Quanto guadagno deputati e senatori? Ed è vero che hanno gli stipendi più alti d’Europa? Domande e risposte, ora che i Cinque Stelle sono tornati a chiedere il taglio delle retribuzioni dei parlamentari

Dimaio Dibattista Linkiesta

L’hanno proposto Silvio Berlusconi, Mario Monti e pure Matteo Renzi. E negli ultimi anni, dopo decenni di aumenti su aumenti degli stipendi dei parlamentari, a partire dal 2006 qualche sforbiciata c’è stata. L’ultimo taglio strutturale, per ridurre la spesa pubblica, si è avuto con il decreto “Salva Italia” del gennaio 2012 del governo Monti. Lo stesso che per primo ha abolito i vitalizi degli onorevoli. Non un governo che si ricordi per la sua vena populista, insomma. Ora, il Movimento Cinque Stelle, ha scelto proprio di rilanciare un taglio ulteriore alle buste paga di deputati e senatori per cominciare l’anno in pompa magna. Una battaglia storica dei grillini “anti-casta”, già proposta nella precedente legislatura. E già pure rispedita al mittente dai coinquilini di governo leghisti.

Ma quanto guadagnano oggi i parlamentari italiani?
Non è semplice dare una risposta unica. All’indennità, che costituisce lo “stipendio” vero e proprio del parlamentare (come previsto dall’articolo 69 della Costituzione), si aggiungono altre voci sotto forma di rimborsi spese esentasse, dalla diaria ai costi di viaggi e telefoni.

Per i deputati, dal gennaio 2012 l’importo netto dell’indennità parlamentare, corrisposto per 12 mensilità, è di 5.246,54 euro, a cui devono essere sottratte le addizionali regionali e comunali. Questa cifra è il risultato finale di un importo lordo di 10.435 euro, su cui vengono effettuate ritenute previdenziali, assistenziali e fiscali, compresi i versamenti mensili per l’assistenza sanitaria integrativa e l’assegno di fine mandato. Per i deputati che svolgono un’altra attività lavorativa, l’importo netto scende circa 4.750 euro, corrispondenti a 9.975 euro lordi.

Per i senatori, l’indennità lorda è invece pari a 10.385,31 euro (10.064,77 euro per quelli che lavorano). Al netto di ritenute fiscali e contributi obbligatori, assegno di fine mandato e assistenza sanitaria, l’indennità mensile finale è di 5.304,89 euro (5.122,19 euro per quelli che lavorano), anche questa da decurtare poi con le addizionali regionali e comunali.

Alle spese da sottrarre alle buste paga va aggiunto poi anche il contributo mensile che molti partiti chiedono ai propri parlamentari.

E la diaria?
All’indennità si somma poi la “diaria”, cioè il rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Dopo il taglio del 2010, oggi la diaria per i parlamentari è di 3.503,11 euro, decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza dai lavori parlamentari, ma solo quelli in cui si vota. Per risultare presenti, comunque, è sufficiente partecipare a una votazione su tre.

E il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato?
Questa voce per i deputati ammonta a 3.690 euro, corrisposta così: per un importo fino a un massimo del 50% viene erogata a titolo di rimborso per specifiche spese che devono essere attestate, e cioè collaboratori, consulenze, ricerche, gestione dell’ufficio, convegni e sostegno delle attività politiche; l’altro 50% viene invece assegnato forfetariamente, cioè senza rendicontazione. Per i senatori, l’importo complessivo è diviso tra una quota mensile di 2.090 euro, sottoposta a rendicontazione quadrimestrale, e una quota uguale erogata forfetariamente.

Chi paga viaggi e le telefonate dei parlamentari?
Deputati e senatori usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. I deputati, per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, godono di un rimborso spese trimestrale da 3.323,70 euro a 3.995,10 euro. Quanto ai telefoni, dal 2014 il rimborso forfetario delle spese telefoniche è stato ridotto da 3.098,74 a 1.200 euro annui alla Camera. Ogni senatore riceve invece 1.650 euro mensili come rimborso forfetario per spese accessorie di viaggio e telefoniche.

All’indennità di circa 5mila euro netti, che costituisce lo “stipendio” vero e proprio del parlamentare, si aggiungono altre voci sotto forma di rimborsi spese esentasse, dalla diaria ai costi di viaggi e telefoni

E i presidenti delle Commissioni parlamentari?
Per loro c’è un’indennità aggiuntiva. Alla Camera ai presidenti vanno 1.269,35 euro netti al mese, mentre ai vice 239,90. A Palazzo Madama l’indennità aggiuntiva è di 1.267 euro in più per i presidenti, 316 euro per i vice.

I parlamentari oggi guadagno di più dell’inizio della Repubblica?
Nell’immediato dopoguerra l’indennità dei parlamentari venne fissata a 25.000 lire, più un rimborso di 15.000 lire. Più i gettoni di presenza. Ma fu subito necessario adeguarla all’inflazione. E nel 1948 si era passati già a 65.000 lire più 60.000: poco più di 1.200 euro attuali. Tutto esentasse, perché lo stipendio allora era considerato un rimborso. Negli anni le cifre salirono, fino alla legge del 1965, che agganciò lo stipendio dei parlamentari a quello dei presidenti di sezione della Cassazione e introdusse la diaria. Intanto, col tempo, venne introdotta anche una moltitudine di nuovi rimborsi. Persino quello per 500 francobolli gratuiti, poi soppresso.

Dopo anni di aumenti, i tagli e le sterilizzazioni sono partiti dal 2006, quando l’importo dell’indennità parlamentare è stato ridotto del 10%. Dal 2007, per cinque anni, è stata disposta poi la sospensione degli adeguamenti retributivi, prorogata fino a tutto il 2013. Nel triennio 2011-2013, l’indennità è stata di nuovo tagliata del 10% per la parte eccedente i 90mila euro e del 20% per la parte eccedente i 150mila euro annui lordi. Da gennaio 2012, poi, con il “decreto Salva Italia” del governo Monti, per i deputati l’indennità è stata tagliata nuovamente di circa 1.250 euro, e per i senatori di 1.300 euro.


I vitalizi, quindi, sono stati aboliti?
Sì, nel gennaio 2012 è stato abolito per Camera e Senato il vitalizio vigente dalla prima legislatura del Parlamento repubblicano, con l’introduzione di un trattamento pensionistico basato sul sistema di calcolo contributivo. La misura, voluta dal governo Monti, però si applicava integralmente ai deputati eletti dopo il 1 gennaio 2012. Per gli altri, vigeva il sistema pro rata, stabilito dalla quota di vitalizio determinato fino al 31 dicembre 2011, più una quota contributiva per gli altri anni.

Da luglio 2018, poi, con i Cinque Stelle la legge di abolizione dei vitalizi è diventata anche retroattiva. Prima l’Ufficio di presidenza della Camera ha stabilito la rideterminazione, secondo il metodo di calcolo contributivo, anche degli assegni vitalizi e delle quote di assegno vitalizio pro rata relativi agli anni di mandato svolti fino al 31 dicembre 2011. Dopo tre mesi, lo stesso ha fatto il Senato.

I tagli e le sterilizzazioni degli stipendi sono partiti dal 2006, quando l’importo dell’indennità parlamentare è stato ridotto del 10%. Ma non si può dire che i parlamentari italiani siano i più pagati d’Europa

Ma è vero che i parlamentari italiani guadagnano più dei colleghi stranieri?
Non si può dire. La cosiddetta “Commissione Giovannini” (dal nome dell’ex presidente Istat che la presiedeva) venne incaricata nel 2011 dal governo Berlusconi di confrontare le retribuzioni dei parlamentari nei Paesi dell’Eurozona con quelle dei nostri politici. Il compito, confermato poi dal governo Monti, gli era stato per provare a ridurre lo stipendio dei parlamentari italiani.

Ma la Commissione non riuscì a rispondere alla domanda se i parlamentari italiani fossero i più pagati d’Europa o no: troppe situazioni diverse l’una dall’altra e troppe difficoltà a reperire i dati. Alla fine Giovannini si dimise. Ma quello che emerge, a guardare le relazioni della Commissione, è che i parlamentari italiani hanno sì l’indennità lorda più alta, ma diarie e rimborsi (esentasse) più bassi. In Francia, ad esempio, i deputati hanno un’indennità di 7.100 euro, ma solo le spese di rappresentanza mensili, esentasse, ammontano a 6.412 euro.

Se si tiene conto solo dell’indennità lorda, quindi, risulta improprio dire, come si sostiene in molti studi, che i parlamentari italiani siano i più pagati d’Europa.

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