Crescita felice
28 Gennaio Gen 2020 0600 28 gennaio 2020

I grandi progetti urbanistici e sociali di Milano per anticipare il futuro

Città verde, trasporti, “social housing” ma, soprattutto, il piano degli scali ferroviari che ha l’ambizione di rendere l’area urbana sostenibile, inclusiva, e ancora più attrattiva. Come cambierà la capitale del Nord. Prima tappa 2026, obiettivo 2030

Milano_Linkiesta
Foto di Adrian Schärli da Pixabay

Milano si prepara ad affrontare il prossimo decennio immaginando un nuovo tessuto cittadino: inclusivo, sostenibile e ancor più attrattivo, attraverso un piano di riqualificazione di un milione di metri quadrati di territorio urbano oggi nel degrado e nell’abbandono. Il capoluogo lombardo, che ha una estensione piuttosto modesta – circa 180 chilometri quadrati – racchiude dunque una porzione importante di spazi rimasti esclusi dallo straordinario sviluppo urbanistico ed economico innescato da Expo 2015: sette gli scali ferroviari dismessi o in via di dismissione di proprietà di Ferrovie dello Stato che, almeno sulla carta, dovrebbero cambiare volto entro il 2030.

«Essi rappresentano una svolta negli scenari di cambiamento della città. Di fatto c’è un passaggio di testimone tra i grandi progetti del passato – ad esempio Porta Nuova e City Life – e quelli dei prossimi dieci anni», spiega a Linkiesta l’assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura di Milano, Pierfrancesco Maran. «Se vogliamo continuare a crescere dobbiamo porci degli obiettivi diversi. Gli scali ferroviari ci consentono di farlo».

Farini, Greco-Breda, Lambrate, Porta Romana, Rogoredo, Porta Genova e San Cristoforo, per ciascuno di essi Palazzo Marino – assieme a Regione Lombardia, Fs-Sistemi Urbani – ipotizza progetti che riescano a rispondere ai problemi più urgenti per la città: primo fra tutti quello ambientale. E che gli consentano di rendere Milano una vera capitale europea. Per ora sono solo due i progetti vincitori: “Agenti climatici” del team Oma e Laboratorio Permanente per lo scalo Farini e San Cristoforo e “L’innesto” per lo scalo Greco-Breda. Scelti entrambi nell’ambito di gare internazionali, quest’ultimo ha partecipato al piano Reinventing Cities, bando promosso da C40 (Cities Climate Leadership Group), finalizzato alla vendita di siti dimessi o in stato di abbandono da destinare alla loro rigenerazione urbana e ambientale. “L’innesto” vedrà impegnato un consorzio di progettisti, di cui il capofila è InvestiRE Sgr. Per gli altri scali, invece, si attendono ora i masterplan e i bandi di gara.

Come anticipato a Linkiesta dall’assessore Maran, per lo scalo Porta Romana – uno dei più estesi circa 216mila metri quadrati che comprendono anche lo snodo ferroviario – l’appuntamento è con le Olimpiadi 2026. In questa area sorgerà un villaggio olimpico per gli atleti, «le cui residenze verranno poi in parte convertite in housing sociale e in parte destinate agli studenti universitari». «L’area sarà per il 50 per cento verde», aggiunge.

Colmare quelli che Maran definisce veri e propri «vuoti urbani» significa trasformare radicalmente la città. Sul piano della sostenibilità e della lotta al cambiamento climatico, di certo il progetto “Agenti climatici” ha una sua visione, proiettata a rivoluzionare il territorio urbano. Due grandi parchi, uno a Nord l’altro a Sud, che serviranno ciascuno a mitigare le isole di calore generate dalle polveri sottili e a rigenerare le acque dei canali che arrivano fino alla Darsena. «Il nostro progetto abbandona l’idea di una città legata alla “speculazione immobiliare”. Ambiente e qualità della vita sono i punti di partenza per la progettazione di infrastrutture sostenibili», racconta Nicola Russi, architetto e progettista, fondatore dello studio Laboratorio Permanente, che ha lavorato al progetto “Agenti climatici”.

Mentre allo scalo Farini sorgerà un cosiddetto Limpidarium d’aria, che consisterà in una lunga fascia di grandi alberi piantati su entrambi i lati della ferrovia, che oggi attraversa il quartiere, fungendo così da filtro per le micropolveri – fattori alteranti del clima che alimentano l’inquinamento atmosferico tipico dei centri urbani – a San Cristoforo verrà realizzato un Limpidarium d’acqua. Esso consisterà in uno specchio d’acqua che, grazie al naturale processo di evaporazione, servirà non solo a migliorare la qualità dell’aria circostante ma, soprattutto, anche a depurare le acque – provenienti da nord-ovest verso sud-est – per renderle balneabili. Trasformando così i canali in piscine naturali. La fitodepurazione sarà il meccanismo attraverso cui, come spiega a Linkiesta l’architetto, sarà possibile filtrare tutti gli agenti organici e inorganici nocivi, sfruttando diverse piante acquatiche.

Con i suoi 618mila metri quadrati, lo scalo Farini fungerà da cerniera tra vecchio e nuovo. Previsto il recupero di oltre 400mila metri quadrati di edifici già esistenti, l’area verrà ridisegnata ospitando strutture a ridotto o nullo impatto ambientale: 1500 gli appartamenti tra edilizia residenziale sociale e convenzionata progettati. Un grande foyer urbano, anticamera che conduce a un reticolo di piazze, parchi e strutture pubbliche e private – un mercato, laboratori artigianali, ciclofficine, gallerie e un auditorium – pensati come spazi di aggregazione. Pezzi di un puzzle che serviranno a rendere il quartiere il più possibile inclusivo. San Cristoforo invece fungerà da grande giardino pubblico, assieme a Lambro, Sempione e Indro Montanelli.

Anche il progetto “L’innesto”, proprio come “Agenti climatici”, mette al centro della zona Greco-Breda le aree verdi. Snodo e luogo di connessione sarà l’area pedonale che si ricollegherà ai sottopassi ferroviari esistenti e a quelli inseriti nel progetto. Un ponte, con un lungo corridoio alberato che congiungerà la Martesana, il parco di Monza e quello Agricolo Nord. Lo scalo Greco-Breda, periferico rispetto a quello Farini e San Cristoforo, grazie ai suoi 70mila metri quadrati darà nuova linfa al tessuto cittadino. Attraverso spazi destinati al coworking, ad attività commerciali e a supermercati sostenibili e ai 400 alloggi in housing sociale e ai 300 appartamenti invece destinati agli studenti universitari.

Oltre alla questione ambientale, aggravata dal fatto che Milano si trova nella zona più inquinata d’Europa, il piano di riqualificazione dei sette scali ferroviari servirà nel lungo periodo a risolvere il problema legato alla scarsità di alloggi sia per gli studenti sia per i giovani professionisti italiani e stranieri che scelgono di lavorare nel Capoluogo lombardo, dove a oggi la popolazione residente ha raggiunto quota un milione e 400mila; e a potenziare la mobilità urbana ed extraurbana, sempre più indispensabile: lo ricordiamo a Milano il numero di visitatori ha superato i sette milioni l’anno.

«Il recupero di queste aree servirà infatti a far crescere il trasporto ferroviario e quello pubblico cittadino. Attraverso un investimento di circa 100 milioni di euro per le stazioni già esistenti, questa primavera inizieranno i lavori per Tibaldi e Bocconi, prevediamo di realizzare una stazione Stephenson, una Mind (legata a Expo) e una a Dergano», afferma Maran. L’intento è dotare la città di una vera Circle Line, come Londra o Parigi.

A Linkiesta l’assessore spiega poi che «grazie agli oneri di urbanizzazione – oltre agli “extra” per gli scali più grandi, come Farini e Porta Romana, dove l’indice di fabbricabilità è stato innalzato rispetto a quello originariamente previsto nel 2015 per permettere la costruzione di più alloggi – il Comune di Milano riuscirà a ricavare circa 80 milioni di euro, che serviranno a ulteriori e importanti investimenti. Non solo. Nelle procedure di vendita da parte di Fs sono previsti almeno altri 50 milioni di euro derivanti dall’aumento di valore delle aree riqualificate. Una parte di questi soldi verrà investita per potenziare la rete ferroviaria cittadina, un’altra, sarà impiegata per interventi su quella nazionale. In una chiara logica redistributiva».

Altri due tasselli chiave del progetto sugli scali ferroviari, secondo l’assessore Maran, saranno proprio la redistribuzione e l’accessibilità. «A me piacciono molto Porta Nuova e City Life, ma è indubbio che l’offerta abitativa di questi due quartieri si rivolga solo a fasce di reddito alte. Ecco perché a Farini, come a Porta Romana, abbiamo deciso di puntare sull’edilizia residenziale pubblica. È stata quindi una precisa scelta politica».

Gli ingredienti sono tanti. Ovvi per una città da sempre molto ambiziosa. Il confronto – anche assieme ai cittadini – e i lavori per portare avanti il progetto, per dargli via via contorni sempre più definiti, sono iniziati 15 anni fa, nel 2005. Oggi, almeno in termini di progettualità, proposte e idee, Milano può raccogliere i primissimi frutti. Ma perché il futuro immaginato possa concretizzarsi ci vorrà tempo. Ad ammetterlo è lo stesso assessore: «La prospettiva è quella del 2030, ma sarei stupito se tutti e sette gli scali per quella data fossero già pronti. Aree così importanti necessitano di tappe. L’importante è non perdersi». Staremo a vedere, perché il piano è molto ambizioso. E se Palazzo Marino dovrà dimostrarsi capace di vigilare in modo capillare, anche la cittadinanza dovrà pretendere un proprio ruolo, senza mai smettere di domandarsi quale possa essere il migliore futuro possibile per la città.

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