italia ed europa
6 Giugno Giu 2019 0600 06 giugno 2019

Elsa Fornero: “Procedura d’infrazione? Il Governo è nudo, e l'Europa non può stare a guardare”

Intervista all'ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero, a fronte della procedura di infrazione contro l’Italia: “Il problema non è sforare il 3%, ma la direzione di marcia che un governo vuole dare. Questo esecutivo va dritto verso un baratro strumentalizzando l’Europa”

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Il conto alla rovescia è iniziato. La Commissione europea ha dato il primo via libera alla procedura di infrazione contro l’Italia, in attesa della risposta finale che spetta agli altri Stati, attraverso il consiglio. Bruxelles rompe quindi gli indugi e getta le basi di quella che sembra a tutti gli effetti una condanna per l’economia italiana.
Quota 100 e Reddito di cittadinanza i primi a salire sul banco degli imputati, in quanto “fattori aggravanti” della retromarcia e del rallentamento economico del Paese. “Si può far finta che i vincoli finanziari non esistano o siano un’interpretazione malevola, nei confronti degli italiani, di certi trattati. Ma non è cosi. I vincoli, che a volte possono essere troppo rigidi, segnalano dei problemi oggettivi”, spiega a Linkiesta l’ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Monti, Elsa Fornero.

Per quanto impopolari, quindi, le regole sono uguali per tutti e vanno rispettate. E mentre i dossier francesi e spagnoli sono stati chiusi scongiurando la procedura, l’Italia si è vista bocciare quasi tutti i provvedimenti dell’esecutivo gialloverde. Il quale non ha perso occasione per ribadire i marchi di fabbrica, con il premier Conte a rassicurare Commissione e mercati e i due Vicepresidenti del Consiglio a congelare la loro posizione e le due riforme bandiera. “Di Maio sembrava aver assunto l’atteggiamento di colui che fa il custode dell’equilibrio dei conti, capendo che quest’ultimo significa evitare di lasciare un dissesto ai più giovani. E adesso? Ora che diciamo è in minoranza e in difficoltà, cosa ha da dire su questo tema? Gli va bene perfino che si finanzi la flat tax in disavanzo. È questo che Di Maio vuole? Vuole anche lui precipitare politicamente?”.

Elsa Fornero, la Commissione Ue ha dato il via libera alla procedura di infrazione contro l’Italia, additando come principali responsabili le misure, Quota 100 e Reddito di cittadinanza, varate dall’esecutivo…
Diciamo che i nodi vengono al pettine. Si può far finta che i vincoli finanziari non esistano o siano un’interpretazione malevola, nei confronti degli italiani, di certi trattati. Ma non è cosi. I vincoli, che a volte possono essere troppo rigidi, segnalano dei problemi oggettivi. In questo caso, il problema oggettivo non è stato inventato a tavolino, come mi pare di aver letto in un commento del Vicepremier Di Maio, ma reale, e riguarda in particolare lo squilibrio nei rapporti tra le generazioni. Sentiamo sempre riferire dai due Vicepresidenti del Consiglio, che loro stanno lavorando per gli italiani: in realtà si dimenticano dei giovani, degli italiani di domani. Non hanno nessuna visione di medio termine dei problemi e questo per un po’ può esser anche tollerato, in quanto si può sperare in un ravvedimento, ma quando invece si dimostra in maniera aggressiva e muscolare che per nessun motivo si vuole correggere la propria strada, i nostri compagni di viaggio dell’Unione europea (viaggio che oggi è anche più faticoso che in passato) hanno tutte le ragioni di dire: “no, è nostro dovere ricordarvi che dovete fare qualcosa”. Quindi, o stiamo tutti insieme nel rispetto delle regole, magari cercando anche di cambiarle alcune, oppure è giusto che gli altri giudichino il nostro operato, che è bene ricordare non si muove nell’interesse generale.

È un governo che finora, nella sostanza, ha vivacchiato, producendo più danni che vantaggi, vivendo una fase sì di esaltazione ma solo grazie al linguaggio e alla capacità di stimolare il consenso, il quale penso di breve termine in quanto i risultati non ci saranno

Elsa Fornero

Questa volta l’Europa sembra non voler far sconti. Siamo davvero alle battute finale del braccio di ferro Italia-Ue?
Credo che questa sia anche una risposta all’ostinazione dei nostri governanti di andare per la loro strada qualunque cosa gli altri dicano, come se loro possedessero il verbo. In realtà, a poco più di un anno dalla creazione del governo, le misure sono molto modeste e sicuramente inferiori alle dichiarazioni che tutti i giorni vengono rilasciate, le quali sono sempre nel segno della propaganda elettorale. Pertanto, è un governo che finora, nella sostanza, ha vivacchiato, producendo più danni che vantaggi, vivendo una fase sì di esaltazione ma solo grazie al linguaggio e alla capacità di stimolare il consenso, il quale penso di breve termine in quanto i risultati non ci saranno.
Detto questo, la lettera fa riferimento al rischio che noi corriamo: i mercati finanziari non sono quelle entità impersonali e cattive che spesso nella propaganda si vuol far credere, ma sono persone e in particolare piccoli risparmiatori, che tendono a mettere i loro risparmi possibilmente al sicuro e possibilmente con un rendimento. Il rischio quindi di realizzare una grossa perdita, è chiaro che può spostare i capitali su titoli più sicuri e allora, in quel momento, la baldanza dei due vicepremier non basterà a ritrovare dai risparmiatore nazionali e internazionali i fondi sufficienti per finanziare le loro spese. E se non trovando queste risorse hanno un bel dire e fare, battendo i pugni e continuando a sollecitare le persone con promesse e slogan. Alla fine il re sarà nudo e tutti vedranno la loro incapacità, la toccheranno con mano.

Come si tradurrà la procedura di infrazione sulla pelle degli italiani?
Quando arriva la procedura di infrazione, il nostro governo ha molta meno autonomia nelle politiche. Cioè il controllo di Bruxelles si fa molto più stringente, tradotto: l’Italia non può spendere. Per esempio Quota 100 è una misura triennale che non accontenta Salvini, il quale punta a Quota 41, ovvero chiunque abbia 41 anni di anzianità lavorativa può andare in pensione: il problema è tuttavia che queste misure costano, costano altri miliardi. Il conto, che tutti gli italiani sanno benissimo fare, è che al momento siamo nell’ordine (volendo esser prudenti) di 40 miliardi mancanti all’appello con quello che è già stato deciso. Sono soldi che noi non troviamo e che dobbiamo farci prestare. Questi nuovi prestiti fanno salire il tasso di interesse, che in altre parole vuol dire meno soldi per i servizi ai cittadini. È chiaro che questo comportamento significa andare a sbattere contro un muro, ed è chiaro che prima o poi per evitare che questo accada si dovrà fare una frenata molto brusca, magari brusca come quella del 2011.

Siamo già a quei livelli?
Tutti si sono lamentati delle misure di quel periodo, ma è molto facile non domandarsi che cosa sarebbe successo agli italiani senza la frenata e con i costi ancora più grandi di una crisi finanziaria che ti impedisce di far funzionare normalmente uno stato. Ci sono alcune brillanti menti che hanno disegni di uscita dall’euro, che a mio avviso si rivelerebbe un baratro ancora peggiore, quando forse agli italiani bisogna spiegare, in maniera pacata e senza toni da bulli che spesso vengono usati dal vicepremier, che dire “noi faremo questo, noi faremo quell’altro, e se non avremo i soldi lo facciamo in debito”, può essere una strada molto rischiosa.
In ogni caso, la discussione ci sarà e quando l’Europa chiederà “l’Iva come la finanziate?”, dovranno essere date delle risposte, altrimenti le procedure di infrazione, che non significano per forza che loro ci impediscono di fare certe spese, si tradurranno in sanzioni e meno soldi da spendere per gli interessi degli italiani.

Il fatto che ci stiamo avvicinando alla crisi, credo che sia indubbio. E mi sembra che rispetto a questo rischio, le risposte siano sempre risposte da bulli

Elsa Fornero

C’è quindi prima un nodo interno da sciogliere?
Prima delle elezioni, Di Maio sembrava aver assunto l’atteggiamento di colui che fa il custode dell’equilibrio dei conti, capendo che quest’ultimo significa evitare di lasciare un dissesto ai più giovani. E adesso? Ora che diciamo è in minoranza e in difficoltà, cosa ha da dire su questo tema? Gli va bene perfino che si finanzi la flat tax in disavanzo. È questo che Di Maio vuole? Vuole anche lui precipitare politicamente?

Allo stato attuale, come dovrebbe comportarsi l’Italia?
In primis, se il governo avesse mostrato un minimo di saggezza e Conte fosse riuscito a imporsi, riuscendo a dire “le nostre risorse finanziare sono limitate e abbiamo un debito altissimo”, declinando il Reddito di cittadinanza (nato in un modo e sviluppatosi in uno del tutto diverso) come potenziamento del Rei, nessuno avrebbe obbiettato. Quella sarebbe stata una soluzione ragionevole che, tra l’altro, implica un percorso di aiuto per le persone in difficolta senza promettere sfracelli. In secondo luogo: Quota 100. Quest’ultima viene attuata per tre anni e di conseguenza le persone si domandano: io vado in pensione con 62 anni di anzianità, non contando la mia aspettativa di vita, la pensione stessa che si abbassa, e magari l’annullamento dell’indicizzazione, vale quindi la pena smettere di lavorare prima? C’è la possibilità poi, un domani, dell’arrivo di nuovo di un esponente dei cinquestelle che proporrà il calcolo con il metodo contributivo. Per dire: le persone hanno anche bisogno di avere un senso di direzione, mentre in questo momento si sente promettere tutto e togliere molte cose. Perché in definitiva anche loro i conti li devono fare.
Pertanto, credo che il problema non sia tanto sforare il 3%, ma la direzione di marcia che un governo vuole dare. Questo esecutivo l’ha data dritta verso un baratro e perché l’Europa dovrebbe stare a guardare, dovremmo domandarcelo tutti.

È un’Europa alla quale dobbiamo sottostare?
È in atto una strumentalizzazione dell’Europa e dei suoi vincoli, una parte dei quali trova la sua naturale vocazione nel difendere le generazioni future. E per questo credo che sia molto importante che, se non i governanti, almeno coloro che hanno la possibilità di esprimersi, dai giornalisti ai professori, possano dire questa verità.

Possiamo considerarci all’interno di un processo di crisi?
Non siamo ancora dentro, perché si potrebbe pensare ad una sorta di ravvedimento. Il fatto che ci stiamo avvicinando ad essa, credo invece che sia indubbio. E mi sembra che rispetto a questo rischio, le risposte siano sempre risposte da bulli.

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