Banda Ultralarga: partito il piano inizia la guerra tra i colossi delle telecomunicazioni

Ai nastri di partenza il piano strategico del governo con i primi bandi di preselezione per le «aree bianche». Sullo sfondo si delineano le cordate: da una parte Telecom e Fastweb, dall'altra Enel e Metroweb.

Banda Ultralarga Italia

Michael Bocchieri/Getty Images

1 Agosto Ago 2016 1005 01 agosto 2016 1 Agosto 2016 - 10:05

Il piano è chiaro e ambizioso: coprire entro il 2020 l’85% della popolazione italiana con infrastrutture per la banda ultralarga, cioè a velocità pari a 100Mbps (megabit per secondo) e garantire allo stesso tempo al 100% dei cittadini l’accesso alla rete Internet ad almeno 30Mbps. Un passo determinante per i privati cittadini ma ancora di più per le imprese italiane che devono fare i conti con una velocità media che può guardare dall’alto in basso solo Grecia, Croazia e Cipro. I Paesi top dell’area euro procedono a un passo che vale quasi il triplo del nostro.

In ballo per il piano Banda Ultralarga del governo ci sono 13 miliardi di euro. Una partita che in Italia coinvolte più di 94 mila aree. Il primo bando di preselezione, scaduto il 25 luglio dopo due proroghe, ha individuato le cosiddette “Aree bianche” o a fallimento di mercato, cioè zone in cui le infrastrutture per la banda larga risultano inesistenti e nelle quali si ritiene che non ci sia uno sviluppo futuro imminente. Lo scorso 30 giugno è arrivato il disco verde anche della Commissione Europea: il piano, ha scritto il commissario Ue Margareth Vestagher «è in linea con le normative dell’Unione europea» sugli aiuti di Stato. Per questa prima tranche di lavori il soggetto attuatole è Infratel, la società in house del Ministero dello Sviluppo Economico. Da lì i tecnici, spiegano, «vaglieranno le offerte pervenute e selezioneranno gli operatori con i requisiti per partecipare al primo bando vero e proprio». Dunque, avendo come orizzonte il 2020 c’è da correre, «e pure troppo», confida un addetto ai lavori sicuro che «questo è forse l’unico bando che può spostare qualcosa in Italia a livello sia a livello di denaro, sia a livello di lavoro».

In ballo per il piano Banda Ultralarga del governo ci sono 13 miliardi di euro. Una partita che in Italia coinvolte più di 94 mila aree.

In Lombardia è in gioco l’investimento più importante dei primi cinque lotti previsti. Le altre regioni al momento interessate sono Abruzzo e Molise (123 milioni), Emilia Romagna (232 milioni), Toscana (222 milioni) e Veneto (388,5 milioni). «Con questo bando - ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli - si fa un passo decisivo per mettere l’Italia al passo con i paesi europei più virtuosi entro il 2020 e questo primo intervento che coinvolge più di tremila comuni rappresenta già quasi metà delle aree bianche dell’interno Paese». Sulla carta dunque sarà scongiurato il pericolo di avere una «Italia a due velocità» e dalla metà di questo mese si avranno indicazioni più chiare su modi e tempi. Nel frattempo pubblica amministrazione e soprattutto comuni sono chiamati nei prossimi sei mesi a comunicare le informazioni al neo istituito catasto nazionale delle infrastrutture. Il sistema, gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico, nelle intenzioni conterrà tutte le informazioni relative alle infrastrutture presenti sul territorio, sia sopra sia sottosuolo, e permetterà di velocizzare lo sviluppo delle reti a banda ultralarga e risparmiare sui costi di posa della fibra. Insomma, più saranno accurate le informazioni date al catasto più si riduce il rischio che gli operai possano trovarsi di fronte sorprese inattese durante il cantiere.

Sullo sfondo di piani e buoni propositi sono iniziate le grandi manovre degli operatori, che già guerreggiano sul chi deve fare cosa. Palazzo Chigi ha benedetto Enel, che ha manifestato l’intenzione di portare la fibra nelle case degli italiani contemporaneamente a un’opera di sostituzione dei contatori elettrici, mentre Telecom, oggi interamente privata e passata in mano al gruppo Vivendi del finanziere bretone Vincent Bolloré si aggrappa all’Antitrust per non rimanere fuori dai giochi e perdere potenziali ricavi per 500 milioni. Per il gruppo è arrivato lo scorso 26 luglio l’accordo con Fastweb, lanciando così di fatto la sfida al progetto Enel del governo. Fastweb esce dunque da Metroweb e si allea con Telecom. «I nostri interessi - ha detto Alberto Calcagno ad di Fastweb - non sono allineati con quelli di Enel.

Attorno alle aree a fallimento di mercato non è fino a ora filtrato grande interesse degli operatori, anche se la stessa Telecom ha fatto sapere di voler partecipare a tutti i bandi anche nelle aree a fallimento di mercato. Si sono dunque delineate le correnti che nei prossimi anni battaglieranno nel settore: da una parte Enel e Metroweb, dall’altra Telecom Italia e Fastweb. L’auspicio? Che Internet anche in Italia si metta a correre.

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