COP25
2 Dicembre Dic 2019 0600 02 dicembre 2019

Emissioni in aumento e Usa fuori gioco, la Conferenza sul clima di Madrid parte in salita

Dal 2 al 13 dicembre si tiene il nuovo vertice sui cambiamenti climatici. Al centro dei negoziati: il mercato del carbonio, i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo colpiti dall’emergenza climatica e la carbon neutrality

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(PIERRE-PHILIPPE MARCOU / AFP)

Il vertice sul clima Cop25 delle Nazioni unite che comincia il 2 dicembre a Madrid di certo non metterà fine ai cambiamenti climatici e all’aumento delle temperature globali. I colloqui tra 196 Paesi, che dureranno fino a venerdì 13 dicembre (qui il programma) e saranno presieduti dal governo cileno (che ha rinunciato a ospitare i lavori a causa dell’instabilità sociale interna), di fatto prepareranno solo il terreno al vertice Cop26 dell’anno prossimo, quando gli Stati saranno messi alle strette per prendere decisioni forti e rispettare gli impegni presi a Parigi nel 2015. «Sarà un trampolino di lancio per quello che deve accadere il prossimo anno», ha detto David Waskow del World Resources Institute. Il movimento per il clima spagnolo sta organizzando una grande manifestazione per le strade di Madrid il 6 dicembre prossimo, a cui prenderà parte anche Greta Thunberg. Ma i dati che saranno portati sui tavoli di Madrid sono tutt’altro che positivi.

La realtà è che, quattro anni dopo Parigi, facciamo peggio di prima. Le concentrazioni di Co2 e altri gas serra nell’atmosfera continuano ad aumentare. Con il pericolo che le temperature potrebbero crescere di 3,2 gradi entro fine secolo. Quando al Cop21 di Parigi, invece, gli Stati si erano impegnati a stare sotto i 2 gradi, meglio ancora a 1,5. Per rispettare quegli accordi, ha scritto l’Agenzia Onu per l’ambiente, bisognerà ridurre le emissioni del 7,6% l’anno tra il 2020 e il 2030. Una sfida enorme, visto soprattutto il disimpegno dell’America di Trump.

Lunedì 4 novembre l’amministrazione Trump ha notificato formalmente alle Nazioni unite l’uscita dall’accordo di Parigi sul clima da parte degli Stati Uniti, che con Obama erano stati invece uno dei principali alleati nella lotta ai cambiamenti climatici. Le delegazioni Usa a Madrid saranno composte soprattutto da tecnici. Ma il ritiro rimane comunque reversibile, e nel caso di un cambio di guardia alla Casa Bianca con le presidenziali del 2020, gli Usa potrebbero ripartire da dove si erano fermati.

La realtà è che, quattro anni dopo Parigi, facciamo peggio di prima. Le concentrazioni di Co2 e altri gas serra nell’atmosfera continuano ad aumentare

La questione al centro dei dibattiti di Madrid sarà quella del mercato del carbonio, all’interno del quale chi inquina può compensare comprando “crediti” da imprese virtuose sul fronte ambientale. In particolare, l’Europa e i Paesi più vulnerabili, tra cui quelli insulari più esposti all’innalzamento delle acque, puntano a revisionare l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, cercando di eliminare quello schema che ancora permette ad alcuni Paesi di utilizzare permessi di emissione aggiornati al Protocollo di Kyoto. Con l’obiettivo poi di normare anche la gestione delle compensazioni e soprattutto la possibilità di scambiarle tra Paesi diversi. Cosa che porterebbe i singoli Stati a impegnarsi di meno nel taglio alle emissioni.

Tra i protagonisti, ci saranno anche i finanziamenti. I Paesi più ricchi si sono impegnati a mobilitare 100 miliardi annui in finanziamenti per il clima entro il 2020. E a Madrid i Paesi in via di sviluppo chiederanno di intensificare il sostegno finanziario, considerando che il peggioramento dei cambiamenti climatici, dovuti soprattutto ai sistemi produttivi dei Paesi più ricchi, ha conseguenze maggiori proprio nei Paesi più poveri, che sono anche meno responsabili delle emissioni. «Abbiamo bisogno di maggiore sostegno per far fronte alla perdita di vite umane, alla distruzione delle infrastrutture e delle coltivazioni e per proteggere le nostre comunità da ulteriori sofferenze», ha detto Sonam P. Wangdi, presidente bhutanese del gruppo dei Paesi meno sviluppati.

L’obiettivo è che i Paesi che sono stati colpiti da condizioni meteorologiche estreme possano accedere ai risarcimenti economici attraverso le Nazioni Unite. E per mettere a punto questo meccanismo, a Madrid si proverà a riformare il Wim, il Meccanismo internazionale di Varsavia per le perdite e i danni climatici dell’Onu, costituito nel corso del Cop19.

I Paesi in via di sviluppo chiederanno di intensificare il sostegno finanziario, considerando che il peggioramento dei cambiamenti climatici, dovuti soprattutto ai sistemi produttivi dei Paesi più ricchi, ha conseguenze maggiori proprio nei Paesi più poveri, che sono anche meno responsabili delle emissioni

Senza dimenticare che il prossimo anno si dovranno stabilire le nuove strategie di emissione a lungo termine, per raggiungere l’obiettivo della cosiddetta neutralità climatica entro il 2050. Ossia il raggiungimento delle emissioni zero. Il Parlamento europeo, a questo proposito, ha adottato una risoluzione in cui si esorta l’Ue a presentare una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più presto possibile, con il 2050 come data ultima. E a Bruxelles, prima della fine dei colloqui di Madrid, dovrebbe tenersi un vertice dei leader europei che metteranno la carbon neutrality entro il 2050 in agenda. Una decisione che potrebbe portare anche altri Paesi, Cina in primis, a fare lo stesso.

In vista della Cop25, il Parlamento europeo ha già approvato una risoluzione che dichiara l’emergenza climatica e ambientale in Europa. Richiedendo inoltre che la Commissione allinei tutte le proposte legislative con l’obiettivo dell’aumento di 1,5 gradi entro 2021. Gli europarlamentari hanno chiesto anche alla nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di includere l’obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas entro il 2030 (chiesto dall’Onu) all’interno del Green Deal europeo.

Rispetto al 2017, i dati Eurostat confermano che in Europa nel 2018 si è registrata una contrazione del 2,5% della Co2 emessa in atmosfera. Ma non tutti i Paesi hanno fatto gli stessi sforzi. Con la Lettonia, che al contrario ha fatto segnare un +8,5%. Sul podio il Portogallo, con un taglio del 9%. L’Italia si ferma a -3,5%. Fa peggio la Spagna, che ospita la Cop25, con - 3,2%.

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