Vecchi amici
5 Gennaio Gen 2019 0600 05 gennaio 2019

Si scrive Orlando, si legge Mattarella: dietro alla protesta dei sindaci c’è la lunga mano del Quirinale

Il presidente della repubblica e il sindaco di Palermo sono cari amici da decenni. E il retroscena che li vuole uniti a tenaglia contro Salvini trova sempre più conferme. Nel dubbio, Giuseppe Conte si è già riposizionato

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"AFP PHOTO / QUIRINALE PRESS OFFICE / PAOLO GIANDOTT

Si conoscono da quando avevano i calzoni corti. E continuano a stimarsi e a sentirsi come negli anni della stagione della primavera palermitana. Sono due fraternissimi amici Leoluca Orlando e Sergio Mattarella. Ecco perché quando il primo cittadino di Palermo, che in città chiamano “il professore”, ha dato disposizione agli uffici di disattendere il decreto sicurezza a firma Matteo Salvini, in tanti nel capoluogo siciliano si sono domandati: «Vuoi vedere che dietro il professore c’è l’altro nostro professore?».

«E l’altro nostro professore», va da sé, è uno solo: Sergio Mattarella, nato a Palermo nel 1941, fratello di Piersanti (ucciso da Cosa Nostra), democristianissimo di fede morotea, parlamentare di lungo corso, più volte ministro della Repubblica, giudice costituzionale e oggi presidente della Repubblica, inquilino dell’altissimo Colle. E nel 1985, da commissario della Balena Bianca palermitana, promotore di una giunta comunale di rinnovamento guidata proprio da Leoluca Orlando per arginare la Dc di Lima e Andreotti.

Non è certo un caso se il premier Giuseppe Conte abbia compreso la mossa tutta siciliana e, senza perdere un secondo, abbia strizzato l’occhio al duo Orlando-Mattarella aprendo al dialogo con i sindaci che si sono opposti al decreto sicurezza

E allora il pissi pissi che sta allietando le partite di baccarat del salotto palermitano si trasforma in un attimo in un retroscena succulento che prende forma ora dopo ora. D’altro canto, il primo dato certo è che il capo dello Stato non ha mai gradito i contenuti del dl sicurezza. Le prime versioni del decreto stridevano con i princìpi della Carta costituzionale ed è la ragione per cui tra Quirinale e Viminale si registrò un andirivieni che non si era mai visto. Fino a giungere a un testo che Mattarella non si sarebbe potuto esimere di firmare.

È qui che entra in campo l’amico di sempre, Luca Orlando, il compagno di una stagione che non c’è più. L’ultimo vero leader di una terra dimenticata, la Sicilia, che è stato abile a riciclarsi nella varie stagioni della Repubblica e che oggi si trova a fare l’oppositore di Matteo Salvini e a guidare il fronte dei sindaci di centrosinistra così come già successe nel lontanissimo 1993. Ma questa volta con le spalle coperte. Dietro i suoi settant’anni c’è la strategia di un Capo dello Stato che si muove da fine democristiano e come un Andreotti 2.0 tessa la tela per provare a scalfire e indebolire il leader più in palla in questa fase: Matteo Salvini.

E non è certo un caso se il premier Giuseppe Conte abbia compreso la mossa tutta siciliana e, senza perdere un secondo, abbia strizzato l’occhio al duo Orlando-Mattarella aprendo al dialogo con i sindaci che si sono opposti al decreto sicurezza. Qui siamo davanti a rete di protezione dal salvinismo che unisce Palermo a Roma, palazzo delle Aquile al Quirinale fino a toccare Palazzo Chigi. Conte è infatti entrato nelle grazie dell’inquilino del Colle e gode della sua protezione per la mediazione con la commissione Ue e di conseguenza per aver evitato la procedura di infrazione. Raccontano che il premier starebbe cercando di allargare il consenso oltre il perimetro gialloverde. Con l’obiettivo di diventare il prossimo inquilino del Colle. Da qui il suo moderatismo, lo spirito ecumenico del miglior Forlani, e l’apertura ai sindaci come Orlando che disapplicano il provvedimento a firma Salvini. Il tutto sotto l’egida di Mattarella.

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