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8 Novembre Nov 2019 1755 08 novembre 2019

Maurizio Molinari racconta le guerre “ibride” di Russia e Cina per destabilizzare l’Occidente

Il direttore de La Stampa discute con Christian Rocca del “Grande gioco” globale, tra democrazia e antidemocrazia

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Nel suo nuovo libro "Assedio all'occidente" (La nave di Teseo) il direttore de La Stampa Maurizio Molinari compie un'operazione unica: togliere tutto il chicacchiericcio che offusca l'analisi di quello che succede nella nostra società restituendoci l'essenza di quello che sta succedendo adesso.

«L'Occidente è la comunità euroatlantica, che si articola intorno a una comunanza di valori a cui appartengono anche alcuni stati non euroatlantici: Australia, Corea del Sud, Giappone, Israele. La Russia e la Cina vogliono cambiare lo status quo delle attuali relazioni internazionali, figlie della prima guerra fredda. Un'equilibrio che favorisce l'Occidente. Questo equilibrio è l'obiettivo dell'assedio guidato da Cina e Russia».

Fukuiama sosteneva che la storia fosse finita e la comunità di valori dell'Occidente fosse l'unico modello possibile. Oggi le democrazie occidentali appaiono incerte, indebolite, impoverite anche a causa della rivolta del ceto medio, che contesta le istituzioni affidandosi ai leader populisti. Ci sono altre nazioni guidate da regimi autarchici che «fanno leva sui temi economici e su un utilizzo del potere disinvolto: Xi jinping e Vladimir Putin. Ma anche Erdogan applica lo stesso potere».

Questa seconda guerra fredda si combatte sugli stessi luoghi della prima, con gli stessi attori. Ciò che manca è una battaglia ideologica. Il collante che unisce gli assedianti agli assediati.

Russia e Cina hanno la volontà di indebolire l'Occidente in maniera differente: «hanno lo stesso avversario, investono entrambi l'Europa ma con obiettivi diversi. La Russia ha come strumento le interferenze maligne, la possibilità di usare le nuove tecnologie per influenzare l'orientamento politico della popolazione e creare scompiglio, nel tentativo di staccare l'Europa dagli Stati Uniti. Ma la vera sfida arriva dalla Cina, capace non solo di copiare i brevetti, ma di crearne dei migliori».

Il sovranismo è una versione contemporanea del nazionalismo, che tende ad azzerare il movimento che ha creato l'Occidente, ovvero l'lluminismo. C'è un ritorno a un'idea di unità nazione tribale, che vuole dividere e non unire. Per noi il nazionalismo implica coesione, nell'Ottocento creò le nazioni, mentre il sovranismo «distrugge gli stati nazionali esaltando le comunità tribali. Il sovranismo ha l'effetto opposto del nazionalismo. Questa concezione è alla base dell'idea di Russia di Putin. In questa maniera diventa un formidabile avversario della Chiesa Cattolica e di Papa Bergoglio, contestato nell'ultimo G20 dal leader russo. Ma la Russia non dispone delle risorse economiche e tecnologiche per sfidare davvero l'Occidente ».

Se siamo sotto assedio, chi guida la resistenza?

«Non c'è dubbio che saranno gli Usa, ma in questa fase storica l'interrogativo esiste. I Paesi che sono più efficaci nel difendersi da interferenze esterne sono la Gran Bretagna, l' Olanda, la Norvegia e la Danimarca. I popoli europei si sentono parte della comunità atlantica. Gli inglesi dispongono della più formidabile legione cibernetica dell'Occidente, con seimila guerrieri. Dall'esterno l'Inghilterra è in preda allo scompiglio, ma sul fronte della sfida cibernetica sono loro i migliori».

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