20 Maggio Mag 2019 0600 20 maggio 2019

Franklin Foer: “Facebook, Google, Amazon e Apple stanno distruggendo il mercato e la nostra mente”

Il giornalista americano vincitore del Premio Terzani 2019 per "I nuovi poteri forti. Come Google Apple Facebook e Amazon pensano per noi" (Longanesi): "Solo perché sono meravigliosi non significa che devono avere tutto il potere del mondo, Dobbiamo goderne ma anche proteggerci"

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JUSTIN SULLIVAN / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Compriamo prodotti su Amazon, diamo ordini ad Alexa o Siri, chiediamo informazioni su Google, siamo connessi con i nostri amici su Facebook, Whatsapp e Instagram. In questi anni i giganti della Rete ci hanno regalato prodotti e servizi innovativi chiedendo in cambio i nostri dati. Ci hanno semplificato la vita promettendo di diffondere la conoscenza e migliorare la nostra quotidianità. Li abbiamo accolti con entusiasmo, facendoci sedurre da maglioni a collo alto e il basso profilo dei loro Ceo. Ma come tutte le aziende avevano un unico obiettivo: ottenere il monopolio del mercato. Questa è la tesi neanche più così radicale di Franklin Foer, editorialista del The Atlantic, una delle riviste di opinione più famose al mondo e autore del libro “I nuovi poteri forti. Come Google, Apple, Facebook e Amazon pensano per noi” (Longanesi), che venerdì ha ricevuto a Udine il Premio Terzani 2019. Secondo Foer i grandi monopolisti della conoscenza sono insensibili alla privacy e ci hanno privato di una delle cose più importanti per l’uomo: la nostra libertà di scelta. «L'Internet che conosciamo oggi è stato creato negli anni Novanta, all'apice del neoliberismo. Queste imprese sono nate in un'epoca in cui i politici di tutto il mondo erano scettici nei confronti della regolamentazione e decisero di buttare via tutte le lezioni imparate nel secolo scorso. Pensavano che sarebbe stato meglio se i governi non avessero plasmato il futuro della Rete. E col senno di poi è stato un grosso errore».

Perché?
C'è una gara tra le aziende della Silicon Valley per diventare il nostro assistente personale. I giganti della Rete stanno mettendo i loro dispositivi nell'angolo delle nostre cucine, dentro le nostre camere da letto per farci avere una costante conversazione con Amazon Echo o Google Home o Apple Siri. Sono onnipresenti nella nostra vita. Hanno accumulato un incredibile controllo sulla nostra piazza pubblica, sulla nostra democrazia, ma anche sulla nostra personalità. Ci stiamo fondendo con queste macchine e le aziende che gestiscono queste macchine. I loro valori diventano i nostri valori.

Quali sono i rischi?
Ci sono almeno quattro crisi dovute ai Big Tech in America e in alcuni paesi europei. Il primo è il problema di salute mentale tra i giovani: la solitudine, la depressione e il suicidio sono tendenze in crescita. E se guardiamo i numeri negli Stati Uniti c'è stato un netto picco a partire dall'anno in cui l'iPhone è stato introdotto sul mercato. Da lì la tendenza è accelerata. Secondo, c'è una crisi della sicurezza nazionale causata dal modo in cui i russi hanno sfruttato la tecnologia creata nella Silicon Valley. E poi c'è una specie di crisi economica perché abbiamo livelli di concentrazioni monopolisitiche senza precedenti nell'economia.

La quarta?
Quella più difficile da descrivere perché non è così netto il rapporto causa-effetto: il calo della libido nei millennials. I giovani fanno sempre meno sesso perché il loro interno mondo è mediato dalla tecnologia e i dispositivi. Ma c'è una speranza. I bambini di età compresa tra 12 e 18 anni sono più ostili a questo tipo di società rispetto alla generazione che va dai 18 ai 30 anni. Gli adolescenti di oggi non hanno conosciuto un mondo prima dell'iPhone di Facebook, e sono ormai saturi. Per loro non è una novità. E molti sondaggi ci dicono che i giovanissimi considerano queste aziende altamente manipolative.

Eppure fino a pochi anni fa i vari Steve Jobs, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg erano considerati monopolisti illuminati
Sì, hanno goduto di un enorme prestigio culturale, ma le cose sono cambiate velocemente. Pensate a Mark Zuckerberg. Tre anni fa stava pensando di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti. Era sulla copertina di ogni rivista, ogni articolo sul New York Times lo descriveva in maniera favorevole. Ma poi nel giro di poche settimane è diventato il cattivo per eccellenza. Le persone hanno smesso di fidarsi di lui. I politici si sono sentiti sicuri a sfidarlo. Le narrazioni costruite o autocostruite dai nuovi padroni del vapore sono potenti, ma cambiano, come tutte le cose nel mondo.

La percezione è cambiata con lo scandalo di Cambridge Analytica?
Non solo. Certo, la gente si è indignata dal modo in cui Facebook ha gestito in modo così sciatto i dati, consegnati a qualsiasi ciarlatano che lo chiedesse. Ma con l'elezione di Donald Trump si è diffusa la sensazione che le fake news propagate nei social network modellassero le decisioni politiche e il punto di vista dell'elettorato. Queste società hanno avuto così tanto prestigio nella cultura che sono state trattate come nuove divinità. Non sono ancora caduti sulla terra, per ora, ma non hanno neanche lo stesso rispetto di cui un tempo godevano.

La potenza economica dei giganti della Rete non proviene dalla creatività dei loro ingegneri, ma dal fatto che hanno accumulato talmente denaro con la vendita dei dati che possono acquistare potenziali concorrenti prima che diventino troppo grandi e scalzarli. La vera innovazione passa attraverso la concorrenza e se nel nostro nuovo bel mondo ltecnologico la concorrenza è limitata, lo sarà anche l'innovazione.

Franklin Foer

Cosa ne pensa della proposta di Elizabeth Warren? La candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti propone di scoroporare i Big tech.
Sono solidale con la posizione di Elizabeth Warren solo perché abbiamo visto che nonostante le continue multe comminate dall'Unione europea, queste aziende non hanno cambiato il loro comportamento. L'Europa non ha la stessa tradizione di anti-trust degli Stati Uniti nel scorporare i monopoli. Ci vorrà un presidente americano per aprire la strada che toglierà il potere ai giganti della Rete. Purtroppo la proposta di Warren è ancora talmente teorica che non sappiamo come potrebbe concretizzarsi. Ma è giusto che lei, così come la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, abbiano inserito nell'arena politiche posizioni impopolari fino a pochi anni fa. Hanno aiutato a creare più spazio nel dibattito mondiale.

Ma scorporare i Big tech non rischia di essere un freno all'innovazione?
È interessante pensare a quanto Facebook non abbia fatto affidamento sull'innovazione per crescere. La Warren parla di scorporare da Facebook le sue controllate WhatsApp, Instagram e altre società, ma queste aziende non sono state create da Zuckerberg, le ha solo comprate. E gran parte della potenza economica di queste aziende non proviene dalla creatività dei loro stessi ingegneri, ma dal fatto che hanno accumulato talmente denaro con la vendita dei dati che possono acquistare potenziali concorrenti prima che diventino troppo grandi e scalzarli. La vera innovazione passa attraverso la concorrenza e se nel nostro nuovo bel mondo tecnologico la concorrenza è limitata, lo sarà anche l'innovazione.

Quanto ci vorrà secondo lei per regolamentare queste aziende?
Vedo dei segnali incoraggianti, ma ho troppo scetticismo per credere che succederà presto. Negli Stati Uniti è una cosa abbastanza sorprendente che Bernie Sanders ed Elizabeth Warren siano i principali candidati nelle primarie dei democratici. E se uno di loro dovesse ricevere la nomination cambierebbero un sacco di cose. Ma anche Joe Biden, sui cui sono scettico per le sue posizioni sulla Silicon Valley, dice che sta pensando di scorporare Facebook. Il fatto che ci pensi significa che probabilmente non lo farà, perché da politico navigato continuerà a pensarci per molto tempo, è pur sempre l'ex vicepresidente di Barack Obama, da sempre favorevole ai giganti della Rete.

Forse i politici conoscono poco la Rete per poterla regolamentare. Si ricorda le domande imbarazzanti fatte dai senatori a Mark Zuckerberg durante la sua audizione?
Se guardassi un politico americano fare domande sulle banche o sul controllo del traffico aereo, sarebbero altrettanto ignoranti. Questo perché i nostri politici non capiscono molto nei dettagli il complesso sistema in cui vivono. Ma i politici esistono per essere degli esperti. Il loro compito è incanalare la volontà del pubblico affidarsi all'opinione degli esperti quando arriva il momento di scrivere regolamenti. Il fatto che abbiano fatto delle domande stupide a Mark Zuckerberg non mi rende nervoso, l'importante è la volontà generale delle persone che spingerà i politici a fare delle proposte.

Solo perché sono meravigliosi non significa che devono avere tutto il potere del mondo. È sbagliato dire che queste invenzioni sono magiche. Non sono magiche, sono create dagli esseri umani per attirare la nostra attenzione al fine di ottenere i nostri dollari e dobbiamo essere in grado di goderne ma anche di proteggerci

Franklin Foer

Nel libro cita molti esempi dell'influenza negativa che ha la tecnologia nel nostro modo di vivere. Come possiamo difenderci?
Promuovendo il mio libro in giro per il mondo ho incontrato un ragazzo di nome Tristan Harris (ex esperto di etica del design a Google e co-fondatore del movimento Time Well Spent, ndr). che mi ha dato tre consigli.

Li dica anche a noi.
Primo non si dorme con il telefono sul comodino o nel letto. Lo si mette in un'altra stanza durante le ore notturne. Secondo, bisogna togliere tutte le notifiche dal telefono. Solo un essere umano dovrebbe essere in grado di attirare la nostra attenzione. Terzo, eliminare l'account da Facebook, l'unico modo in cui puoi davvero proteggere la tua privacy.

Non credo che lo faranno tutti dopo questa intervista, cosa diciamo agli irriducibili?
Se insistete a rimanere su Facebook, togliete almeno l'app dal telefono, perché quando è a portata di smartphone diventate degli zombie. E finite per rimanere intrappolati nel social network senza nemmeno pensarci. Potete accedervi da computer, l'importante è entrare su Facebook in modo consapevole. Deve essere una scelta, non un modo per ammazzare il tempo.

Lei però è un giornalista, non un eremita. Sicuramente userà i prodotti e servizi di Amazon, Google ed Apple.
Sì certo che lo faccio perché sono inevitabili ed eccellenti. Il fatto di poter ordinare un prodotto online e riceverlo a casa mia, sull'uscio di casa, domattina è un miracolo, così come il poter scaricare in uno smartphone ogni libro scritto nel mondo o porre una qualsiasi domanda a Google e avere risposta. Ma solo perché sono meravigliosi non significa che devono avere tutto il potere del mondo. È sbagliato dire che queste invenzioni sono magiche. Non sono magiche, sono create dagli esseri umani per attirare la nostra attenzione al fine di ottenere i nostri dollari e dobbiamo essere in grado di goderne, ma anche di proteggerci e riconquistare la propria solitudine e capacità di concentrarsi.

Lei ci è riuscito?
Critico la tecnologia, ma ho un rapporto complicato con essa. Lo uso. Mi preoccupo della mia stessa soglia di attenzione e cerco di creare momenti nella mia vita in cui sono disconnesso. Da gennaio sto provando all'inizio della mattina, prima di accendere il computer e lo smartphone, di leggere una poesia ogni mattina. Lo faccio perché è una operazione che richiede tanta concentrazione. Una poesia racchiude in sé il senso del tempo. Un'esperienza meravigliosa da fare ma anche così difficile, è una dura abitudine da coltivare perché anche quando sei nel mezzo di una poesia il tuo telefono squilla o qualcuno cerca di disturbarti da qualsiasi dispositivo che ti sei dimenticato di spegnere. Resistere alle notifiche è diventata una guerra senza fine.

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