Città invisibili
30 Maggio Mag 2013 0512 30 maggio 2013

Le glass house? Belle perché trasparenti

Iniziò tutto con la famosa glass house costruita nel 1949 da Philip Johnson in un bosco del Connecticut. Ora le case di vetro negli States spuntano qua e là nei centri urbani. L’appartamento di 200 metri quadrati che l’architetto Barry Alan Yoakum ha costruito per sé a Memphis, nel Tennessee. I palazzi affacciati sui percorsi pedonali della High Line a New York, progettati da Neil Denari. La residenza a tre piani da 335 metri quadrati che David Hertz ha costruito sulla passeggiata davanti all’Oceano a Venice, in California. Il palazzetto in una via, nella zona Lincoln Park, a Chicago.
Quello delle case di vetro una tendenza in progressiva crescita. Per qualcuno un voyerismo al contrario, da dentro a fuori. Molto più concretamente la necessità-bisogno di mostrare-mostrarsi anche nella consuetudine della quotidianità. Senza reticenze. Spogliati da falsi pudori. Da fuori si po’ osservare il signor Nisbet che guarda la tv sprofondato sul suo divano oppure la piccola Kathrin fare i compiti sul tavolo della cucina. Allo stesso tempo, da dentro, il cielo, la strada, il passeggio delle persone sembra tutto più vicino. Meno filtrato.
Il grande sogno della trasparenza che si è formato tra le due guerre oggi viene ripreso come citazione in chiave postmoderna. Il modello scandinavo e olandese trasportato in America e rielaborato da Mies van der Rohe e Johnson.
Nell’era di facebook, di twitter, della rete virtuale che avvicina persone lontanissime, le permette di mettere in piazza i loro pensieri, le loro sensazioni con assoluta immediatezza, le case di vetro s’inseriscono alla perfezione. Rispondendo in fondo ad una richiesta antica. Quella di mostrarsi per come si é. Senza finzioni. Annullando qualsiasi distinzione tra “pubblico” e “privato”. Giungendo a diventare metafora della buona politica in una stagione nella quale anche le rappresentanze mostrano di essere in crisi. Torna in mente un episodio dell’antichità romana. Quello nel quale Plutarco sottolinea i giusti meriti di Livio Druso. La casa del tribuno della plebe, racconta lo storico, aveva molte parti esposte alla vista dei vicini, così un artigiano gli propose alcuni cambiamenti dietro il compenso di soli cinque talenti. “Ne avrai dieci se la renderai tutta trasparente perché i cittadini possano vedere in che modo vivo io”, rispose Livio Druso. Un episodio verificatosi molto tempo fa. Quando le case erano quasi tutte “chiuse” all’esterno. Insomma in maniera non molto dissimile da quanto accade ora in Italia. Forse proprio per questo si avverte il bisogno di guardare dentro.

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