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10 Maggio Mag 2019 0600 10 maggio 2019

Lo Sblocca Cantieri è un mostro giuridico. E non risolverà i ritardi italiani

Un vero e proprio bignami del perfetto devastatore di territorio e di legalità. Nel Paese c’è un disperato bisogno di cantieri aperti e funzionanti per costruire il futuro. Eppure al governo c’è chi preferisce, per le scuole, pensare ai grembiuli anziché ai tetti che crollano

cantieri-italia
da Pixnio

Già lo so. Accuseranno noi ambientalisti di essere contro il progresso, di non pensare al lavoro, di non tenere conto della situazione economica. Già lo so, e allora vorrei subito dire che l'Italia avrebbe bisogno di migliaia e migliaia di cantieri aperti. Dobbiamo solo ragionare sul “per fare cosa” e con “quali regole”. Esattamente quello che non fa il Decreto Sblocca Cantieri, sbarcato lunedì scorso al Senato: un mostro giuridico di lunardiana memoria che ha il merito di rappresentare un vero e proprio bignami del perfetto devastatore di territorio e di legalità.

Eppure, come dicevo, l'Italia avrebbe davvero bisogno di sbloccare migliaia di cantieri. Migliaia di interventi puntuali e diffusi che ci aiuterebbero a mettere in sicurezza il nostro Paese, a riparare le nostre reti idriche, a mettere in sicurezza ponti, strade urbane ed autostrade. E poi avremmo bisogno di depuratori, di mettere a terra e sotto terra km e km di rotaie nei nostri centri urbani. I nostri fiumi avrebbero bisogno di geologi ed ingegneri che con progetti attenti e sostenibili possano ridare loro spazio e naturalità, mettendo al riparo le nostre città dalle inondazioni.

E poi le scuole. Altro che grembiuli, se vogliamo fare ordine sarebbe il caso che i tetti degli edifici scolastici smettessero di crollare sulla testa degli studenti. Insomma, ferrovie, trasporti urbani, mobilità dolce, messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti.

Se vogliamo un Paese sicuro, dinamico, moderno, le opere da sbloccare devono essere coerenti con questa idea di Paese, non basta fare “tana libera tutti”

Viva i cantieri. Se vogliamo un Paese sicuro, dinamico, moderno, le opere da sbloccare devono essere coerenti con questa idea di Paese, non basta fare “tana libera tutti” contro lacci e lacciuoli che imbriglierebbero il sistema. Perché alcuni di quei lacci hanno salvato l’Italia da ulteriori e più gravi disastri. Si deve semplificare; ma serve un sistema di controlli efficace, consolidato e dalle prestazioni omogenee su tutto il territorio nazionale.

Bisogna assumersi la responsabilità di selezionare, scegliere quali siano i vincoli necessari e le semplificazioni utili a rilanciare il Paese, e a fermarne il declino, per ricostruire un’Italia capace di futuro.

Ma proprio lo Sblocca Cantieri nella sua definizione porta con sé un insieme di norme che facilmente si possono derubricare nella proroga, nella trattativa privata, nei commissari straordinari, nelle varianti facili; insomma niente di nuovo, un film che abbiamo già visto negli ultimi 30 anni per quelle che venivano chiamate le grandi opere, i post-terremoti, gli interventi d’emergenza (veri, falsi e presunti che siano). Cose che (ahimè) messe insieme nello stesso dispositivo trasformano la deroga nella regola.

La speranza è che il Parlamento possa lavorarci modificandolo nel modo corretto, cambiando quel sapore che ricorda troppo vecchi modi di fare 'politica' senza produrre vera innovazione e portare questo Paese nell'era moderna. Mentre ormai dovremmo già esser, tutti, catapultati nel post-moderno.

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