Dossier
CASALEGGIO ASSOCIATI
Cambridge Associati
6 Dicembre Dic 2019 0600 06 dicembre 2019

Interrogazione ed esposto al Garante per la privacy: i dati Facebook della Casaleggio arrivano in Parlamento

I due articoli sulla casa madre del grillismo e le rivelazioni dell’ex dipendente, Marco Canestrari, sui metodi di accesso ai dati di utenti Facebook, sono finiti sotto la lente di ingrandimento delle due Camere. Adesso si attendono risposte dal Governo e dal presidente del Consiglio

casaleggio-movimento-lobby

Lo scoop de Linkiesta è arrivato in Parlamento. E non solo tramite smartphone e device dei vari politici, ma per vie istituzionali: un’interrogazione parlamentare e un esposto al Garante per la privacy sono infatti stati presentati dall’Onorevole di Italia Viva Michele Anzaldi. Nella lettera si chiede di sapere quali iniziative il Governo e il presidente del Consiglio intendano intraprendere per appurare se davvero in questa vicenda abbia avuto un ruolo «Pietro Dettori, fino a poche settimane fa dipendente di Palazzo Chigi e oggi collaboratore presso il ministero degli Esteri del ministro Luigi Di Maio». Ma soprattutto, tra le righe del testo si tende a sottolineare il «grave abuso che potrebbe aver colpito non si sa quanti cittadini italiani».

Insomma, le rivelazioni dell’ex dipendente della Casaleggio Associati, Marco Canestrari, sui metodi, utilizzati in occasione degli scontri elettorali, di accesso irregolare ai dati di utenti Facebook, anticipando così un sistema che poi su larga scala sarebbe stato usato da Cambridge Analytica, hanno colpito la macchina quasi perfetta che si nasconde dietro il Movimento 5 Stelle. O se non altro, hanno confermato quanto di sospetto Antonello Soro, Garante per la privacy, ha tentato a più riprese di portare alla luce. «Parliamo di un gruppo che è già stato condannato in passato per situazioni analoghe» spiega Anzaldi. «Questo non è un dettaglio. In forza anche del fatto che le volte precedenti, e si parla di pochi mesi fa, la questione si è conclusa con una multa».

Bombardare gli utenti con messaggi personalizzati può portare a un lavaggio del cervello. Come in qualsiasi commercio o pubblicità: sono scienze commerciali, scienze esatte

Michele Anzaldi

Siamo a fine 2017 quando lo stesso Soro commina una lieve sanzione e indica l’adozione di alcune misure “necessarie e opportune” per rendere il trattamento dei dati degli utenti conforme alla legge. A quasi due anni di distanza, dopo concessioni e proroghe, fin troppo flessibili, le promesse con le quali Casaleggio assicurava la risoluzione definitiva dei “profili di criticità” si rivelano promesse da marinaio E così il 4 aprile 2019 il Garante per la privacy sanziona la casa madre del grillismo con una multa di 50 mila euro. Il motivo? Non essere in possesso delle “adeguate garanzie di riservatezza agli iscritti” e per non aver assicurato “l’adeguata protezione dei dati personali relativi alle votazioni online”, per aver condiviso “le credenziali di autenticazione” e via dicendo, un sfilza di handicap la cui sintesi è una fabbrica di dati personali pronti all’uso e di conseguenza un archivio di utenti profilati da far invidia alla Cia. In altre parole, quanto di più vero fatto emergere da Nicola Biondo nel suo articolo.

«Bombardare gli utenti con messaggi personalizzati può portare a un lavaggio del cervello. Come in qualsiasi commercio o pubblicità: sono scienze commerciali, scienze esatte. E quello che avete scoperto è doppiamente grave, perché non comprende solo chi aderisce o ha aderito al Movimento 5 Stelle, ma comprende anche me, inteso come amico o collegamento Facebook di quellutente al quale hanno preso e schedato tutto» conclude l’Onorevole di Italia Viva.
Per pura coincidenza, Casaleggio - alla fin fine - della multa dello scorso aprile ha pagato nell’immediato 25mila euro (la metà), sconto concesso a chi dichiara di avere adempiuto alle prescrizioni e si impegna a rinunciare a qualsiasi ricorso o opposizione. Oltre a passare come un’ammissione di colpa, sarà poi lo stesso Casaleggio, tramite i documenti intercorsi con il Garante, a confermare di avere torto. Chissà, quindi, se anche questa volta si consumerà lo stesso epilogo.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook