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9 Gennaio Gen 2019 0559 09 gennaio 2019

Che cos’è #Facciamorete, l’hashtag nato dal basso che fa più opposizione dell’opposizione

In meno di un mese ha fatto numeri da record su Twitter. Un fenomeno naturale del mondo social che raccoglie lo scontento verso il governo appellandosi all’antifascismo e ai principi della Costituzione. E che sembra destinato a crescere

Facciamorete_Linkiesta
Photo by rawpixel on Unsplash

Se siete frequentatori di Twitter, ci sarete incappati sicuramente: #facciamorete è l’hashtag del momento. Ora che l’opposizione sembra essersi definitivamente arenata, sui social e non solo, a scaldare i cuori degli anti-salviniani e a raccogliere il consenso dei delusi dal governo ci sta pensando questo nuovo motto.

Nato a metà dicembre 2018 per mano di un gruppo di cittadini che non necessariamente si conoscono di persona, né dichiarano di appartenere ad alcuno schieramento politico o ideologia, #facciamorete non si definisce né come un movimento politico né come una campagna, bensì, stando alle parole dei promotori, come «una movimentazione civica nata dal confronto tra persone che si sono trovate a condividere lo stesso punto di vista».

A chi non si riconosce nell’azione di un governo populista e sovranista che non apre i porti ai migranti, che disegna manovre illusorie e controproducenti e che propaga slogan a buon mercato unicamente per raccogliere un consenso basato sulla rabbia, insomma, #facciamorete sembra dire: non siete soli. Tant’è che pochi giorni dopo il lancio era già diventato trending topic e che ora, nemmeno un mese più tardi, sta facendo numeri davvero notevoli: a ieri, le “uscite” sono state 433mila, secondo l'esperto di social Pietro Raffa.

«#Facciamorete è un modo per veicolare tutto quello che, al di là delle nostre visioni politiche o dei percorsi in comune, abbiamo come visione sullo stato delle cose, per contrastare la propaganda scorretta sui social, su cui oggi si costruisce il consenso, e per portare sotto gli occhi dell’opinione pubblica e politica uno sguardo diverso sulle cose», spiega a Linkiesta Laura L., su Twitter LadyLuna. Mossi dall’intento di «dover fare qualcosa, risvegliare consapevolezza e sguardo critico sulla realtà», lo scopo dei membri è quello di «stimolare un dibattito politico basato sui fatti e non sugli slogan, e quindi anche il senso civico».

A fronte degli hater della rete e dei sovranisti dell’ultima ora, l’hashtag si appella quindi ai valori costituzionali dell’antifascismo, dell’uguaglianza e della solidarietà, anche attraverso delle linee guida condivise negli ultimi giorni per aiutare la comprensione e l’utilizzo. Non è raro infatti trovarlo accostato ad altri hashtag come #apriteiporti, #salvininonmirappresenti e #governodelcambiamentoinpeggio, mentre una delle emoji più utilizzate in abbinamento all’hashtag è quella della bandiera Ue, dice Raffa.

Il successo dell’hashtag rimane limitato ad una base contenuta ma molto attiva di circa 11mila utenti. Ma «la cosa che impressiona è la costanza dell’utilizzo», dice Raffa a Linkiesta. «Mentre di solito queste campagne durano pochi giorni, #facciamorete è stato utilizzato continuativamente dal 13 dicembre in poi»

#Facciamorete però rimane un movimento trasversale e apartitico, che alle spalle non ha alcun attore terzo. Checché ne dicano i suoi detrattori: il 99% dei tweet è inviato dall’Italia (il che confuta l’eventualità di bot stranieri), gli utenti sono equamente distribuiti sul territorio nazionale, non necessariamente giovanissimi, equilibrati anche in termini di genere.

«È qualcosa che non ci aspettavamo, da quando è stato lanciato sono tante le persone che si sentono smarrite rispetto a tutto quello che sta avvenendo e che sentono la necessità di essere rappresentati a livello istituzionale e politico da un’alternativa» spiega LadyLuna. «Ciò che sconcerta è che la confusione riguarda tutti gli schieramenti, tanto che è difficile dialogare in maniera pacifica persino con chi si veste di valori democratici e di sinistra. Bisogna tornare a discernere le propagande e gli slogan, il conservatorismo che provoca chiusura tanto quanto il sovranismo».

Per il momento, il successo dell’hashtag rimane limitato ad una base contenuta ma molto attiva di circa 11mila utenti. Ma «la cosa che impressiona è la costanza dell’utilizzo», spiega Raffa a Linkiesta. «Mentre di solito queste campagne durano pochi giorni, #facciamorete è stato utilizzato continuativamente dal 13 dicembre in poi, con un tetto di 30mila tweet il 2 gennaio». Grande è stata l’attenzione rivolta al discorso di fine anno di Mattarella, e in questi giorni l’hashtag è stato utilizzato in solidarietà verso i giornalisti de l’Espresso aggrediti a Roma e verso i 49 migranti ancora in mezzo al Mediterraneo, e contro la schedatura degli scienziati della ministra Grillo e le ipocrisie del governo su banca Carige.

Si tratta solo di una bolla o è qualcosa di più di un semplice sfogo per un malessere diffuso? Difficile a dirsi. Quel che è certo è che le premesse perché #facciamorete continui a crescere ci sono tutte. Anche se nelle intenzioni dei suoi iniziatori rimarrà un fenomeno spontaneo e libero della rete. Dovrà allora esserci una forza politica di opposizione in grado di intercettare lo spirito e le istanze di una parte di elettorato che non si sente rappresentato dall’offerta corrente. Altrimenti, altrettanto spontaneamente, la mobilitazione si estinguerà. E a quel punto, oltre a un’opposizione incompetente, potrebbe non rimanere nemmeno l’ombra di un cittadino in protesta. E allora sì che saranno davvero guai.

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