Atenei vs Tech Companies
8 Ottobre Ott 2019 0600 08 ottobre 2019

L’intelligenza artificiale è la nuova rivoluzione industriale. Ma (finora) costa troppo

Sostenere lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale sta diventando impossibile, anche per gli atenei più prestigiosi. Servono sovvenzioni statali per stare al passo della nuova rivoluzione industriale

Intelligenza artificiale_Linkiesta

La ricerca sull’AI potrebbe abbandonare le aule universitarie, che rischiano di trasformarsi in centri di divulgazione di studi intempestivi e asincroni. L’allarme è dato da un recente report dell’Università di Seattle, secondo cui la perdita di competitività degli atenei sarebbe da imputare alla superiore liquidità dei colossi del Tech. La disponibilità economica e di calcolo delle università è astenica rispetto al potere computazionale e finanziario di Google e Facebook, capaci di foraggiare i software di machine learning e le loro esorbitanti spese di gestione e manutenzione.

Secondo Pierluigi Contucci, docente di Fisica Matematica all’Università di Bologna e coordinatore del Piano Nazionale della ricerca su AI, siamo sulle soglie di «una nuova rivoluzione industriale». Quello di cui difettiamo non sarebbe solo un aggiornamento normativo, indispensabile a seguito «delle trasformazioni tecnologiche degli ultimi anni» ma anche di una proporzione «tra le offerte economiche che fanno le grandi compagnie e quelle molto più modeste che si trovano in università. Servono dei meccanismi di compensazione, come quelli che stanno già adottando negli Stati Uniti e in Cina. Sarebbe utile una nuova figura giuridica di ricercatore-consulente».

Serva una figura di mediazione fra il mondo accademico e quello industriale, capace di tutelare le risorse intellettuali del primo e agevolare gli interessi economici del secondo, in un’ottica sinergica e non di sciacallaggio

Qualcuno, dunque, che possa mediare fra il mondo accademico e quello industriale, capace di tutelare le risorse intellettuali del primo e agevolare gli interessi economici del secondo, in un’ottica sinergica e non di sciacallaggio.

Il potenziale di cui disponiamo ha compiuto l’ennesimo periplo delle nostre possibilità materiali. E l’ha fatto su un’imbarcazione privata. La sperequazione degli strumenti per le innovazioni tecnologiche ricalca la suddivisione disomogenea delle risorse naturali, irradiando nell’immaginario collettivo conseguenze simili. O peggiori, dato che la direzione dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale segue gli interessi degli azionisti, spesso in bolina con quelli del bene comune. E anche qualora dovessero convergere, quest’ultimo si troverebbe a comprare a prezzi di monopolio i nuovi servizi erogati dalle società digitali. Per questo bisogna implementare «la ricerca teorica, che intende fornire una base scientifica agli enormi progressi tecnologici raggiunti col machine learning (apprendimento automatico), che per ora sono frutto di metodi euristici» afferma Contucci.

Le aziende che possiedono un vantaggio tecnologico nel settore non solo non intendono rinunciarvi, ma non conoscono nemmeno il motivo del proprio primato. La comprensione approfondita del machine learning permetterebbe di appianare le differenze

Le aziende che possiedono un vantaggio tecnologico nel settore non solo non intendono rinunciarvi, ma non conoscono nemmeno il motivo del proprio primato. La comprensione approfondita del machine learning, ignorata dalle società private a caccia di vantaggi immediati, permetterebbe di appianare le differenze. Successe qualcosa di simile agli inizi della rivoluzione industriale, «quando i primi motori a vapore costruiti da nazioni diverse avevano rendimenti difformi», fino a quando non furono soggetti ad approfonditi studi teorici di termodinamica, che estrapolarono delle leggi universali parificando le prestazioni, e quindi il mercato.

Per ora gli investimenti in Italia «sono praticamente assenti, se paragonati ai 3 miliardi a testa stanziati da Francia e Germania per i prossimi cinque anni». Tuttavia il tema dell’ Intelligenza Artificiale è stato inserito tra quelli fondamentali come Energia, Spazio e Ambiente. «Il piano è stato licenziato di recente e consegnato al MIUR. É urgente la necessità di ampliare l’offerta formativa, il corpo docente e il supporto di fondi di ricerca. Siamo in attesa» conclude il professore di matematica, secondo cui la crescita economica prevista per i paesi che investiranno in AI sarà «di 19 punti di PIL in dieci anni, più del doppio di quella osservata nel dopoguerra (8%)».

Trascurarla sarebbe imperdonabile.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook