La battaglia delle periferie
8 Maggio Mag 2019 0600 08 maggio 2019

Roma, genitori e insegnanti organizzano turni di notte per difendere una mamma rom

A Torrenova, periferia Est di Roma, si sono dati appuntamento maestre e genitori della scuola frequentata dalla mamma assegnataria di una casa popolare. Contrastando i militanti di estrema destra arrivati a protestare. E davanti alle minacce, hanno organizzato turni di notte per non lasciarla sola

Casapound Linkiesta
(ANDREAS SOLARO / AFP)

«Stavolta i fasci hanno perso», dicono tutti. A Torrenova, periferia Est di Roma, Suzana e le sue quattro bambine da quattro giorni abitano nella casa popolare che gli è stata regolarmente assegnata, dopo aver scelto di lasciare il campo rom di via dei Gordiani. Il 4 maggio, il copione andato in scena è stato lo stesso di Casal Bruciato, Torre Maura, Pietralata. Un piccolo gruppo della formazione di estrema destra Azione Frontale si è dato appuntamento davanti al portone (nonostante il divieto di manifestare), le camionette della polizia hanno presidiato il palazzo, e per strada sono volati gli insulti contro la «zingara» accusata di aver «sorpassato gli italiani nelle graduatorie». Ma stavolta si è vista anche un’altra Roma: a sostenere l’ingresso della famiglia rom in casa si sono dati appuntamento tanti genitori e maestre della scuola “Simonetta Salacone” frequentata dalle figlie di Suzana, accompagnati da un presidio del sindacato degli inquilini Asia Usb e dal movimento dei Blocchi precari metropolitani. E davanti alle minacce di alcuni vicini e militanti di destra tornare a «riprendersi la casa», su Whatsapp è subito partita l’organizzazione di un calendario di turni notturni in modo tale da non lasciare mai sola la donna con le sue figlie.

«Lei stessa ha paura e ci ha chiesto di rimanere», dice Valentina Sejdic, del movimento “Kethane – Rom e Sinti per l’Italia”. «La casa è stata assegnata regolarmente e Suzana ha tutto il diritto di godersi pienamente la collocazione e far dormire serene le bambine. Per questo la sosterremo organizzando i turni di notte».

Lei stessa ha paura e ci ha chiesto di rimanere. La casa è stata assegnata regolarmente e Suzana ha tutto il diritto di godersi pienamente la collocazione e far dormire serene le bambine. Per questo la sosterremo organizzando i turni di notte

Valentina Sejdic, movimento “Kethane – Rom e Sinti per l’Italia”

Il 4 maggio, a sostegno dei nuovi inquilini in strada sono scesi anche alcuni vicini di casa. «Qual è il problema?», ha detto uno di loro. «Vorrà dire che andrò a prendermi il caffè dalla zingara». Ma tanti altri l’hanno anche insultata: «Scendi zingara, questa è la tua nuova domiciliazione», ha urlato qualcuno agitando il cassonetto dell’immondizia, come racconta Il Messaggero. E insieme ai militanti di Azione Frontale sono arrivati anche due esponenti della Lega capitolina: Pamela Strippoli del Municipio VI, e il capogruppo del Carroccio in Comune Maurizio Politi. Che ha promesso di portare in Campidoglio la proposta, simile a quella di Fratelli d’Italia, di aumentare il punteggio nelle graduatorie per le case popolari per chi ha più anni di residenza a Roma.

«La casa mi è stata assegnata regolarmente da un bando per cui avevo fatto domanda», scrive intanto Suzana su Facebook. «Tengo a precisare che lavoro, mando regolarmente i mie figli a scuola e pago le tasse come tutti i cittadini». Gli insegnanti della scuola frequentata dalle bambine e i genitori dei compagni di classe hanno scritto una lettera all’edizione romana di Repubblica. «La sua scelta di uscire dal campo e intraprendere una vita autonoma ci incoraggia ad aiutarla», dicono. «Una mamma con quattro bambine che capisce, per il bene delle proprie figlie, che uscire dal campo rom è importante, che prova con le sue poche forze a integrarsi e rendersi indipendente. Questa è una sfida! Dobbiamo riattivare gli anticorpi per reagire collettivamente e impedire a chi semina odio e violenza di continuare a fare affari alimentando la guerra tra poveri». L’alternanza dei turni di notte, in Via della tenuta di Torrenova, intanto continua. E la stessa strategia potrebbe essere messa in atto a Casal Bruciato, dove un’altra famiglia rom è stata costretta a entrare in casa tra gli insulti scortata dalla polizia.

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