Lezioni da KyjivL’Europa sfida il Patriot, e anche Lockheed Martin cambia strategia

Pochi giorni dopo la nascita di una coalizione per uno scudo antimissile indipendente basato sull’innovazione ucraina, il colosso americano presenta una nuova versione del suo intercettore, progettata per costare meno della metà low cost. Coincidenza? Forse. Ma è evidente che gli americani hanno colto il messaggio del mercato

Due caccia F-16 dell’aeronautica militare ucraina sorvolano un sistema di difesa aerea e missilistica Patriot in una località non specificata dell’Ucraina, il 4 agosto 2024
AP/LaPresse

Per anni la difesa aerea occidentale è stata costruita attorno a un principio semplice: sviluppare il miglior intercettore possibile, anche a costo di spendere milioni di dollari per ogni missile. La guerra in Ucraina ha dimostrato che questo modello rischia di non essere più sostenibile. E nell’arco di pochi giorni sia l’Europa sia il principale produttore americano di sistemi antimissile hanno dato segnali che il paradigma sta cambiando.

Il primo passo è arrivato con la nascita della Coalizione per la difesa anti-missili balistici, annunciata a Parigi da Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Ucraina. L’obiettivo non è sostituire i sistemi nazionali già esistenti, ma costruire un’architettura europea integrata capace di sviluppare una nuova generazione di intercettori, sfruttando anche il know-how maturato dall’Ucraina in oltre quattro anni di guerra.

Il progetto ruota attorno a Freya, un sistema presentato dal presidente Volodymyr Zelensky come un’alternativa al Patriot americano: meno costoso, più semplice da produrre in serie e pensato fin dall’inizio per una produzione su larga scala.

Dietro Freya c’è Fire Point, azienda ucraina guidata dal controverso imprenditore Denys Shtilerman. In un lungo reportage pubblicato da The Atlantic, Shtilerman spiega senza mezzi termini l’ambizione del progetto: costruire uno scudo antimissile europeo indipendente dagli Stati Uniti. Secondo il manager, l’obiettivo non è soltanto contrastare la Russia, ma ridurre la dipendenza dell’Europa dalla tecnologia americana.

Pochi giorni dopo è arrivato un annuncio destinato a far discutere. Lockheed Martin ha presentato il PAC-3 ACE, una nuova versione dell’intercettore Patriot progettata per costare meno della metà dell’attuale PAC-3 MSE. L’azienda americana punta a sacrificare parte delle prestazioni più estreme per ottenere un missile più economico e facilmente producibile, anche in Europa.

Sarebbe forzato sostenere che il nuovo Patriot rappresenti una risposta diretta a Freya. Lo sviluppo di un intercettore richiede anni e il programma di Lockheed era certamente già in corso. Ma la coincidenza temporale racconta qualcosa di più interessante: entrambe le sponde dell’Atlantico stanno arrivando alla stessa conclusione.

La guerra in Ucraina ha cambiato l’economia della difesa aerea.

Per decenni il problema era costruire il missile più sofisticato possibile. Oggi il problema è riuscire ad abbattere minacce molto economiche senza esaurire rapidamente gli arsenali e i bilanci. Intercettare un drone o un missile da crociera con un intercettore da diversi milioni di dollari è una soluzione efficace, ma difficilmente sostenibile in un conflitto di logoramento.

È esattamente la filosofia che ha guidato l’industria della difesa ucraina. Fire Point produce droni e missili utilizzando componenti commerciali, motori recuperati e materiali compositi, eliminando tutto ciò che non è strettamente necessario. Come spiega Shtilerman, un drone deve sopravvivere abbastanza a lungo da completare la missione: qualsiasi prestazione aggiuntiva rappresenta soltanto un costo inutile.

Questa logica sta iniziando a influenzare anche i grandi contractor occidentali. Non significa rinunciare ai sistemi più avanzati, ma affiancarli con intercettori good enough: sufficientemente efficaci, molto meno costosi e soprattutto producibili in grandi quantità.

La Coalizione europea nasce proprio con questa ambizione. Non sostituire il Samp/T o altri sistemi già in servizio, ma creare una filiera industriale europea capace di sviluppare e produrre rapidamente una nuova generazione di difesa antimissile, valorizzando l’esperienza accumulata dall’Ucraina.

La vera novità, quindi, potrebbe non essere Freya né il nuovo Patriot. È il fatto che l’innovazione non procede più soltanto dai grandi contractor occidentali verso il campo di battaglia. Sempre più spesso è la guerra combattuta dagli ucraini a cambiare il modo in cui Europa e Stati Uniti progettano le armi del futuro.

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