Intervista
27 Settembre Set 2019 0600 27 settembre 2019

Il senso di Alessandra Sciurba per smontare le frottole sugli immigrati

La portavoce di Mediterranea Saving Humans, ricercatrice precaria, è diventata una star dei social per gli interventi televisivi contro gli slogan sovranisti, dalle “navi dei centri sociali” al “prima gli italiani”

Mediterranea Linkiesta
(Foto: Mediterranea)

Filosofa del diritto, esperta di diritti umani, ricercatrice precaria, siciliana di Palermo. Alessandra Sciurba è tra i volontari promotori, e anche portavoce, di Mediterranea Saving Humans, l’organizzazione non governativa nata nel 2018, dopo il blocco alle navi delle ong, per documentare quello che accade nel Canale di Sicilia e contribuire al salvataggio dei migranti in mare. L’avevamo già vista sfidare qualche mese fa il leghista Alessandro Morelli in tv, quando lui la chiamò «signorina» e lei rispose: «Mi chiami dottoressa». E lo stesso ha fatto in un’altra puntata diventata virale in queste ore sui social. Davanti ai soliti slogan leghisti sulle “navi dei centri sociali” ha detto: «Ma volete essere seri per favore? Io sono una ricercatrice universitaria, sono una filosofa del diritto che ha messo a disposizione le sue competenze a favore di un’impresa che coinvolge anche la Chiesa». Mettendo a tacere pure Piero Fassino, che proponeva l’accordo tra Italia e Libia come possibile soluzione: «Lei deve essere onesto con me», ha detto. «Stiamo finanziando torturatori, e lei lo sa meglio di me».

Poi con una lettera pubblicata su Avvenire si è rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che una settimana fa si è spinto a ringraziare «la Guardia costiera libica, supportata dal nostro intervento, che ogni giorno contiene centinaia di migranti». «Sento il bisogno di risponderle», scrive Alessandra Sciurba sul quotidiano cattolico. «La Guardia costiera libica è un’invenzione italiana, travestimento molto costoso per miliziani collusi con trafficanti e torturatori», e «l’accordo con la Libia rappresenta un crimine contro l’umanità che sarà ricordato come tale». Più chiaro di così.

Ma allora non è cambiato proprio niente? «Vorrei un governo che affrontasse l’immigrazione in maniera razionale, secondo i principi di umanità e legalità», dice Alessandra a Linkiesta. «Il problema», spiega, «è che non vedo in questo governo la forza, il coraggio e la volontà di far rientrare il tema immigrazione nell’ambito della normalità, affrontando i reali problemi della gente e smettendola una volta per tutte di procedere per slogan e solleticare lo stomaco delle persone». Laddove “normalizzare l’immigrazione” per lei, che di diritti umani si occupa anche come ricercatrice, «significa riaprire canali di ingresso legali nei Paesi non in guerra, in maniera assolutamente compatibile con le necessità di questo Paese, e creare dei corridoi umanitari per i Paesi che invece sono in guerra. Sono le nostre politiche migratorie che hanno costretto le persone ad arrivare via mare, regalando soldi ai trafficanti. La stessa centralità del regolamento di Dublino dipende solo dal fatto che non ci sono canali regolari».

(Foto: Mediterranea)

Non vedo in questo governo la forza, il coraggio e la volontà di far rientrare il tema immigrazione nell’ambito della normalità, smettendola una volta per tutte di procedere per slogan e solleticare lo stomaco delle persone

Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving Humans

Dopo mesi di slogan e scontri violenti sull’immigrazione, la voce di Alessandra Sciurba è una ventata d’ossigeno. Parla con passione, controbatte agli slogan politici con le argomentazioni, non alza mai la voce. «Serve un po’ di razionalità nella gestione del fenomeno, anche per poter smettere di parlare ogni giorno di immigrazione», dice. «Mediterranea è nata per sciogliersi, non vediamo l’ora che non ci sia più bisogno di noi, che non ci sia più bisogno di stare in mare».

E i post di apprezzamento su Facebook e Twitter per i suoi interventi, per una che a quanto pare è del tutto assente dai social, per una volta hanno superato quelli degli hater. «Tra tutta la gente che parla dell’orrore in Libia c’è una voce chiara: Alessandra Sciurba», «Da grande voglio essere #AlessandraSciurba», è il tono dei commenti su Twitter.

La sua è un’altra delle voci femminili che sfidano con le argomentazioni i sovranisti da slogan e da salotto, dopo quella di Carola Rackete. La comandante della Sea Watch 3 è stata molto apprezzata proprio dopo che nello studio di Piazza Pulita, su La7, alle domande sugli insulti che le aveva rivolto Matteo Salvini, aveva risposto spostando invece l’attenzione sulle sfide che si trova davanti l’umanità in tema di clima e immigrazione.

Le parole di Alessandra Sciurba, come quelle di Carola, sono le parole di chi al «centro del mare» ci è stato. E non può permettersi di ascoltare ancora le frasette su «e allora gli italiani» o i migranti che devono esser fermati e rimpatriati in Libia. «Smettetela di darmi della buonista, perché sto parlando di diritti delle persone», ha detto in più di una occasione davanti alle telecamere. E chi teneva le navi delle ong ferme davanti alle coste italiane per sfidare l’europa, ha ricordato: «Le politiche europee si cambiano con la politica».

(Foto: Mediterranea)

Mediterranea è nata per sciogliersi, non vediamo l’ora che non ci sia più bisogno di noi, che non ci sia più bisogno di stare in mare

Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving Humans

Niente caciara o urla. Solo fatti. «Sicuramente nel nuovo governo percepiamo un arretramento della retorica sul tema delle ong in mare rispetto ai 14 mesi da incubo precedenti», confessa Alessandra. «Ma siamo preoccupati perché non vediamo un cambiamento strutturale nel vero nodo della questione: recuperare un po’ di anima». È «dal 2016 la politica ha venuto l’anima inseguendo i sovranismi sullo stesso terreno», spiega. «E così abbiamo sottoscritto l’accordo con la Libia, estendendo anche in Europa l’idea che la soluzione fosse esternalizzare le frontiere». E anche nel nuovo governo, «si continua a dire che gli accordi con la Libia vanno benissimo, che i profughi di guerra salvati in mezzo al mare vanno riportati alla guerra in un luogo che però sceondo tutti non è un porto sicuro. Sono questi i nodi che bisogna affrontare, altrimenti nessuna discontinuità e nessun “nuovo umanesimo” sarà possibile», dice riferendosi alle parole usate dal presidente del Consiglio nel giorno di insediamento del Conte bis.

Poi elenca le cose da fare. «Per prima cosa si deve andare in Europa e dire che c’è bisogno di una evacuazione immediata dalla Libia, una grande operazione umanitaria che liberi le 6mila persone detenute nei centri finanziati dall’Europa. Non sarebbe nessuna invasione. Sembrano tanti se arrivano dal mare, ma 6mila persone non sono nulla per il continente europeo», assicura. «E poi bisogna stracciare ogni sostegno al libici». E in Italia, «vanno ribaltati sia il primo sia il secondo decreto sicurezza, riportando le persone in una situazione di legalità. Cosa che questo governo ancora non ha fatto».

L’accordo della Valletta di qualche giorno fa tra Italia, Francia, Germania e Malta sulla redistribuzione dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, anche agli occhi della portavoce di Mediterranea è poca cosa. Anzi, dice Alessandra Sciurba, «si comincia a parlare anche dei porti tunisini come possibili porti di approdo e la cosa ci preoccupa». Certo, aggiunge, «per dare un segnale di discontinuità al summit di Malta avrebbero potuto spingersi oltre e annullare multe e sequestri delle navi delle ong. Questo governo, ad esempio, potrebbe mostrare discontinuità restituendoci le nostre navi».

Le due imbarcazioni di Mediterranea, la nave a vela Alex e la Mare Jonio, ad oggi sono entrambe sotto sequestro amministrativo. E sulla mare Jonio pende anche una multa da 300mila euro, contro la quale Mediterranea ha presentato un esposto. «Nel 2019 abbiamo salvato 237 persone», racconta Alessandra emozionata. «Non c’è niente di più bello e più potente di una nave. Ma noi in mare ci torneremo finché servirà, finché non saranno aperti i corridoi umanitari».

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