a occhi chiusi
4 Luglio Lug 2019 0601 04 luglio 2019

Migranti, il massacro libico continua. E gli assassini siamo noi, se continuiamo a far finta di nulla

Bene difendere le Ong (e Carola Rackete) contro la tracotanza salviniana. Meno bene che ci sono stati cento morti in Libia, e non hanno suscitato lo stesso clamore. L’Europa sul dramma africano non sa da che parte stare, e questo significa morti. Sulla nostra coscienza

Libia_Linkiesta
MAHMUD TURKIA / AFP

Per un paio di settimane abbiamo avuto la fragile ma tenace eroina Carola e il feroce ma grossolano Salvini, il coro greco e i profeti di sventura, il vascello pirata, il colpo di scena e la giustizia che trionfa. Ora possiamo fare un respiro profondo, rientrare in noi stessi e provare a occuparci del mondo reale.

Il mondo, cioè, dove non ci sono né migranti che fingono di volersi suicidare, né finanzieri che sfuggono a una morte improbabile, ma persone vere che muoiono davvero. Com’è successo a Tajoura, nei pressi di Tripoli (Libia), dove un centro per migranti sito a poca distanza dalla base militare di Dhaman è finito sotto un bombardamento. Oltre cento i morti, tra i quali molte donne e bambini, e decine di dispersi.

Il che, a giudicare dall’improvvisa scarsità di titoloni e prime pagine sui migranti, scalzati dallo Stromboli, ancora una volta non basterà a farci capire che il problema è là e non qua. Alligna nelle sabbie assai più che tra le onde. Cioè là dove noi europei siamo presenti in forze, sfruttiamo risorse e gestiamo monete. In quei deserti dove abbiamo seminato decine di basi, piene di militari sotto i cui occhi si svolgono i mercati dei trafficanti di uomini. Tra le dune controllate dai nostri alleati. Là c’è il grosso del problema. Qui c’è un po' di problema e tanto teatro.

D’altra parte il caso della Libia - porto sicuro, bontà sua, per Matteo Salvini - è più che emblematico. Nel 2008 l’Italia governata da Silvio Berlusconi, con il Trattato di Bengasi, coprì d’oro Muhammar Gheddafi perchgé trattenesse in Libia i migranti che partivano dall’Africa subsahariana e puntavano verso il Mediterraneo. Orrore e vergogna. Nel 2016 l’Unione Europea ha fatto la stessa identica cosa con Tayyp Erdogan. Orrore e vergogna ma molto meno, perché il patto col leader turco serviva alla Germania, ai Paesi del Nord e a quelli dell’Est. E infatti la relazione con Erdogan prosegue tuttora, serena e tranquilla.

Nel 2017, anni dopo la caduta e morte di Gheddafi, il Governo Gentiloni ha firmato con il fragile leader tripolino Al Serraj un accordo che andava sempre nello stesso senso, limitare le partenze dei migranti verso le coste italiane. Anche in questo caso orrore e vergogna, almeno per una parte consistente del Pd, lo stesso partito del premier. Parte che ora è più influente di prima e ha spinto il Pd a non votare il rinnovo di tale collaborazione, che è invece diventata una bandiera dei partiti ora al governo e prima all’opposizione.

L’Europa ancora si stupisce del fatto che ci siano le ondate migratorie. Ancora non riesce a credere che milioni di persone giovani e povere (almeno rispetto ai nostri standard) vogliano trasferirsi da queste parti

Insomma, si riesce a immaginare un quadro più schizofrenico di così? E stiamo parlando di mero controllo dei flussi, mica di analisi o interventi sulle cause dei flussi stessi. E qui si misura tutto il disastro politico e culturale di questa Europa. Il nostro continente perde popolazione in misura drammatica (tra il 2014 e il 2018 in Italia sono “scomparse” quasi 700 mila persone, tipo una città come Palermo; in Germania ci sono 1,2 milioni di posti di lavoro scoperti per mancanza di mano d’opera specializzata) e nello stesso tempo si trova di fronte un Medio Oriente tormentato da guerre e disastri ma dove il 30% della popolazione ha meno di trent’anni, e un’Africa dove l’età media è di 24 anni e che potrebbe avere 2,5 miliardi di abitanti entro il 2050.

Eppure l’Europa ancora si stupisce del fatto che ci siano le ondate migratorie. Ancora non riesce a credere che milioni di persone giovani e povere (almeno rispetto ai nostri standard) vogliano trasferirsi da queste parti, dove vedono agitarsi uno sparuto gruppetto di vecchietti benestanti che chiamiamo europei.

Un’Europa, la nostra, che vive di illusioni. Non è illusoria l’idea di poter chiudere i porti, per sempre e a tutti? Non somiglia a ciò che fanno i bambini quando si mettono le mani sugli occhi e credono di essersi nascosti? E che cos’è Carola se non l’illusione opposta, la convinzione che basterà essere buoni e generosi e tutto andrà bene?

Non è vero quel che si dice spesso, e cioè che le migrazioni hanno spaccato l’Europa. L’arrivo dei migranti ha solo fatto saltar fuori che l’Europa non ha (più) né un’idea di sé né un’idea del proprio rapporto col mondo. Non sappiamo che fare di noi stessi e nemmeno degli altri. La schizofrenia dei politici che la rappresentano è l’esempio migliore.

L’arrivo dei migranti ha solo fatto saltar fuori che l’Europa non ha (più) né un’idea di sé né un’idea del proprio rapporto col mondo

Se restiamo alla Libia, troviamo che due dei Paesi fondatori della comunità europea, Italia e Francia, di fatto si combattono per interposta persona: noi con Al Serraj, i francesi con il generale Haftar. E in quale meravigliosa compagnia! Noi con Qatar e Turchia, i francesi con Arabia Saudita ed Egitto. Qualche tempo fa, al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il presidente francese Macron definiva “un crimine contro l’umanità” il brutale trattamento dei migranti da parte delle autorità libiche. Dirà la stessa cosa dopo la strage di Tajoura, considerato che le operazioni aeree delle forze del generale Haftar sono coordinate da consiglieri militari francesi?

In queste ore, poi, arriva a Roma Vladimir Putin. Avrà qualcosa da dire al Papa sulla Siria e sui suoi cristiani? Parlerà al presidente Mattarella e al premier Conte della situazione in Libia? Perché lui, a differenza dell’Europa, ha idee piuttosto chiare: la Russia appoggia Haftar (per esempio fornendo i preziosi ricambi per gli antiquati Mig di produzione russa di cui il generale si serve) perché ha interesse all’intesa con l’Egitto, Paese strategico nel Mediterraneo, e più alla lunga con l’Arabia Saudita, interlocutore decisivo sul mercato del petrolio.

Lo zar guarda giù dal Cremlino e vede Italia e Francia che si buttano addosso i migranti (tu me li scarichi sulle montagne intorno a Claviere e io il prossimo barcone te lo mando in Corsica) e, nello stesso tempo, si combattono come in Libia, proprio dove sarebbe invece necessario un lavoro comune per il bene dei migranti e pure per il nostro. Ovvio, gli viene la tentazione di sfottere. L’intervista al Wall Street Journal, in cui Putin ha dichiarato finita l’esperienza della società liberale, è stata analizzata da molti permalosi come un manifesto politico. Ma era solo una pernacchia.

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