Elezioni Usa
2 Aprile Apr 2019 0600 02 aprile 2019

Dall’America First al “siamo prima americani”: la strategia di Beto O’Rourke per stregare gli Usa

Ha appena lanciato la sua campagna elettorale per le primarie dem in Usa, partendo proprio dal suo Texas. Il suo punto di forza? Parla a tutti. Quello debole: i contenuti del suo programma elettorale sono ancora (forse volutamente) vaghi

Beto O Rourke_Linkiesta
PAUL RATJE / AFP

Scorrendo l’account Twitter di Beto O’Rourke si nota che di tanto in tanto viene fotografata la pagina di un giornale locale. La foto funge quasi da geolocalizzazione del candidato nel suo viaggio attraverso gli Usa, un viaggio che ha come meta la nomination democratica per la Casa Bianca.

Anche pochi giorni fa, per la precisione domenica, è stata pubblicata la pagina di un quotidiano locale, l’Austin American Statesman. Sul tweet si legge: “Diciassette giorni nella vorticosa campagna presidenziale, Beto ha tenuto i suoi raduni iniziali sabato nella sua città natale di El Paso, a Houston e al centro di Austin, promettendo di unire la nazione sotto la bandiera “noi siamo prima americani.” Il 30 marzo è partita infatti ufficialmente la campagna elettorale di O’Rourke e il luogo prescelto non poteva che essere il suo Texas con le tre tappe di El Paso, Houston e Austin.

Prima gli Americani, il texano sembra quasi parafrasare l’America First di Trump, mettendo però in testa il suo popolo. “Le differenze tra di noi – dove viviamo, chi amiamo, chi preghiamo, da quanto tempo le nostre famiglie sono in questo Paese, il colore della nostra pelle, il partito a cui apparteniamo: non possiamo permettere a queste differenze di definirci o dividerci. Siamo prima Americani!” ha detto, consapevole che è proprio quel melting pot ad aver reso grandi gli Usa, facendo della diversità un fattore di crescita ed emancipazione. “Se crediamo che il successo di questo Paese sia stato permesso dal fatto che gli immigrati e i richiedenti asilo da tutto il mondo hanno trovato qui una casa, allora liberiamo per sempre i dreamer da ogni timore relativo all’espulsione e rendiamoli cittadini americani”.

Dalla sua città natale il democratico non poteva non citare il dramma delle famiglie di richiedenti asilo divise e i dreamer, sostanzialmente coloro che sono arrivati illegalmente in Usa da piccoli. El Paso, posto al confine con il Messico di fronte a Ciudad Juárez, rappresenta infatti l’emblema dello scontro sulle politiche migratorie, politiche che O’Rourke infatti modificherebbe, come ha ribadito alternando inglese e spagnolo. Non solo immigrazione, i temi elencati sabato sono stati molteplici, con in cima assistenza sanitaria, lotta alle disuguaglianze e contrasto alle conseguenze del cambiamento climatico. Sulla prima, l’intenzione è che tutti possano consultare un medico e disporre di cure ma come si intenda farlo non è chiaro. In effetti è stato notato che sul sito web di Beto O’Rourke manca una sezione dedicata alle proposte politiche e che in diverse occasioni ha parlato di assistenza sanitaria universale, senza però specificare i termini della propria idea in merito. Tra le altre misure avanzate sabato vi è anche l’aumento dello stipendio degli insegnanti, seguendo la proposta – più strutturata – fatta da una dei suoi sfidanti per la Casa Bianca, la californiana Kamala Harris.

Nei primi giorni di campagna elettorale, il texano non punta su proposte politiche dettagliate, su etichette ideologiche o su categorie specifiche di elettori, il target è il popolo americano nella sua totalità, un popolo chiamato a sostenerlo e a ritrovare coesione

Ancora, O’Rourke ha annunciato di voler evitare che i giovani debbano indebitarsi per proseguire gli studi. Un maggiore protagonismo di sindacati, agricoltori e della cosiddetta America rurale, la parità retributiva uomo-donna, la riforma della giustizia e gli investimenti in energie rinnovabili sono altri punti dell’agenda politica. In una El Paso Street affollata all’inverosimile, O’Rourke ha trasmesso tutto il suo entusiasmo alle persone accorse ad ascoltarlo, ad introdurlo ci hanno pensato Veronica Escobar, che nella Camera dei Rappresentanti Usa ha preso proprio il posto di O’Rourke e sua moglie Amy. “Stiamo per iniziare la più grande campagna di base che il Paese abbia mai visto”, è l’ambizioso biglietto da visita con cui O’Rourke aveva annunciato l’avvio ufficiale della sua corsa verso la Casa Bianca, avvio che ha visto non solo i tanti radunati in Texas, ma anche simpatizzanti organizzare eventi in contemporanea in altri Stati americani.

Varie volte O’Rourke ha ribadito di volere una campagna elettorale dal basso, “una campagna condotta per le persone e dalle persone- no PAC, no corporation- ma persone da ogni Stato e territorio”, una campagna “non solo per vincere contro Trump, ma per assicurare di avere il pieno potere della gente per realizzare le priorità del Paese.” Quella cercata sembra essere una vera e propria approvazione popolare, una sorta di legittimazione che passa anche dalla proposta di cambiare il sistema di voto. O’Rourke ha affermato infatti di voler porre fine al gerrymandering e di voler introdurre la registrazione automatica per esercitare il diritto di voto, registrazione che elimini il rischio di discriminazioni di qualsiasi tipo.

“Siamo chiari: non saremo definiti dalle nostre paure o dalla pochezza delle nostre differenze; piuttosto saremo conosciuti per le nostre ambizioni, per le nostre aspirazioni e per la determinazione, per la creatività, per il lavoro e per il sacrificio con cui le avremo raggiunte.” Nei primi giorni di campagna elettorale, il texano non punta su proposte politiche dettagliate, su etichette ideologiche o su categorie specifiche di elettori, il target è il popolo americano nella sua totalità, un popolo chiamato a sostenerlo e a ritrovare coesione.

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