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30 Luglio Lug 2019 0600 30 luglio 2019

Abruzzo nero: soldi pubblici per restaurare la scritta “Dux” sulla montagna dei partigiani

A Villa Santa Maria, Chieti, luogo di memoria della Resistenza dei partigiani, nei lavori di sistemazione di una parete rocciosa per l’arrampicata è stata anche restaurata la scritta fascista “Dux”. Con i soldi pubblici

Dux Linkiesta
(Dal profilo Facebook di Camillo D’Alessandro)

«Di mattina ho aperto la finestra e a sorpresa mi sono ritrovata davanti la scritta “Dux” sulla parete della roccia». A Villa Santa Maria, in provincia di Chieti, il risveglio del 27 luglio ha fatto rimpiombare i cittadini del paesino abruzzese nel ventennio fascista. La scritta “Dux”, incisa sul fianco della roccia Penna, è tornata visibile dopo anni di incurie. È sempre stata lì dagli anni Quaranta, ma era ormai nascosta dall’usura, dalle polveri e dalla vegetazione, testimonianza di un passato da rimuovere. Anche perché il partigiano che provò a cancellarla finì ucciso brutalmente dalle camicie nere. Ma il sindaco di Villa Santa Maria ha ben pensato di dare l’ok al restauro. Senza avvisare i poco più di 1.300 cittadini, né l’amministrazione comunale.

E così da sabato l’incisione lunga circa tre metri è visibile da tutto il paese, che sorge proprio ai piedi di quella roccia. E anche se vuoi evitare di vederla, è impossibile, dicono tutti. «Non l’avevo mai vista», raccontano i giovani del paese. Che vanno fieri della memoria della Resistenza partigiana custodita in questi luoghi. A circa 30 chilometri da lì, si trova il sacrario della Brigata Maiella, dove sono scolpiti i nomi dei partigiani che contribuirono alla liberazione italiana dal nazifascismo. Sarebbe un controsenso, se ora proprio questi territori dovessero trasformarsi in luogo di culto dell’estrema destra.

A circa 30 chilometri da lì, si trova il sacrario della Brigata Maiella, dove sono scolpiti i nomi dei partigiani che contribuirono alla liberazione italiana dal nazifascismo

Il pretesto per il ritorno alla luce della scritta che inneggia al duce è stata la creazione di una parete per l’arrampicata. Il sindaco Pino Finamore, ex democristiano eletto per la seconda volta in una lista civica in quello che è anche nel paese dei cuochi – perché ospita un famoso Istituto alberghiero – ed ex cuoco anche lui per 30 anni alla Camera dei deputati, ha sottoscritto una convenzione con la società sportiva dilettantistica Moving Wellness per sistemare la roccia, investendo 12.500 euro del bilancio pubblico. Così, quando al sindaco i rocciatori hanno chiesto se, oltre ai lavori di pulizia e manutenzione, si dovesse ripristinare anche la scritta fascista, il primo cittadino senza pensarci troppo ha dato il suo assenso. Nessun altro in comune sapeva nulla a quanto pare. Tantomeno la Soprintendenza. La scritta inneggiante a Benito Mussolini, così, è stata restaurata proprio con i soldi pubblici.

«La scritta Dux è scolpita sulla parete rocciosa dagli anni Quaranta, c’è sempre stata, è una scritta storica», si è difeso Finamore, definendola come «un’attrattiva per il paese». E la paura per gli abitanti è che ora possa diventare un santuario del turismo di nostalgici del ventennio e militanti di estrema destra, che già sui social si sono rallegrati per la decisione del sindaco. «Non ho nessuna intenzione di ricoprirla, è una scritta che c’era, e se serve da attrattiva per far venire gente nel mio paese va benissimo», ha detto Finamore.

Il pretesto per il ritorno alla luce della scritta che inneggia al duce è stata la creazione di una parete per l’arrampicata

L’immagine dell’enorme scritta fascista sulla montagna è rimbalzata in tutta Italia. E il caso è finito anche in una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Matteo Salvini, presentata dal deputato abruzzese del Pd Camillo D’Alessandro. «L’amministrazione comunale con una convenzione sottoscritta ha affidato ad una società sportiva la realizzazione di percorsi di scalata sulla roccia. Nella stessa convenzione si legge che il comune si propone di sviluppare pratica sportiva ad alto valore educativo e formativo», si legge nell’interrogazione. «Tuttavia l’intento era evidentemente un altro far tornare alla luce quella scritta “dux” che rappresenta una vergognosa testimonianza di un passato combattuto e vinto proprio in quei territori. A nulla possono essere assunte a giustificazioni che quel marchio infame impresso sulla roccia, appartenga alla storia e come tale vada tutelato». Per questo D’Alessandro chiede a Salvini di intervenire per rimuovere «uno dei simboli fascisti inneggianti a Benito Mussolini, quale scelta consapevole di un Paese democratico che non ammette il riemergere di simboli appartenenti ad un passato che non hanno nulla di storico, né meritano di essere rievocati».

D’Alessandro ha trovato anche la soluzione, proponendo al sindaco di trasformare la scritta “Dux” in “Pax”, inaugurando così le “scalate della pace”. E intanto i giovani del paese hanno avviato una raccolta firme per rimuovere la scritta. «La roccia è patrimonio pubblico, non è un monumento», dicono. «Questa è una scritta che inneggia a Benito Mussolini. Come se scrivessi qualcosa di sconcio con la bomboletta spray sulla roccia. Va cancellata e basta. La memoria storica non c’entra».

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