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19 Agosto Ago 2019 0601 19 agosto 2019

Miracolato, altro che genio: ecco tutti disastri politici di Matteo Salvini

Dalla richiesta di carrozze della metro solo per milanesi del 2009, al mancato appoggio di Parisi sindaco nel 2016, passando per la sconfitta a Varese. La carriera politica del Capitano è un cumulo di passi falsi. Ecco lo Stupidario del presunto Churchill Felpato

Salvini_linkiesta
GABRIEL BOUYS / AFP

Editorialisti di tutti i colori non si capacitano di come Matteo Salvini, fino a ieri descritto come un genio, abbia potuto trasformarsi in una sorta di Fantozzi della politica in grado solo di rimediare figure barbine. Va bene che siamo un Paese afflitto da una cronica mancanza di memoria, ma prima di passare un anno intero a descriverlo come un sublime stratega, forse qualcuno si sarebbe potuto ricordare di quando nel 2009, alla presentazione delle liste per le elezioni provinciali di Milano, un Matteo Salvini già ultratrentenne e dunque ampiamente adulto, propose l’istituzione di “carrozze della metropolitana per soli milanesi”. Milano si era appena aggiudicata Expo, avviandosi a (ri)diventare la città internazionale apprezzata oggi, ma lo Stratega pensava bene di puntare tutto su un ritorno al campanilismo dei primi anni ’90, costringendo gli alleati - incluso l’allora premier Berlusconi - a chiedere scusa.

Oppure, si sarebbe potuto tenere presente l’atteggiamento tenuto dal Richelieu del Papeete in occasione delle Comunali 2016, solo tre anni fa, quando il Nostro ricopriva già il ruolo di segretario della Lega. Dopo il primo turno, a Milano, il semisconosciuto Stefano Parisi era riuscito a scioccare anche la Madonnina, portandosi a un solo punto percentuale dall’iperfavorito Beppe Sala. Per la sinistra si trattava di uno psicodramma: perdere Milano, con tutto quello che Milano rappresenta per il Paese sia a livello economico che simbolico, sarebbe stato un colpo mortale.

E mentre alti papaveri locali del PD andavano a caccia, su Facebook, delle simpatie degli elettori dei Cinque Stelle – in una piccola anticipazione dell’oggi –, invece che appoggiare Parisi pancia a terra, il Grande Stratega rimaneva freddo, come del resto aveva fatto per tutta una campagna elettorale dove aveva apertamente remato contro. Inutile dire come andarono le cose al ballottaggio.

Per non parlare di quello che, nella stessa tornata, accadde in quel di Varese, dove la Lega, per la prima volta sotto la giurisdizione “dell’ottimo politico” (copyright: l’attore Claudio Amendola), prendeva per la prima volta, nella sua storica culla, una sonora pernacchia dagli elettori.

Nel 2009 Salvini propose l’istituzione di “carrozze della metropolitana per soli milanesi”costringendo g li alleati - incluso l’allora premier Berlusconi - a chiedere scusa

Ma forse ancora più scalpore suscitano quelli che negli ultimi tre giorni si sono sorpresi per le presunte giravolte in cui il Churchill Felpato si sarebbe esibito una volta comprese le conseguenze del proprio analfabetismo istituzionale.

A beneficio di costoro, ricordiamo di quando, nel 2014, il Limonatore di Crocifissi scendeva in piazza insieme alla transessuale Efe Bal che parlando di lui diceva “Matteo a letto è un animale feroce” - per chiedere la legalizzazione della prostituzione: non esattamente un tema in cima all’agenda del Forum mondiale della Famiglia.

Oppure di quando, anni prima, nei panni di consigliere comunale, l’attuale Felpa di Ferro era amico per la pelle del consigliere di Rifondazione Comunista “Atomo” Tinelli, frequentava il Leoncavallo e il gruppo ultras della Fossa dei Leoni, aveva in tasca la tessera dei “Comunisti Padani”, e a proposito delle droghe leggere – le stesse che oggi briga per mettere al bando mentre nel resto del mondo civile rappresentano un’opportunità di business – si mostrava disponibile a parlare di legalizzazione.

Insomma: altro che Stratega, la carriera politica di Matteo Salvini, fino a tre anni fa, è sempre stata del tutto coerente con le batoste alla ragionier Ugo rimediate negli ultimi dieci giorni. E se negli ultimi tre anni l’informazione è riuscita nel miracolo di trasformarlo in leader di massa, capace di convogliare dietro di sè folle oceaniche, la spiegazione ha ben poco a che fare con le sue capacità o il suo agire politico o il normale lavoro di propaganda svolto da un normale social media manager, anch’eggi magnificato dalle abili lingue nostrane come piccolo Zuckerberg di casa nostra.

Assai più semplicemente, nel momento in cui l’immigrazione – il fenomeno culturale e politico più rilevante di questo secolo - ha smesso di essere trattata come una questione politica per diventare esclusivamente materia ideologica, nel momento in cui – insomma – un dibattito serissimo è stato svilito oltre ogni misura, fino a diventare una farsa di pupi siciliani, a Salvini non è parso vero di poter salire su un palco finalmente alla sua altezza e di prendersi la scena giorno dopo giorno a colpi di slogan senza vergogna.

Altro che Stratega, la carriera politica di Matteo Salvini, fino a tre anni fa, è sempre stata del tutto coerente con le batoste alla ragionier Ugo rimediate negli ultimi dieci giorni

Un processo che non solo non è stato contrastato da nessuno ma che è stato addirittura favorito: già, perchè trasformare l’Egidio Calloni leghista nel Pericolo Pubblico Numero Uno non è servito solo a lui, ma anche a chi ne ha approfittato per saltare sul palco insieme a lui, utilizzando una retorica opposta nei contenuti ma identica nella sostanza.

Da quel buontempone di Chef Rubio in giù, c’è una lista lunghissima di gente che dalla Guerra Santa a Salvini ha tratto enorme visibilità personale e decine di migliaia di followers nuovi di zecca, da tradurre poi in un pubblico a cui vendere libri, programmi tv o spettacoli teatrali.

Prova ne sia che mentre ogni sparata di Salvini veniva e viene riproposta allo sfinimento dall’esercito di Uomini Buonissimi sinceramente preoccupati per il futuro della democrazia, il primo anniversario della morte di Soumalia Sacko, l’eroico sindacalista dei braccianti della Piana di Gioia Tauro ucciso come un cane con un colpo di fucile alla testa, è passato sotto silenzio, e del destino dei migranti, dall’attimo successivo allo sbarco a Lampedusa in poi, a tutti i bagnini dell’accoglienza continua a non fregare assolutamente nulla. Forse Salvini riuscirà, in qualche modo, a salvarsi da se stesso e a sopravvivere alla crisi da lui stesso innescata, proprio come Fantozzi, dopo essersi spacciato come “Azzurro” di sci, riusciva a sopravvivere alla discesa a pelle di leone.

Il problema vero è quando impareremo noi a salvarci da noi stessi e dai pupazzi di ogni colore che noi stessi ci creiamo. Dalla nostra innata, portentosa capacità di trasformare in miti dei mitomani.

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