E mo sono spread
9 Agosto Ago 2019 0001 09 agosto 2019

Ecco i cinque motivi per cui Salvini non può andare subito al voto

Il leader della Lega scalpita per raccogliere il bottino dei sondaggi che danno il Carroccio al 36% ma la strada verso le elezioni è lastricata dai regolamenti parlamentari. Dalle Camere chiuse per ferie fino alla volontà del M5S di parlamentizzare la crisi. Tutto è nelle mani di Mattarella

Salvini_Linkiesta
ANDREAS SOLARO / AFP

La maggioranza non c’è più. Ieri con una nota Matteo Salvini ha aperto la crisi del governo gialloverde: «Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori». Il leader della Lega scalpita per raccogliere il bottino dei sondaggi che danno il Carroccio al 40%. «Noi siamo pronti al voto, La Lega ha preso in giro il Paese» ha risposto il capo politico del M5S Luigi Di Maio. Ma il problema per i due dioscuri del governo Conte è che la strada per le elezioni è lastricata di democrazia parlamentare. Il ministro dell’Interno ha molti poteri ma non può sciogliere le Camere. Solo Sergio Mattarella può scegliere se e quando gli italiani torneranno a votare. E secondo i maligni, il presidente della Repubblica vuole che il suo successore sia scelto da questo Parlamento e non dal prossimo, quasi sicuramente a maggioranza di centrodestra. Nessuno, neanche il Partito democratico vuole un governo tecnico. Ma non sarà così facile tornare subito alle urne per almeno cinque motivi.

Primo: in questo momento il Parlamento italiano è ufficialmente in ferie. Le Camere sono chiuse, gli uscieri e i funzionari sono in vacanza. I deputati e senatori sono in giro per l’Italia e non tutti ballano al Papeete beach di Milano Marittima. Per questo non sarà facile riaprire i cancelli di Palazzo Madama e Montecitorio domattina o tra una settimana come chiede Salvini. La riapertura è prevista per il 9 settembre, quando alle 12 si voterà per la quarta volta la riforma costituzionale voluta dal Movimento Cinque Stelle per ridurre il numero dei parlamentari da 945 a 600. E passare così da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. Ci sono due modi per far finire un governo: con una crisi parlamentare o extraparlamentare. Quel “extra” in più vuol dire che non serve passare alla Camera o al Senato per votare formalmente la sfiducia. Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto sapere ai suoi due vice che vuole passare al Senato, dove il 5 giugno del 2018 ottenne la fiducia al suo Governo. «Da questo consesso ho ricevuto la fiducia e a questo consesso siate pur certi tornerò quando dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata dal mio incarico», ha ricordato ieri. La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti,Casellati dovrà convocare la conferenza dei capigruppo. La prima data utile potrebbe essere al massimo il 20 agosto. Non prima.

Secondo: La riforma M5S del taglio dei parlamentari potrebbe allungare i tempi. Sia Salvini che Di Maio hanno accettato, per motivi diversi la richiesta di Conte di "parlamentizzare" la crisi. Il leader della Lega ha cercato di far dimettere Conte, senza riuscirci per affrettare i tempi. Di Maio invece vuole che prima dello scioglimento delle Camere si voti la riforma costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari. Un voto su questo provvedimento però allontanerebbe le elezioni, perché si andrebbe oltre il 9 settembre. Ma non sarebbe l'unico problema. Se la riforma passasse a maggioranza assoluta dovrebbero trascorrere almeno tre mesi per dare la possibilità a un quinto dei deputati o dei senatori, oppure a cinque consigli regionali di chiedere un referendum confermativo. Poi dovrebbero passare altri tre mesi per indire il referendum. Il taglio così ampio dei parlamentari richiederebbe anche una nuova legge elettorale per rendere governabili le nuove Camere. Con meno deputati le regioni più piccole sono sotto rappresentate rispetto a quelle più grandi. Per non parlare delle autonomie. Le elezioni si sposterebbero minimo a marzo o addirittura ad aprile 2020.

Tutto è nelle mani di Sergio Mattarella

Terzo: tutto è nelle mani di Sergio Mattarella. Dopo la caduta formale del Governo il presidente della Repubblica deciderà cosa fare. Un anno fa ha fatto le cose con molta calma e potrebbe ripetersi anche questa volta. Può cercare una nuova maggioranza all’interno del Parlamento pronta a sostenere un altro esecutivo. Ci saranno le consultazioni informali con i leader di partito e i presidenti della Camera e del Senato. Non sono previste dalla Costituzione ma finora nessun presidente della Repubblica ha rinunciato a convocarle. Anche volendo Salvini non potrebbe opporsi alla scelta del Quirinale. Se ci fosse uno spiraglio per una nuova maggioranza Mattarella dovrebbe scegliere il politico più adatto a cui conferire il mandato esplorativo o addirittura il pre-incarico in caso fosse palese il sostegno dei partiti a un altro esecutivo La soluzione è improbabile perché Lega e M5S da soli hanno la maggioranza al Senato e alla Camera ed entrambi vogliono andare al voto. Mattarella potrebbe chiedere al dimissionario Conte di restare per gestire gli affari correnti in attesa delle elezioni e sciogliere le Camere. Il presidente della Repubblica ha un’altra carta a disposizione: il governo "balneare". Un esecutivo guidato da un politico super partes con un mandato breve per traghettare l’Italia al voto. Non avrebbe bisogno della fiducia del Parlamento.

Quarto: serve il tempo tecnico per organizzare le elezioni. Secondo la legge per gestire al meglio il voto all’estero e garantire una corretta campagna elettorale devono passare non meno di 45 giorni e non più di 70 giorni dallo scioglimento delle Camere. Se si votasse la sfiducia al Senato il 20 agosto la prima data disponibile sarebbe il 27 ottobre, lo stesso giorno in cui si voterà per le elezioni regionali in Umbria, dopo le dimissioni della presidente Catiuscia Marini. Ma finora nella storia Repubblicana non si è mai votato in autunno per le elezioni politiche.

Quinto: nessuno ha intenzione di prendersi la responsabilità della prossima legge di Bilancio. Entro il 31 dicembre le Camere devono approvare una legge che indica quali saranno le spese e le entrate dei successivi tre anni. Quest’anno la legge di bilancio sarà dura da approvare perché bisogna trovare 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva al 25% che deprimerebbe ancora di più l’economia italiana a crescita zero. Il 1 novembre entrerà in carica la prossima Commissione europea guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen che non promette sconti. Anche se il Governo entrasse in carica subito dopo il 27 ottobre avrebbe poco tempo per approvare una legge di bilancio adeguata. Per questo la tentazione di quasi tutti i partiti è quella di votare nella primavera del 2020 e far fare al governo uscente la legge di bilancio in esercizio provvisorio per non assumersi tutte le responsabilità. In bocca al lupo a tutti noi.

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