Wole Soyinka
25 Marzo Mar 2019 0600 25 marzo 2019

Wole Soyinka, il più grande scrittore africano: “Trump è un razzista, ma Obama non meritava il Nobel per la pace”

“Trump è un razzista, ma Obama non meritava il Nobel per la pace: ha dovuto prendere provvedimenti drastici. E ha anche fatto degli errori”. Così Wole Soyinka, unico africano premio Nobel per la letteratura, commenta la politica americana, la democrazia, il fondamentalismo islamico e non solo

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PIUS UTOMI EKPEI / AFP.jpg

[Wole Soyinka, di fatto, è il solo scrittore africano insignito del Nobel per la letteratura. Il premio gli è accaduto nel 1986; gli altri due ‘nobeliati’ sono sudafricani bianchi, Nadine Gordimer (era il 1991) e John Maxwell Coetzee (nel 2003). I suoi libri sono pubblicati in Italia da Jaca Book, che l’anno scorso ha mandato in libreria “L’uomo è morto? Smurare la libertà” e tra l’altro, con il marchio Calabuig, ha stampato testi importanti come “La strada” (2018), “Gli interpreti” (2017), “L’uomo è morto” (2016). L’editore Bompiani ha pubblicato nel 2015 “Africa”. In maggio Jaca Book pubblicherà il testo poetico “Ode Umanista per Chibok”. Quest’anno Soyinka compirà 85 anni. Già drammaturgo al Royal Court di Londra e prof a Yale e ad Harvard, voce critica della letteratura africana – e per questo, antipatico ai dittatori – Soyinka è stato intervistato da Henry Louis Gates Jr. L’esito è reso pubblico dal “New York Review of Books” con il titolo “There’s One Humanity or There Isn’t: A Conversation”. Traduciamo ampi stralci dalla conversazione]

Henry Louis Gates Jr.: Wole, qual è il suo punto di vista circa l’impatto di Donald Trump in Africa, e come viene percepito nel continente?
Wole Soyinka: Mi permetta di dirlo senza tanti giri di parole. Viene considerato una mina vagante che sta dimostrando comportamenti razzisti, xenofobi, e tenuti nascosti a lungo.

Gates: Esiste un rapporto di causa-effetto tra il fatto che un uomo di colore abbia occupato la Casa Bianca per otto anni e che poi sia stato eletto il suo esatto opposto?
Soyinka: Trump si è presentato con un programma basato sul disprezzo politico, razziale e ideologico nei confronti di Obama. Non è stato nemmeno discreto riguardo alla sua missione di smantellare l’eredità di quest’uomo di colore.

Gates: Ed è senza precedenti, nella mia esperienza, che un politico dica: “La cosa più importante per me è cancellare i provvedimenti politici del mio predecessore”.
Soyinka: È insolito. In Nigeria e in altri paesi, quando si sente che un presidente o un governatore è arrivato e ha iniziato a sparlare delle politiche, dei traguardi o delle attività del proprio predecessore, di solito è per un solo scopo. Cancella questo, quello, quell’altro, così può ricominciare da capo a guadagnarsi i soldi. In altre parole, spesso alla radice c’è la corruzione. [ride] Questa è la prima volta che ho visto un approccio iconoclastico, la negatività pura come scopo, come ideologia di un nuovo presidente. È come dire agli americani “Vi hanno venduto uno scemo. Io sono l’autentico americano e quindi posso fare quello che voglio”.

Gates: È corretto dire che Donald Trump è razzista?
Soyinka: Direi proprio di sì. So che i politici possono dire o fare qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo, credo sia del tutto meschino che un’arma pericolosa come il razzismo possa essere usata per fare carriera. Il razzismo politico è controverso. Viene deliberatamente usato come arma per mettere una parte contro l’altra. Qualsiasi capo di Stato, persino un funzionario minore, può fare affermazioni riguardo a “paesi di merda” – e addirittura menzionarli! – e dire, “D’altro canto, potete portarmi i norvegesi con occhi azzurri. Non mi importa che loro entrino nel paese”. Si può essere più razzisti? Ci si può avvicinare oltre alla funesta dottrina dell’ideale di umanità degli ariani con gli occhi azzurri?

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