Simone Galimberti
Banca(rotta)
27 Novembre Nov 2016 1505 27 novembre 2016

La Cassazione inchioda la Consob alle sue responsabilità: l'omessa vigilanza determina il risarcimento del danno all'investitore (Cass. Civ., I Sez., n. 23418 del 17/11/2016)

Consob

Torniamo su un argomento che avevamo già trattato, per alcuni aspetti, nel precedente post dal titolo I guai di Veneto Banca con l'A.G.C.M. e la reputazione delle banche ai minimi storici: di chi la responsabilità maggiore? "Dei clienti ignoranti": parola di Consob (ma non solo).

In tale contributo avevamo analizzato quali fossero le responsabilità dei vari soggetti coinvolti nella "gestione" della crisi che affligge il sistema bancario ed avevamo rilevato dalle dichiarazioni dei vari Visco, Padoan, Vegas, etc. come per tali signori la colpa nasca orfana.

In particolare avevamo richiamato le parole del "signor Consob" che con candore quasi virginale aveva affermato come "le vicende relative alla liquidazione delle quattro banche non mettono in discussione la validità di fondo dei modelli di vigilanza sulla prestazione dei servizi d’investimento (di Consob)".

Peccato per Giuseppe Vegas che la magistratura la pensi in maniera molto differente in tema di (omessa) vigilanza della Consob!

Risale, infatti, a pochi giorni fa (precisamente al 17 novembre scorso) la pubblicazione del testo della sentenza numero 23418 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, liberamente consultabile nella sua interezza al seguente link.

In tale arresto giurisprudenziale si conferma la decisione del tribunale di merito in materia di responsabilità da prospetti informativi di investimenti proposti da soggetti sui quali la Consob, evidentemente, non aveva attentamente vigilato.

Cosa era successo esattamente?

La sentenza, nella sua ricostruzione fattuale, è molto chiara e, quindi, merita leggerne la parte qui sotto riportata per farsi un'idea ben precisa della materia del contendere.

La Corte d'appello di Milano, in riforma della sentenza di primo grado, e decidendo su rinvio disposto da questa Corte Suprema con sentenza del 25 febbraio 2009, n. 4587, ha condannato in solido M.P. (quale erede di B.), F.G. e L.S., rispettivamente commissario ed esperti della Consob, al risarcimento del danno in favore di I.G., anche quale procuratore speciale di R.S. ed altri 897 sottoscrittori (ed eredi) delle quote H.V.S.T. - Hotel Villaggio Santa Teresa s.r.l., nella misura complessiva di € 6.301.291,63, suddivisa sulla base dei certificati partecipativi in atti, oltre rivalutazione monetaria secondo gli indici Istat dalle singole sottoscrizioni delle quote alla data della decisione e con gli interessi legali.
La corte territoriale ha ritenuto che:
a) la sentenza di rinvio le ha demandato di accertare e distinguere le responsabilità individuali a titolo di colpa o dolo, anche traendo elementi dalla sentenza istruttoria penale, pur priva di effetti di giudicato; è divenuto, invece, già definitivo l'accertamento circa la falsità in prospetto, la sua agevole rilevabilità ed il nesso causale tra l'omessa vigilanza e il danno agli investitori;
b) sussiste la responsabilità del commissario e degli esperti Consob, potendosi individuare per ciascuno di essi le condotte colpose, dalla corte territoriale ravvisate sulla base dell'istruttoria svoltasi;
c) non sussiste il concorso di colpa degli investitori nella causazione del danno, perché le notizie di stampa non ebbero diffusione generale e comunque non indicavano la falsità del prospetto, ma solo l'esistenza di rischi (...).

Fatto incidentalmente notare che la vicenda si è trascinata per svariate decine di anni, tanto che era già stata oggetto di precedenti decisioni con rinvio della stessa Cassazione, rispettivamente datate 2001 e 2009 (tempi della giustizia a dir poco desolanti!!!), la sentenza in commento conferma la decisione della Corte di Appello di Milano che aveva condannato tre soggetti, all'epoca dei fatti commissario ed esperti della Consob, a rifondere ingenti somme agli investitori, essendo stata conclusivamente accertata la responsabilità per "falsità in prospetto" ed omessa vigilanza, direttamente connessa al danno patito dagli investitori.

In buona sostanza, quindi, la conclusione della Cassazione in merito alla vicenda è che i commissari e gli esperti della Consob devono risarcire i danni provocati agli investitori i quali scelgono di aderire all'offerta tratti in inganno da prospetti informativi su cui non sia stato attentamente vigilato da parte di chi doveva per legge.

E' interessante rilevare come i componenti ed i funzionari della Consob condannati in via definitiva dalla Cassazione avevano tentato di difendersi contestando la decisione della Corte d'Appello in merito alla supervisione, che, secondo l'interpretazione presentata in sede di difesa, non presentava i presupposti di colpa grave o dolo prescritti dalla legge per la punibilità di tale condotta.

La tesi è cristallinamente sconfessata dai giudici di merito (prima) e da quelli di legittimità (poi) con parole che è molto istruttivo leggere:

La corte territoriale si è attenuta ai dicta della pronuncia di rinvio n. 4587 del 2009 (la quale, a sua volta, è stata preceduta dalla pronuncia n. 3132 del 2001), ricercando se fosse specificamente imputabile ai funzionari ed esperti, convenuti in giudizio, il danno a titolo di colpa grave. Invero, la sentenza di questa Corte n. 4587 del 2009 aveva fissato il principio secondo cui, "perché possa configurarsi, a norma dell'art. 28 Cost., la responsabilità per danni verso i terzi dei commissari della Consob nonché dei loro dipendenti od esperti in conseguenza di atti o comportamenti adottati nell'esercizio delle loro funzioni, è necessario che essi abbiano agito con dolo o colpa grave, così come previsto dal D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 23 (T.U. disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato), applicabile, in quanto espressione di un principio generale, a chiunque sia legato da un rapporto di servizio con la Commissione".
Esattamente questo il principio di diritto applicato dalla sentenza impugnata, la quale ha ricercato in capo a ciascun responsabile, adeguatamente motivando, i profili dell'elemento soggettivo della fattispecie.

Ancora più limpida ed incontrovertibile è la Corte di Cassazione quando afferma che:

(...) occorre ancora precisare come la corte del merito abbia del pari correttamente ritenuto ormai accertati in via definitiva, quali premesse logico-giuridiche della sentenza rescindente, le evidenti falsità, facilmente rilevabili per la Consob dai documenti depositati o dai dati contenuti nel prospetto. Va, anzi, notato che detto accertamento era già passato in giudicato interno sin dalla prima sentenza di legittimità n. 3132 del 2001 (si legga quanto affermato già dalla sentenza di rinvio del 2009).

Ripetiamo, a favore del lettore, che nel dispositivo della sentenza si parla espressamente di:

EVIDENTI FALSITA', FACILMENTE RILEVABILI, all'occhio professionale di chi fa questo per lavoro (Consob), dai documenti depositati o dai dati contenuti nel prospetto.

E qui evidentemente il pensiero corre agli investitori delle quattro banche risolte che avevano a suo tempo sottoscritto obbligazioni subordinate di banche oramai prossime alla "decottura", se non già "stra-cotte"!

I prospetti informativi di tali emissioni obbligazionarie erano stati "avallati" dalla Consob senza il benché minimo battito di ciglia e senza alcun rilievo critico da parte sua, tanto che la domanda nasce spontanea:

non erano, forse, altrettanto evidenti o facilmente rilevabili (all'occhio attento e professionale di un'autorità di vigilanza che si rispetti) le falsità nei documenti depositati o nei dati contenuti nei prospetti informativi?

Ci piace richiamare nuovamente le parole della Cassazione nella sentenza commentata, laddove essa dice testualmente che:

(...) poiché la responsabilità della Consob deriva, ai sensi dell'art. 28 Cost., da quella dei suoi funzionari, la cui condotta si pone quale elemento della fattispecie di una responsabilità per fatto altrui imputata all'autorità di vigilanza, l'accertamento del fatto materiale relativo alla falsità in prospetto ed alla sua rilevabilità ictu oculí (...) è non più modificabile anche ai fini della valutazione della condotta dei funzionari: ferma restando la necessità di un autonomo apprezzamento dell'elemento soggettivo dell'illecito, per essi caratterizzato (...) almeno dall'integrazione della colpa grave.

Almeno colpa grave dei funzionari Consob, quindi, ci fu nella vicenda sopra rammentata e ricordiamo (a favore dei lettori non necessariamente ferrati in materia giuridica) che per un professionista integra la colpa grave la mancanza di un dovere di diligenza o attenzione, che causi un danno a terze persone.

Da ciò scaturisce la domanda conclusiva di questo post che volentieri rivolgiamo all'autorità di vigilanza, di cui Giuseppe Vegas è il presidente:

un "guardiano" che "dorma" anziché vigilare o addirittura sia "assenteista" o che, anche presentandosi al lavoro, liquidi le proprie mansioni con leggerezza e superficialità, alla faccia del benché minimo scrupolo professionale, che razza di "guardiano" è? Lo vorrebbe finalmente spiegare ai tutti quei risparmiatori che si sono visti "azzerare" da un giorno all'altro (tutto fatto a "norma di legge", sia chiaro!) una consistente fetta di risparmi?

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