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15 Marzo Mar 2019 0600 15 marzo 2019

Cambiamento climatico e agricoltura: ecco la lezione che l’Italia insegna al mondo

La nostra agricoltura produce il 46% di emissioni in meno della media Ue, i nostri prodotti hanno meno residui di pesticidi di tutti, e siamo primi per imprese agricole condotte da under 35. Così il nostro paese può diventare protagonista della sfida climatica

Agricoltura_Linkiesta
MARCO BERTORELLO / AFP

Greta Thunberg e i milioni di giovani che manifestano in tutto il mondo chiedono una nuova politica, una nuova economia e una nuova società per combattere i mutamenti climatici. E una nuova agricoltura. Moltissimo c’è da fare anche se qualcosa è già in movimento, e l’Italia ha valide esperienze da proporre.

Proprio nella sfida climatica, con 569 tonnellate per ogni milione di euro prodotto, la nostra agricoltura (come dimostrano le elaborazioni di Coldiretti e Fondazione Symbola) emette il 46% di gas serra in meno della media UE-28, e fa decisamente meglio di Spagna (+25% rispetto al nostro Paese), Francia (+91%), Germania (+118%) e Regno Unito (+161%).

L’Italia ha il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi in Europa (0,48%), inferiore di sette volte rispetto ai prodotti francesi e di quasi 4 volte di quelli spagnoli e tedeschi. Con 64.210 produttori biologici il nostro Paese è campione del settore, seguito da Spagna (36.207) e Francia (32.264). E, nonostante la modesta estensione, è sesto al mondo per ampiezza delle superfici a biologico (1,8 milioni di ettari).

Anche per questi primati il valore aggiunto per ettaro in Italia è più del doppio della media Ue28 e di Germania, Francia e Spagna, e quattro volte quello del Regno Unito.

L’Italia ha il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi in Europa (0,48%), inferiore di sette volte rispetto ai prodotti francesi e di quasi 4 volte di quelli spagnoli e tedeschi. Con 64.210 produttori biologici il nostro Paese è campione del settore, seguito da Spagna (36.207) e Francia (32.264). E, nonostante la modesta estensione, è sesto al mondo per ampiezza delle superfici a biologico (1,8 milioni di ettari)

Risultati che si devono anche ai giovani: sono 55.331 le imprese agricole condotte da under 35, dato che pone l’Italia al vertice in Europa. Rispetto alla media, le aziende agricole dei giovani hanno fatturati più elevati (+75%) e più occupati (+50%).

Altro valore (ambientale ma anche sociale ed economico) della nostra agricoltura è il forte legame coi territori. Siamo amati nel mondo per il nostro straordinario patrimonio enogastronomico che ci rende il paese con il più alto numero di produzioni certificate in Europa: un contributo importante a questo primato viene dai nostri 5.567 piccoli comuni, al di sotto dei cinquemila abitanti, dove vivono 10 milioni di italiani. Hanno a che fare con i piccoli comuni il 92 per cento dei prodotti di origine protetta (Dop, e di Indicazione di origine protetta, Igp), nonché il 79 per cento dei vini italiani più pregiati. Per questo le politiche per dare forza e futuro ai piccoli comuni tutelano, oltre che uno straordinario patrimonio storico-culturale, identità, comunità e produzioni che il mondo ci invidia.

Quest’agricoltura che trae forza dalla qualità, dalla tracciabilità, dal legame con il territorio, che è protagonista delle sfide tecnologiche aperte (dalle fonti rinnovabili alla chimica verde) è, insieme a tanti altri settori del Made in Italy, espressione di un’Italia più innovativa, sostenibile, equa e competitiva, un’Italia che fa l’Italia, che parte dalla sue radici e innova guardando al futuro. E che può essere, se lo vogliamo, protagonista della sfida del clima.

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