Il fotovoltaico fa bene alla Cina e al carbone
La Cina ha sviluppato una filiera industriale fotovoltaica che ha conquistato i mercati. E dato che l’elettricità cinese dipende dal super inquinante carbone, è con esso che vengono prodotti i "verdi" pannelli che poi vengono esportati e istallati in Europa per risparmiare CO2. Ecco come funziona questo paradosso ambientale.
Questo articolo è tratto dall'introduzione de "La Guerra del Clima - Geopolitica delle Energie Rinnovabili", di Stefano Casertano, in uscita per Francesco Brioschi Editore
L’Italia nel 2010 ha pagato oltre 800 milioni di euro l’anno per generare dal fotovoltaico appena lo 0,54 percento della propria energia elettrica. Si tratta di poca elettricità, e a prezzo relativamente alto. Con le ultime negoziazioni sul Conto Energia, la bolletta fotovoltaica nazionale a regime potrebbe costare fino a 6-7 miliardi di euro l’anno.
La prima ragione alla base di simili scelte potrebbe essere la salvaguardia dell’ambiente, e più nello specifico per l’adempimento degli accordi del “Protocollo di Kyoto”. In virtù di questo accordo internazionale, così come di altri impegni europei, ci siamo impegnati ad aumentare di molto la quota rinnovabile nel nostro mix energetico.
La domanda che ci potremmo porre, a questo punto, è se a fronte di tanti sforzi Kyoto sia riuscito a ottenere i risultati in cui speravamo. La risposta, sorprendente e cruda, è: “no”. Il trattato, in forza dal 2005 alla fine del 2011, aveva l’obbiettivo di ridurre le emissioni del 5,2 percento rispetto ai livelli del 1990. Mentre era in vigore, le emissioni globali sono aumentate di molto.
Kyoto non è fallito perché qualcuno non abbia rispettato gli impegni previsti: i paesi che vi hanno aderito sono stati encomiabili. Il problema riguarda la struttura stessa dell’accordo. I paesi “sviluppati” facevano parte di una lista costretta alla riduzione del 5,2 percento. Altri paesi “in sviluppo” erano stati inseriti in un’altra lista, denominata “Annex II”, che formalmente li includeva nell’accordo, ma che non li obbligava a nessuna riduzione. Da qui ha avuto origine il disastro.
La ragion di stato ha voluto che la Cina facesse parte dell’Annex II. Il dragone asiatico ha dimostrato un talento diplomatico senza eguali: ha costretto l’Europa a impegnarsi nelle riduzioni, lasciando aperta per sé la possibilità di diventare il maggior paese al mondo per emissioni di gas serra (anno 2007). Ciò ha comportato disequilibri devastanti nell’ambito del protocollo.
Visto che i paesi europei erano costretti a ridurre le emissioni, Kyoto incentivava la chiusura di fabbriche in Europa, e ne facilitava la riapertura a Pechino. Le fabbriche riaperte in Cina producono oggi beni che vengono in ampia parte reimportati verso Occidente. Poiché gli impianti rilocalizzati in Cina non sono sottoposti a vincoli nella produzione di CO2, le emissioni globali sono aumentate anziché diminuire.
I capaci imprenditori cinesi hanno inoltre sviluppato una filiera industriale fotovoltaica che ha conquistato i mercati di tutto il pianeta. La produzione di moduli solari si basa su un processo produttivo ad alta intensità elettrica: disporre di corrente a basso costo è un fattore determinante di successo. Dato che l’elettricità cinese dipende dal (super-inquinante) carbone, è con esso che vengono prodotti i “verdi” pannelli solari i quali poi, trasportati per mezzo mondo, vengono installati in Europa per “risparmiare CO2”.
C’è di più: la corrente elettrica prodotta da questi pannelli fotovoltaici è molto più costosa rispetto a quella generata dal carbone, per cui una volta che essi saranno stati installati in Italia o Francia, contribuiranno ad alzare il costo della bolletta elettrica locale, rendendo così il “sistema paese” ospite meno competitivo rispetto a quello cinese. I pannelli solari, a queste condizioni, rischiano di fungere da “cavalli di Troia” elettrici, con obbligo ventennale di mantenimento – cioè la durata tipica di un piano di incentivi europeo. Non è un caso che su circa 7.000 megawatt di pannelli solari prodotti in Cina nel 2010, oltre 6.000 sono stati esportati.
L’Italia soffre in pieno lo squilibrio internazionale del mix Kyoto/Wto: importiamo il 98 percento del silicio trattato, e l’85 percento dei pannelli assemblati. Ai tedeschi va un po’ meglio, perché dispongono di una filiera industriale più completa; ma a fronte del boom del 2010 (+70 percento di pannelli installati sul territorio, da 10 a 17 GWp), anche la Germania è diventata importatrice netta di pannelli – con sommo imbarazzo per Berlino.
Un elemento è certo: l’Italia non uscirà da sola da questa situazione. La spesa dei consumatori in elettricità rinnovabile potrebbe avere un senso, ma solo se davvero contribuirà alla diminuzione delle emissioni globali. La speranza è che il Trattato di Kyoto, in scadenza alla fine del 2011, possa essere sostituito da un nuovo accordo che giustifichi i sacrifici contenuti nelle bollette delle famiglie italiane.
L’appuntamento del vertice climatico di Durban, dal 28 novembre all’11 dicembre 2011, dovrà mettere tutti d’accordo sul nuovo assetto che si vorrà raggiungere. Gli scorsi summit di questo tipo, tenutisi nel 2009 a Copenaghen e nel 2010 a Cancún, hanno risentito molto negativamente della conflittualità tra i punti di vista cinese e americano. Pechino farà concessioni solo a fronte di riduzioni da parte americana.
In questa “sfida al vertice del clima” si sta giocando una partita che va ben oltre le sole rinnovabili, e riguarda le economie e gli stili di vita dei cittadini di tutto il mondo. Nonostante qualche voce scettica, la ricerca scientifica sostiene che ci rimangono solo pochi anni di tempo utile per contrastare efficacemente i cambiamenti climatici.
E si è aperta anche la corsa al “Solare del deserto”, con consorzi guidati dai francesi (Medgrid) e dai tedeschi (Desertec), che sfrutteranno il “Solare a concentrazione”. È proprio in questa nuova tecnologia che l’Italia ha la possibilità di sviluppare una vera “filiera industriale”, recuperando il terreno perso e che sta lasciando, letteralmente, a Parigi e Berlino.
Siamo forse agli albori di una “Terza rivoluzione industriale”: se la prima è stata guidata dal carbone e la seconda dal petrolio, questa terza potrebbe essere basata sulle rinnovabili. Ma è solo una possibilità, e non una certezza, che richiede capacità di guida e ambizione. Sarà l’Italia in grado di accettare questa sfida?
*Docente di economia e politica presso l’Università di Potsdam e Senior Fellow di bigs-potsdam.org.






Commenti
Il Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi si farà promotore, di un originale sit-in a Roma innanzi a Palazzo Chigi, nella mattinata di sabato 12 novembre, nel quale parleranno le immagini di paesaggi inauditamente stravolti e cancellati da impianti eolici e fotovoltaici. Il Comitato, non intende “manifestare” per offrire una”prova di forza” che oltretutto non servirebbe. Intende, invece, adoperarsi affinché i nostri governanti con il loro impegno politico, il nostro legislatore con l’emanazione di leggi più restrittive e l’Autorità Giudiziaria con la ferrea applicazione di esse, salvino il paesaggio dalla vile aggressione in corso.
Si chiederà un incontro con il ministro Tremonti ed altri organi istituzionali per il taglio degli incentivi e l’impegno da parte della classe dirigente tutta per la riaffermazione, culturale e giuridica, dell’inviolabilità del Paesaggio, volano della nostra industria turistica, in un’epoca in cui esso rischia di scomparire alla nostra vista assieme alla memoria storica delle nostre popolazioni.
Verrà consegnato un documento che conterrà le analitiche motivazioni di tale nostra iniziativa, nonché le proposte che ci permettiamo di suggerire dopo che centinaia e centinaia di nostri iscritti ci hanno fatto partecipi del cambiamento della loro vita al quotidiano contatto con impianti eolici e campi fotovoltaici in prossimità delle loro proprietà.
Siete invitati tutti a partecipare.
Si accettano indicazioni di slogan per cartelli o striscioni, da valutare se in tema con l’evento. Quelli scelti verranno realizzati e portati da chi li ha proposti o in alternativa chi si vuole proporre.
Ogni gruppo è pregato di portare un cartello con la scritta della regione di appartenenza e foto di paesaggi deturpati, possibilmente del prima e dopo l’installazione dell’impianto.
Sul sito web del Comitato nazionale è disponibile il comunicato stampa per la pubblicizzazione dell’evento.
http://comitatonazionalecontrofotovoltaicoeolico.files.wordpress.com/201...
Gentile anonimo, gli 800 milioni si riferiscono ai soli bonus per il fotovoltaico (altrimenti avrei riportato 3,4 miliardi, che comprendono anche vento, biomasse e tutto il resto).
Sono d'accordo che è un "merito" della Cina esser riuscita a ricavarsi questa posizione. Sono negoziatori brillantissimi. Il problema è che il clima ci rimette.
Desertec, così come il francese Medgrid, sono ottime iniziative - in cui l'Italia ha solo un ruolo marginale, purtroppo.
SC
Se la Cina ha sviluppato la filiera del fotovoltaico e noi no, non è colpa della Cina, è colpa nostra. E poi nel conto degli incentivi non dovete inserire anche quelli per tutte le altre fonti rinnovabili. E su. se la diplomazia cinese è abile, anche l'ufficio marketing del nostro governo non è da meno.
Il progetto SOLARE TERMODINAMICO prospettato da Rubbia? Desertec : energia dagli specchi nel deserto
Non sembra meno folle economicamente
Costo 400 miliardi di euro. Produrrebbe 1000 MW.
http://www.ecoblog.it/post/4190/desertec-energia-dagli-specchi-nel-deser...
Una centrale nucleare da 1600 MW costa esagerando 6 miliardi di euro, ma produce energia per 60 anni non 20/25 come i pannelli fotovoltaici. Quindi le proporzioni dei costi reali sono di 1 a INFINITO?
L'art. parla di paradossi, bene con lo 0'54 di energia da queste "TRUFFE" chiamati pannelli, noi andremo a carbone, il quale è ben più radiologico del nucleare.
INFORMATEVI!:http://www.pieroiannelli.com/?p=822
Una frode.
Il cardine è il riscaldamento globale, la CO2 è correlata..
Chi ci guadagna?
Gli aumenti delle temperature medie globali sono statisticamente “IRRILEVANTI”, dal 1995, così come afferma uno dei padri della eco-bufala preso in castagna dal CLIMATEGATE.
I DATI ERANO CONTRAFFATTI. .
Basta cercare “CLIMAGATE” per sincerarsene.
“Il dottor Phil Jones (IPCC)ammette: Nessun riscaldamento Globale dal 1995..”
FONTE:http://www.dailymail.co.uk/news/article-1250872/Climategate-U-turn-Astonishment-scientist-centre-global-warming-email-row-admits-data-organised.html?ITO=1490
Ma attualmente il mare stà "SCENDENDO".. quindi ghiacci NON si sciolgono.
NIENTE INNALSAMENTO.
Su 55 misurazioni di marea monitorati dalla NOAA in Europa, solo su tre il mare sta crescendo ad un ritmo superiore a 2mm/anno, su venticinque il mare scende e su gli altri sale ma non a ritmo di armageddon.. in Europa (SCENDE) la media è -1,08 mm/anno.
FONTE:http://www.climatemonitor.it/?p=14044
Ricercatore della NASA ammette l'aggiunta di centimetri falsi del livello del mare.
FONTE: http://johnosullivan.livejournal.com/37328.html
Per l’ennesima volta nonostante si affermi che il 2010 sia stato l’anno più caldo di sempre,i dati mostrano l’esatto contrario,per non parlare dei ghiacci dell’Antartide,il quale quello marino hanno raggiunto il maggior record di estensione in 30 anni.
FONTE:http://daltonsminima.altervista.org/?p=12616
Ma se fa “FREDDO”? Dichiarano: Il freddo è causato dal riscaldamento. Basta una riga per sconfessarli –(E’ la prevalenza di movimenti d’aria su direttrice meridiana a forzare la temperatura alle alte latitudini, non il contrario )—
FONTE:http://www.climatemonitor.it/?p=14049
Ma allora questo riscaldamento globale?
SESSANTA MILIARDI DI DOLLARI al “WWF“! Lo leggo dal Telegraph nessuno ne parla?:..emersa però un’agenda nascosta circa la preservazione di questa parte di foresta che consiste nel permettere al WWF ed ai suoi partners di condividere la vendita di crediti di emissione di anidride carbonica per un valore di 60 MILIARDI DI DOLLARI,..
FONTE:http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/christopherbooker/7488629/WWF-hopes-to-find-60-billion-growing-on-trees.html
Non di meno Federparchi ed i parchi rappresentano per LEGAMBIENTE e per i suoi dirigenti la più grande fonte di guadagno (anche P.E.R.S.O.N.A.L.E ) dei prossimi decenni. CENTINAIA DI MILIONI DI EURO ! La parola magica è C.A.R.B.O.N – C.R.E.D.I.T
FONTE:http://youstrong.wordpress.com/
Con questa eco-follia della CO2 siamo al baratro economico, quindi sociale.
PARLIAMO DI “2.900 miliardi di euro di investimenti per portare l’Europa in un sistema a basse emissioni di CO2”
FONTE: http://www.businessgentlemen.it/index.php?option=com_content&view=articl...
Simpatico: Le 3 Canaglie del Carbon Tax: Soros, Al Gore, Maurice Strong. AL GORE.. potrà trarre vantaggi per la somma di miliardi di dollari ..
FONTE:http://www.mentereale.com/articoli/le-3-canaglie-del-carbon-tax-soros-al-gore-maurice-strong
Chiaro però questo titolo:” IPCC, GLI SPORCHI AFFARI DEL DOTT. PACHAURI”..Questi organismi comprendono le banche, le aziende del petrolio e dell’energia e i fondi di investimento pesantemente coinvolti nel “mercato delle emissioni” e nelle “tecnologie sostenibili” che, messi insieme, costituiscono il mercato più in rapida crescita del mondo, stimato prossimo a valere MIGLIAIA DI MILIARDI di dollari all’anno..
FONTE:http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=552
Schmidt, Helmut, in qualità di ex cancelliere del governo tedesco, in un discorso tenuto al Max-Planck-Gesellschaft ha definito alcuni scienziati dell’IPCC “truffatori”, aggiungendo che ritiene sia giunto il momento che una delle loro organizzazioni scientifiche analizzi al microscopio le attività del Panel con approccio critico e realistico e presenti i risultati in modo comprensibile all’opinione pubblica del suo paese.
FONTE: http://www.climatemonitor.it/?p=16316
Qui una più ampia trattazione dell’argomento:
http://www.pieroiannelli.com/?p=8
Cordialmente.
Piero Iannelli
Caro NonnoFranco, come detto, la documentazione completa è nel libro - è stato scritto apposta. La storia delle emissioni pro capite è una castroneria economica, che i cinesi continuano a propinarci. I 300 milioni di cinesi industrializzati inquinano molto più degli americani. È per questo che il dato rilevante è l'intensità carbonica dell'economia (co2/dollari di pil). Il resto è marketing.
Sx
Quando si parla del conto energia e del fatto che il fotovoltaico in Italia viene pagato dalle bollette degli utenti, si tiene conto anche del fatto che per la legge italiana il carbone e il gas sono considerate energie rinnovabili? Vedi legge Andreotti e successive..
Quando si passa dal commento generico alle cifre, bisogna documentarle.
In questo sito, http://hdr.undp.org/en/media/HDR_20072008_IT_Chapter1.pdf rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008, ce nesono molte. nonnoFranco.
I paesi ricchi dominano il conto globale
delle emissioni (figura 1.4). Collettivamente,
rappresentano circa il 70 per cento della co2
emessa dall’inizio dell’era industriale. Le emissioni
storiche ammontano a circa 1100 tonnellate
di co2 (tco2) pro capite nel Regno Unito e
negli Stati Uniti, rispetto a 66 tco2 pro capite
in Cina e 23 tco2 pro capite in India53. Queste
emissioni storiche sono importanti sotto due
aspetti. In primo luogo, come già rilevato, le
emissioni cumulative pregresse determinano
i cambiamenti climatici di oggi. In secondo
luogo, i margini di assorbimento delle emissioni
future sono una funzione residua delle
emissioni pregresse. Infatti, lo «spazio» ecologico
disponibile per le emissioni future è determinato
dalle azioni del passato.
Se si passa dai depositi ai flussi si ottiene
un quadro diverso. Una caratteristica singolare
di questo quadro è che le emissioni sono estremamente
concentrate in un piccolo gruppo di
paesi (figura 1.5). Gli Stati Uniti sono il maggiore
produttore di emissioni e rappresentano
circa un quinto del totale. Insieme, i primi
cinque – Cina, India, Giappone, Russia e Stati
Uniti – rappresentano oltre la metà; i primi
dieci, oltre il 60 per cento. Se i cambiamenti
climatici sono un problema globale, l’azione
nazionale e multilaterale da parte di un gruppo
relativamente ristretto di paesi o raggruppamenti
– come il G8, l’Unione Europea (ue), la
Cina e l’India – riguarderebbe una quota considerevole
del flusso totale di emissioni.
Comincia adesso? L'intensità di co2 delle emissioni cinesi (grammi di co2 per dollaro di pil) é la più alta del mondo (cina: 2,42; usa: 0,45) con l'85% dell'elettricità generata da carbone. È un fardello insopportabile per il clima, quale che sia il passato. La Cina sta replicando su scala enormemente superiore il modello di sviluppo occidentale dell'800.
La diplomazia cinese è abile a passare messaggi come quello citato da nonno... Per questo ho deciso di approfo dore cosa si celava dietro le ambasciate.
SC
Non si può criticare la Cina senza far presente che l'inquinamento prodotto dalla stessa comincia adesso, mentre la situazione in cui ci troviamo dipende dall'industrializzazione precedente e della quale gli USA non intendono farsi carico.
nonnoFranco
L'autoconsumo energetico sta allo sviluppo economico come l'orto di mia mamma sta all'autosufficienza alimentare.
Non è strettamente necessario focalizzarsi sulla fonte: produrre gli stessi servizi con un minor input di energia o più output a parità di energia coniuga efficienza e ambiente meglio di tanti incentivi costosi e distorti.
Numeri e calcoli sono nel libro!
Mica posso anticipare tutto...
Cordialmente,
Stefano Casertano
Non si può scrivere un articolo del genere senza menzionare qualche numero cruciale. Quale è il rapporto tra energia fornita dal pannello fotovoltaico ed energia necessaria per costruirlo? Senza questo dato (EROEI) è inutile parlare di bilanci di CO2
oddio, voi de linkiesta sempre a promuovere pubblicità al fotovoltaico....ma lo volete capire che è il futuro è il nucleare!!! Pensate un pò come Franco Battaglia http://ilpicchioparlante.wordpress.com/2011/06/04/le-battaglie-del-nucle...
(((((( sono ironico, ovviamente;D siete fortissimi))))))))))
L'articolo è ben fatto e sicuramente c'è qualcosa divero, quello che vorrei far capire è che le energia rinnovabile risulta molto vantaggiosa se autoconsumata.
Pertanto ogni azienda e per di + se producono per la greeneconomy dovrebbere essere obbligate a prodursi in casa almeno il 50% del proprio consumo. E se dal nuovo incontro la Cina accettasse questo, avremmo risolto parte del problema!
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