I miracoli sono troppo facili e il Vaticano cambia le regole per ratificarli

Adesso i santi dovranno impegnarsi di più per far valere i propri miracoli. Di fronte a fenomeni inspiegabili, la commissione scientifica dovrà seguire dettami più restrittivi

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24 Settembre Set 2016 0146 24 settembre 2016 24 Settembre 2016 - 01:46

Non ci saranno più i santi di una volta. Il Vaticano ha deciso di cambiare il regolamento sui miracoli, materia complessa e scivolosa, per “mantenere il rigore scientifico dell’esame” e “preservare la sua distizione da questioni teologiche”. Lo ha detto Papa Francesco ad agosto, è stato reso noto a settembre.

I malpensanti già sorrideranno di fronte a espressioni come “rigore scientifico”, soprattutto perché si tratta di miracoli su cui si reggono processi di canonizzazione e santificazione. Eppure il punto è proprio quello: in questo mondo secolarizzato, anche il soprannaturale deve essere certificato dalla scienza. Perfino la Chiesa ne è costretta.

Per la precisione, la miracolosità del miracolo è sancita da una commissione di esperti – perlopiù medici – che stabilisce se, ad esempio, la guarigione (uno dei miracoli più diffusi) sia da attribuire a un intervento divino o se sia spiegabile con le umili conoscenze dell’uomo. Bastava la maggioranza semplice (su sette o sei medici in tutto) per avere un verdetto definitivo. Secondo Papa Francesco questo va cambiato: serve una maggioranza qualificata di due terzi (cinque su sette o quattro su sei). E poi un dettaglio: i dottori consultati dovranno essere pagati solo con bonifico e mai cash.

Non solo: il presidente del board dei medici ha diritto a un solo mandato, che può – in caso – essere rinnovato una volta sola (totale: 10 anni). Nessun caso di miracolo potrà essere riesaminato più di tre volte, e per ogni riesame devono essere presenti almeno nove dottori del board. Regole più restrittive che, dopo l’infornata di santi di Giovanni Paolo II, tentano di porre un limite a un uso che, forse, negli ultimi decenni era un po’ scappato di mano.

Certo, tutto questo non toglie che il miracolo sia, in sé, una cosa molto importante. Come spiega l’arcivescovo Bertolucci, di fronte a un evento inspiegabile “secondo il codice di diritto canonico, la prima parola appartiene alla scienza. Poi tocca ai teologi”. Loro sapranno trarre la giusta lezione: perché i miracoli “non sono aspetti marginali dei Vangeli”. Ah no? “I miracoli, che avvengono grazie all’intercessione dei santi, sono la manifestazione della presenza di Dio nella storia e, allo stesso tempo, confermano la loro santità”.

Però, se nelle revisioni si parla di bonifici al posto del denaro contante, e si innalza il numero dei medici necessari per un verdetto positivo, il sospetto finale – senza che la dottrina ne venga sfiorata, sia chiaro – è che i miracoli, che nessuno discute, forse avvengano anche grazie alla compiacenza (debolezza?) dei medici. Sospetto diabolico da respingere. Anche perché chi mai potrebbe escludere che anche questa, in fondo, non sia una manifestazione, un po’ contorta, della volontà del Signore?

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