verdi a parole
7 Giugno Giu 2019 0600 07 giugno 2019

Ambientalismo ciao ciao: i Cinque Stelle dicono no allo stato di emergenza climatica (per salvare la poltrona)

Come mai i Cinque Stelle, sulla carta ambientalisti, al Senato hanno bocciato le mozioni per dichiarare l’emergenza climatica in Italia? Eppure, dalle questioni dei carburanti fossili in poi, c’è bisogno di un impegno serio

Dimaio 2 Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

La propaganda e la voglia di restare al governo vince ancora e spinge ad accettare compromessi al ribasso su tutto. Ambiente compreso, anzi soprattutto. Altrimenti non si spiegherebbe come mai i Cinque Stelle, che sulle vertenze ambientali hanno conquistato larga parte del loro consenso elettorale, al Senato hanno bocciato e le mozioni a prima firma De Petris (LeU) e Ferrazzi (Pd) per dichiarare l’Italia in emergenza climatica e assumere iniziative adeguate a fronteggiarla. E per non essere scavalcati a sinistra – anche se defininendosi né di destra né di sinistra non dovrebbero avere questi vecchi problemi – hanno preferito accogliere la mozione di maggioranza presentata proprio dal M5S.

Peccato che per farla passare e digerire agli alleati del Carroccio hanno dovuto togliere dalla loro mozione proprio quello che servirebbe al Paese: la dichiarazione che l’Italia è in emergenza climatica. Il risultato è un atto del tutto inadeguato, che non inizia neanche a tagliare i quasi 19 miliardi di sussidi alle fonti fossili. Come se non bastasse autorevoli esponenti dei Cinque Stelle lo hanno rivendicato come un grande risultato… La macchina della propaganda insomma non dorme mai.

Davvero una beffa quella che si è consumata in Senato e per giunta nella Giornata Mondiale dell’Ambiente. Proprio sull'emergenza climatica da mesi milioni di giovani, ispirati dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg si stanno mobilitando nel mondo.

La mozione della maggioranza accolta a Palazzo Madama si limita a impegnare l'esecutivo "a ricorrere all'eco-design; a favorire l'autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili; a promuovere campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte ai cittadini in sinergia con gli enti locali, anche mediante l'introduzione dell'educazione ambientale nelle scuole". Verrebbe da dire: e ci mancherebbe anche! La mozione approvata poi chiede anche "politiche serie e concrete finalizzate alla decarbonizzazione dell'economia", ma non contiene una parola sul taglio ai sussidi fossili e men che meno nomina l’emergenza climatica.

Al contrario la mozione di LeU metteva nero su bianco ben altri impegni per l’esecutivo. Quelli che servono per dare davvero concretezza alla non più rinviabile azione di contrasto al mutamento climatico. Nel testo bocciato a furor di maggioranza erano infatti previsti: la dichiarazione dello stato di emergenza climatica e per il governo gli impegni a sostenere obiettivi più ambiziosi sul clima nell’attuazione dell’Accordo di Parigi, ad adottare forme di fiscalità ambientale, a eliminare gli incentivi ai carburanti fossili, a investire in ricerca e sviluppo delle rinnovabili e ad aiutare i Paesi più poveri a muoversi verso un’economia decarbonizzata. Impegni in linea con quelli previsti anche dalla mozione che io stessa ho presentato alla Camera per dichiarare l’Italia in emergenza climatica. Sperando che almeno a Montecitorio si riesca ad approvarla.

Le prime cose da fare sono, appunto, tagliare i sussidi alle fonti fossili e sostenere una non più rinviabile transizione energetica dalle fonti fossili e inquinanti alle fonti pulite

Perché non abbiamo più tempo da perdere, ma dobbiamo passare all’azione se vogliamo provare a fronteggiare i mutamenti climatici in atto.

Le prime cose da fare sono, appunto, tagliare i sussidi alle fonti fossili e sostenere una non più rinviabile transizione energetica dalle fonti fossili e inquinanti alle fonti pulite che investa tutti i settori produttivi. Serve poi innalzare il livello della nostra ambizione, portare l’Europa a porsi l’obiettivo delle zero emissioni nette al 2040. E in questo percorso non deve più succedere che l’Italia sia nel gruppo dei paesi che remano contro.

Serve un grande cambiamento e, come sottolineato dal Commissario europeo per l'azione per il clima e l'energia Canete ieri in audizione alle commissioni Ambiente, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato, dobbiamo decidere se guidarlo questo cambiamento, oppure se vogliamo fare la parte di quelli che seguono. Penso che l’Europa, e l’Italia con essa, debba mirare ad avere un ruolo da leader nella lotta al mutamento climatico. Anche perché abbiamo le tecnologie, le soluzioni e le capacità per farlo. Ma questo richiede maggiore ambizione negli obiettivi e coerenza nelle politiche per realizzarli. E evidentemente anche una maggioranza diversa da quella giallobruna.

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