9 Maggio Mag 2019 1320 09 maggio 2019

Parte il Salone del Libro, senza l’editore di CasaPound

Inizia oggi la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino, dopo giorni di accesa polemica sulla presenza dell'editore - ora escluso - Altaforte, legato a CasaPound e che ha pubblicato un libro di Matteo Salvini

Altaforte Linkiesta
MARCO BERTORELLO / AFP

Il senso di un incontro culturale è quello di porre dei temi e di alimentare il dibattito, non limitarsi a fare da vetrina per dei prodotti da vendere e delle personalità da promuovere. Da questo punto di vista, è positivo che il Salone del Libro di Torino sia diventato, a causa delle polemiche che hanno incendiato l’ambiente intellettuale e politico del paese negli ultimi giorni, un luogo di discussione su quello che è, a conti fatti, il cardine costituente della nostra democrazia: il rifiuto del fascismo. Oggi al Lingotto si apre l’edizione numero trentadue della più importante fiera dell’editoria italiana, e lo fa con la presenza di Halina Birenbaum, sopravvissuta all’orrore di Auschwitz che aveva dichiarato di non voler più presenziare alla manifestazione per la presenza di Altaforte, marchio editoriale legato a CasaPound. «Se li ospitano in qualche modo ne sono complici. Inutile nascondersi dietro un dito. E la storia, come fascismo e nazismo avrebbero dovuto insegnarci, è fatta di piccoli compromessi, di rinvii, di decisioni non prese, di posizioni abbozzate», ha dichiarato al Corriere della Sera. Oggi invece Birenbaum apre il Salone accanto al direttore editoriale Nicola Lagioia e, salutata da una lunga e doverosa standing ovation, ha ricordato qual è la parte giusta dove bisogna stare quando si parla di fascismo, nazismo e rifiuto della democrazia.

Nella serata di ieri è arrivata la notizia dell’esclusione - in seguito a un esposto congiunto di Regione Piemonte e Città di Torino - dell’editore Altaforte, entrato improvvisamente al centro del dibattito per la pubblicazione di un libro-intervista a Matteo Salvini, provocando le reazioni dell’intera comunità intellettuale, che si è subito chiesta cosa fare. «Ogni decisione presa è stata ponderata in tutti i dettagli» specifica nella conferenza d’apertura Silvio Viale, proprietario del marchio Salone del Libro. «Abbiamo forzato una norma in nome di quello che è giusto fare», gli dà forza Mauro Bino, presidente della fondazione Circolo dei Lettori. Fuori dai cancelli del Lingotto, intanto, Francesco Polacchi, l’imprenditore proprietario non solo di Altaforte, ma anche del brand di abbigliamento Pivert, che qualche giorno fa ha dichiarato alla Zanzara di essere fascista, di ritenere l’anti-fascismo un male per il paese e di considerare il reato di apologia “superato”, fa dirette su Facebook e parla ai giornalisti presenti libri alla mano scagliandosi contro la censura e contro il ‘pensiero unico’, dicendo di essere vittima di un attacco politico perché ha pubblicato il libro del Ministro dell'Interno.

Se c’è una lezione da imparare, oggi, dal Salone del Libro in avanti, è capire come la classe intellettuale di questo paese possa contribuire alla costruzione di una comunità e una società alternativa che possa sconfiggere i fascisti non solo con le norme, ma con le idee, l’azione e la politica

Negli scorsi giorni intellettuali, politici e tutte le persone in qualche modo interessate alla faccenda si sono interrogati sui modi giusti di contrastare la presenza di un editore di estrema destra e anti-democratico. C’è chi ha proposto lo sciopero, come Wu Ming, Carlo Ginzburg e Zerocalcare; chi ha proposto una presenza critica, come Michela Murgia, Roberto Saviano e Christian Raimo (quest’ultimo anche consulente dimissionario del Salone). C’è chi ha seguito la linea del non condividere niente con i fascisti, c’è chi ha preferito opporsi dicendo di “occupare lo spazio”. Il punto politico però, come fa giustamente notare Leonardo Bianchi su Vice, non è solo chiedersi se sia lecita o meno la presenza in questo contesto di un editore di CasaPound, quanto se sia «normale il fatto che un ministro dell’interno pubblichi un libro-intervista con una casa editrice fascista, senza più alcun bisogno di mascherarsi dietro editori rispettabili».

Il clima di revisionismo storico, quello che Fernando Savater nella sua lectio introduttiva ha legato al «narcisismo delle piccole differenze che alimenta confini e abissi tra cittadini», impone questo tema come fondamentale, anche se pensavamo/speravamo fosse un retaggio sconfitto dalla Storia. Ma il problema non è solo Altaforte, invero un editore decisamente marginale che in tutto il 2019 ha venduto un numero di copie tutto sommato trascurabile, che da questa polemica riuscirà a uscire vestendo ancora una volta l’abito della vittima; ma lo sdoganamento di certe idee che portano alla regressione e all’esclusione, con un linguaggio da prevaricazione, violento, che ormai però pare aver egemonizzato il discorso pubblico (e in questo anche i media generalisti mainstream dovrebbero fare un esercizio di riflessione). Se c’è una lezione da imparare, oggi, dal Salone del Libro in avanti, è capire come la classe intellettuale di questo paese possa contribuire alla costruzione di una comunità e una società alternativa che possa sconfiggere i fascisti non solo con le norme, ma con le idee, l’azione e la politica.

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