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23 Novembre Nov 2019 0600 23 novembre 2019

Nazionalizzazioni, ambiente e tasse: il manifesto di Corbyn per la nuova vecchia sinistra

Il leader dei Labour ha presentato il suo libretto rosso per vincere (o perdere) le elezioni del 12 dicembre nel Regno Unito. I pareri di Mario Ricciardi (Il Mulino) e Ivan Scalfarotto (Italia Viva)

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OLI SCARFF / AFP

«Il partito laburista riscriverà le regole dell’economia, così che possa funzionare per tutti». Manca meno di un mese a Natale ma Jeremy Corbyn già promette regali in vista delle elezioni nel Regno Unito, il 12 dicembre. Lo fa con un manifesto radicale, ambizioso e redistribuivo. Il primo vero programma politico complessivo della sinistra anti liberista. Nel suo libretto rosso “È tempo di cambiare” promette di nazionalizzare ferrovie, poste, acqua e gas; assicura un salario minimo di almeno dieci sterline l’ora (undici euro) per tutti i lavoratori; garantisce tasse universitarie azzerate, banda larga a fibra piena gratuita per tutti entro il 2030. Ci sono tanti numeri nelle 107 pagine del programma. Come i 250 miliardi di sterline che una nuova Banca nazionale per gli investimenti creata da zero dovrebbe prestare per creare imprese e infrastrutture nei prossimi dieci anni. Oppure i 400 miliardi per un nuovo Fondo nazionale di trasformazione, finanziato tramite prestiti che investirà in infrastrutture e tecnologia a basse emissioni di carbonio. Corbyn ha promesso anche 75 miliardi di investimenti per creare nei prossimi cinque anni almeno 150mila nuove case e 26 miliardi di sterline da investire nel sistema sanitario nazionale per assumere dottori, infermieri e garantire controlli odontoiatrici senza costi per tutti i cittadini. Tutto bellissimo, sulla carta.

Ma per capire se il manifesto laburista è un programma credibile o una lettera dei desideri che solo Babbo Natale può esaudire, basta rispondere a una domanda. Chi pagherà per tutto questo? Un’idea Corbyn ce l’ha. Tassare per undici miliardi le compagnie petrolifere e del gas, aumentare dal 19% al 26% l’aliquota sulle imprese, rimettere la tassa di successione tolta dal governo conservatore ai tempi di David Cameron e aumentare le imposte per chi guadagna più di 80mila sterline l’anno.I laburisti vogliono colpire «I grandi inquinatori, gli speculatori finanziari gli evasori delle imposte sulle società che hanno avuto via libera per troppo tempo. Hanno arraffato tutta la ricchezza, appoggiati dai Conservatori, a spese della maggioranza». A leggere il libro rosso di Corbyn, i ricchi sembrano una caricatura, come Zio Paperone o Ebenezer Scrooge del Canto di Natale: non creano lavoro ma pensano solo ad aumentare i loro introiti a danno della collettività. «Nessuno diventa un miliardario solo attraverso il duro lavoro. Per il lavoro, la vera misura dell'equità non è mobilità sociale ma giustizia sociale».

Nelle campagne elettorali, soprattutto nei sistemi maggioritari è normale che si estremizzi. Corbyn sta cercando di trovare un’identità diversa rispetto agli anni di Blair

Mario Ricciardi, direttore rivista Il Mulino

«È chiaramente una piattaforma di sinistra redistributiva, ma per capire se il programma è valido o meno bisogna valutare la situazione di partenza nel Regno Unito. In questi anni è aumentata molto la diseguaglianza sociale ed economica. Secondo molti economisti l’innalzamento delle tasse proposto da Corbyn porterebbe il livello della spesa pubblica a una quota che già grandi Paesi come Italia, Svezia e Norvegia spendono. Mentre oggi è ben al di sotto», spiega Mario Ricciardi, direttore de la rivista Il Mulino. «Corbyn ha capito che nella società inglese c’è un conflitto tra i cittadini e certi poteri economici che ottengono sconti fiscali importanti. Poi si può sempre discutere nei dettagli, i programmi sono liste con cose più plausibili o meno. Nelle campagne elettorali, soprattutto nei sistemi maggioritari è normale che si estremizzi. Corbyn sta cercando di trovare un’identità diversa rispetto agli anni di Blair».

In effetti il divario tra ricchi e poveri è aumentato sempre di più. Il Regno Unito è la quinta potenza economica del mondo ma secondo l’Institute of Fiscal studies almeno un bambino inglese su 3 vive in uno stato di povertà relativa. Oltre 3,5 milioni hanno poco più di due sterline per poter mangiare. Il problema è che per nazionalizzare le Poste, energia elettrica, gas, acqua secondo la Confederation of British Industry servirebbero almeno196 miliardi di sterline, il 9% del Pil annuale. E anche solo per garantire a tutti banda larga e fibra elettrica nei prossimi dieci anni il governo laburista dovrebbe essere di 40 miliardi di sterline, più i 5 miliardi all’anno per fornire in modo gratuito il servizio. Però secondo l’economista Ann Pettifor, una delle prime ad aver previsto la crisi economica con il libro Coming First World Debt Crisis del 2006, le misure a debito previste dal governo verranno ripagate dall’aumentare del gettito fiscale nel lungo periodo. «La cosa bella della nazionalizzazione delle ferrovie è che il pubblico avrà un nuovo asset con un gettito importante». Per questo Corbyn ha proposto nel programma una soluzione neo kenesyiana con un tocco berlusconiano: una quarta rivoluzione industriale, quella ecologica in grado di creare almeno 1 milione di posti di lavoro nel Regno Unito. Basteranno?

on questo manifesto il partito laburista è destinato a perdere le elezioni. È una sinistra minoritaria, identitaria e ridotta riserva indiana. Parla a una minoranza della società. In Italia un programma simile lo potrebbe proporre solo Marco Rizzo

Ivan Scalfarotto, Italia Viva

Per ora nei sondaggi Corbyn non sta andando bene. Secondo la Opinium Research, i conservatori guidati dal premier uscente Boris Johnson hanno 14 punti di vantaggio rispetto al partito laburista: 42% contro 28%. E neanche il dibattito tra i due candidati premier di tre giorni fa sembra aver cambiato l’equilibrio. «È il solito Jeremy Corbyn. Con questo manifesto il partito laburista è destinato a perdere le elezioni. È una sinistra minoritaria, identitaria e ridotta riserva indiana. Parla a una minoranza della società. In Italia un programma simile lo potrebbe proporre solo Marco Rizzo» spiega il sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e deputato di Italia Viva Ivan Scalfarotto. «Se dovessi dare un consiglio ai laburisti gli direi di andare a ripescare David Milliband, l’unico esponente di una sinistra che può tornare a vincere come ai tempi di Blair. Da quando perse contro suo fratello Ed, le primarie per la guida dei laburisti, il partito non ha avuto più speranze di tornare al governo».

Per risalire nei sondaggi i laburisti hanno inserito nel loro manifesto molte misure a favore degli anziani, che storicamente votano in maggioranza i conservatori. Nel programma c’è la proposta di garantire gratis le cure per gli over 65, i blocco dell’età pensionabile a sessantasei anni. Il leader laburista ha promesso più volte in spot che proteggerà le pensioni a tripla mandata e manterrà l’esenzione dal canone tv per gli over 75. «Corbyn è molto più forte tra gli elettori giovani rispetto agli anziani. Soprattutto per ragioni che hanno a che fare con il suo radicalismo e la proposta di azzerare le tasse universitarie. Per certe cose Corbyn può ricordare agli anziani la deriva Labour degli anni 70 che diventò meno attraente per la classe media secondo molti hanno portato alla vittoria di Margaret Thatcher», spiega Ricciardi. Il manifesto radicale di Corbyn potrebbe essere il tentativo per non perdere la seconda volta di fila le elezioni generali. Nel 2017 ha perso di un soffio, arrivando al 40%, due punti in meno di Theresa May. Questa volta, nonostante la sua proposta così radicale il margine contro Johnson potrebbe essere ancora più ampio.

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