Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (ci si iscrive qui) – La vicenda intorno al disegno di legge Salva Milano, che punta a sbloccare lo stallo sull’urbanistica nel capoluogo lombardo, è a dir poco articolata. C’è una questione squisitamente politica, con la giunta del sindaco Beppe Sala che, dopo l’arresto dell’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, ha deciso di revocare il suo sostegno al testo già approvato alla Camera e in attesa del via libera in Senato.
La scelta ha diviso la maggioranza cittadina. Da sempre contrari al Salva Milano e alla posizione ufficiale mantenuta da Sala, i Verdi hanno definito il recente dietrofront una «vittoria ambientalista». Azione e Italia Viva, in linea con la posizione del centrodestra (ma non tutto), sperano ancora nell’approvazione definitiva della norma, perché Milano – scrive su X il senatore Ivan Scalfarotto (Iv) – si è costruita una «solida e prestigiosa reputazione» e quindi non può restare «immobile».
Intanto, l’assessore milanese alla Casa, Guido Bardelli, si è dimesso dopo che le intercettazioni della procura hanno fatto emergere alcune sue chat con Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio. «Dobbiamo far cadere questa giunta», avrebbe scritto Bardelli nel dicembre 2023, quando non aveva ruoli a palazzo Marino, riferendosi all’operato dell’assessorato alla Rigenerazione urbana guidato da Giancarlo Tancredi.
Beppe Sala, di conseguenza, ha ridefinito l’assetto della sua giunta. Il nuovo assessore all’Edilizia residenziale pubblica sarà Fabio Bottero del Pd (ex sindaco di Trezzano sul Naviglio, coordinatore di Avviso Pubblico per la Lombardia), mentre l’attuazione e l’implementazione del Piano Casa – con l’obiettivo di creare diecimila nuovi alloggi a canone calmierato in dieci anni – passerà a Emmanuel Conte (Risorse finanziarie, economiche e patrimoniali), che ricoprirà il ruolo di assessore al Bilancio, Demanio e Piano casa. Marco Granelli (Sicurezza) diventerà assessore alle Opere pubbliche, alla Cura del territorio e alla Protezione civile; le funzioni relative alla sicurezza saranno presidiate dal Comitato strategico per la sicurezza e la coesione sociale (presieduto da sindaco e vicesindaco).
Poi c’è una questione pratica, legata ai cittadini. Molte persone hanno comprato casa e non sanno quale sarà il destino dei loro investimenti, perché decine di cantieri – sotto sequestro – sono fermi dalla scorsa estate. Le ultime vicende di attualità rischiano di intensificare e allungare questo clima di incertezza, e la riduzione dell’offerta – il mercato immobiliare è praticamente fermo – potrebbe innescare un ulteriore aumento dei prezzi in una città in cui gli stipendi sono già drammaticamente disallineati ai costi (ma è ancora presto per dirlo, perché il calo della fiducia degli investitori potrebbe anche tradursi in prezzi più bassi o stagnanti). Lo stesso clima di incertezza sta paralizzando i dipendenti dell’ufficio tecnico del Comune di Milano, preoccupati di firmare autorizzazioni con il rischio di finire indagati.
Insomma, la città ha bisogno di risposte e bisogna fare qualcosa per uscire da questa situazione. Ma quel “qualcosa” non può essere il Salva Milano, il cui testo ricalca due dei principali errori del recente rinascimento urbanistico meneghino: l’eccessivo potere dei privati (con tutte le sue conseguenze sui prezzi) e la marginalità delle questioni ambientali all’interno del dibattito politico.
Come siamo arrivati fin qui? E perché i guai dell’urbanistica milanese dovrebbero interessare l’Italia intera? Secondo la procura, che indaga ormai da un paio d’anni, il Comune di Milano avrebbe permesso ai costruttori di realizzare da zero grandi edifici spacciandoli per ristrutturazioni. Gli oneri di urbanizzazione per le ristrutturazioni sono generalmente più bassi di quelli previsti per le nuove costruzioni, dato che le prime (in teoria) hanno un impatto minore sull’ambiente e la vivibilità dei quartieri.
Gli oneri di urbanizzazione sono contributi economici che i costruttori privati versano ai Comuni nel momento in cui realizzano opere edilizie di una certa importanza; i Comuni, a loro volta, utilizzano quel denaro per migliorare i servizi pubblici e le infrastrutture essenziali.
Secondo la procura di Milano, il capoluogo lombardo è stato il teatro di speculazioni edilizie travestite da interventi «green» di rigenerazione urbana. Tutto ciò si è tradotto in una cementificazione non prevista, non monitorata e, soprattutto, contraria al periodo storico in cui viviamo, contraddistinto da un’estremizzazione climatica impossibile da non notare. Tra il 2022 e il 2023, stando all’ultimo report dell’Ispra, quello lombardo è stato il quinto peggior capoluogo di Regione italiano per aumento di superfici impermeabili. «La città ha in realtà da tempo saturato gran parte dei suoli, avendo impermeabilizzato il cinquantanove per cento del territorio amministrato», si legge nel report Ecosistema Urbano 2024
La procura ha quindi fermato decine di cantieri per continuare a indagare su queste presunte ristrutturazioni fittizie, ma nel frattempo è emersa la necessità di una legge nazionale che sbloccasse un impasse dannoso per molti attori. Ecco spiegata la nascita del Salva Milano, approdato alla Camera a luglio e approvato a fine novembre 2024. Ma senza il sostegno del Pd, prima diviso e ora compatto, la luce verde del Senato diventa altamente improbabile. La scadenza per la presentazione degli emendamenti, originariamente in programma mercoledì 12 marzo, è stata rinviata a data da destinarsi.
Il punto fondamentale del Salva Milano è il seguente: i cosiddetti “Piani attuativi comunali”, finora necessari per demolire e ricostruire edifici con sagome e volumetrie diverse, non saranno più obbligatori per gli interventi realizzati in «ambiti edificati e urbanizzati». Significa che, stando al testo del disegno di legge, per costruire un grattacielo al posto di un edificio di pochi piani sarà sufficiente la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) per ristrutturazione, senza necessità di un piano attuativo specifico. La Scia, va specificato, è molto più semplice e rapida da ottenere rispetto ai classici permessi dei Piani attuativi comunali, che richiedono più denaro e burocrazia.
Al netto delle accuse di deregulation da parte di Avs e Movimento 5 Stelle, è importante ascoltare la voce degli urbanisti e degli architetti contrari al provvedimento, spesso preoccupati per le implicazioni nazionali della norma. In più, secondo la procura di Milano, Giovanni Oggioni (ma non solo) avrebbe esercitato pressioni su alcuni parlamentari nella fase di scrittura della legge, anche nella speranza di accelerare l’iter di approvazione. L’accusa parla dell’esistenza di «un sistema», composto da una rete di professionisti pubblici e privati, che tende a controllare e ad approvare in modo poco trasparente i permessi di importanti progetti edilizi in città, favorendo operazioni immobiliari speculative.
«In nessuna altra parte della Lombardia, dove vige una legge più permissiva sulle rigenerazioni, è successo quello che è accaduto a Milano. La retorica della città-stato che fa da sé, attira capitali e ha regole diverse ha alimentato tracotanza e relazioni pericolose», dice Elena Granata, professoressa di Urbanistica al Politecnico di Milano, in un’intervista al Corriere. Ora, prosegue Granata, potrebbe iniziare una «nuova stagione», perché l’idea di «uno sviluppo legato solo al mattone ha cancellato tutti gli altri temi: salute pubblica, qualità dell’aria, povertà, istruzione. Il futuro non è un’edilizia scissa dall’urbanistica, la questione casa da sola non esiste. Densificare a discapito della qualità, del verde e della sicurezza non è lungimirante».
Il primo capitolo di questa stagione – una volta fatta chiarezza sul fronte giudiziario – dovrebbe essere il nuovo Piano del governo del territorio (Pgt), lo strumento urbanistico che stabilisce come e dove si può costruire. Serve un Pgt che guardi al “consumo di suolo zero”, che stabilisca un percorso concreto e chiaro per riqualificare le aree dismesse, depavimentare e distribuire i servizi con più equilibrio nei vari quartieri. In Europa, vedi Vienna, esistono metropoli che sono riuscite a inserire le tre sfere della sostenibilità (sociale, ambientale, economica) nelle pratiche di sviluppo urbano. In Italia ci siamo arresi alle prime difficoltà e pensiamo che la crescita gentile sia un’utopia da radical chic.
I cambiamenti devono poi avvenire anche nelle organizzazioni interne, essendo l’edilizia, l’urbanistica e l’architettura temi interdisciplinari e in costante evoluzione. Un’idea da non scartare, anche se incentrata sulla preparazione accademica, è arrivata dall’architetto Massimo Roj: «Mi pare evidente che oggigiorno in Italia la laurea in Architettura non sia più sufficiente, servirebbe una specializzazione in diritto amministrativo e urbanistico», ha detto al Corriere. In generale, nella pianificazione delle città non si può ragionare a compartimenti stagni, soprattutto perché gli aspetti sociali ed ecologici saranno sempre più centrali: la collaborazione tra professionisti diversi è la condizione necessaria e sufficiente per un sano e rapido adattamento climatico in ambito urbano.