Alzati e cammina: il test sulle scimmie che fa sperare chi è paralizzato

Due scimmie semiparalizzate sono riuscite a riprendere a camminare grazie a un dispositivo trapiantato nel cervello. L’esperimento è stato curato da alcuni scienziati svizzeri ed è un passo avanti verso la possibilità di riparare danni alla colonna cerebrale

Scimmia

STR/AFP/Getty Images

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23 Novembre Nov 2016 0840 23 novembre 2016 23 Novembre 2016 - 08:40
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Scienziati svizzeri fanno sapere che due scimmie semiparalizzate sono riuscite a riprendere a camminare grazie a un dispositivo trapiantato loro nel cervello. Lo studio della École Polytechnique Fédérale di Losanna, in Svizzera, recentemente pubblicato su Nature, ha realizzato con successo un ponte wireless tra i cervelli delle scimmie ed i loro arti posteriori. Diverse le tecnologie coinvolte: un dispositivo cerebrale capace di riconoscere l’intenzione dell’animale di camminare, elettrodi connessi alla colonna vertebrale per la stimolazione dei muscoli necessari e una connessione wireless tra i due impianti.

Si dichiara entusiasta Chad Bouton, a capo del Center for Bioelectronic Medicine presso il Feinstein Institute for Medical Research di New York. Bouton ha recentemente testato su di un volontario dalla mano paralizzata la possibilità di riprenderne il controllo facendo uso di segnali cerebrali trasmessi per mezzo di una manica intessuta di elettrodi. Altri studi hanno visto pazienti prendere il controllo cerebrale di robot. Quello che il nuovo progetto realizza per la prima volta è una connessione cerebrale senza fili e rappresenta perfettamente, secondo Bouton, lo sforzo della comunità scientifica di arrivare a sistemi “completamente trapiantabili ed invisibili” per restituire il movimento alle persone paralizzate.

La squadra internazionale responsabile dell’esperimento è stata condotta da Grégoire Courtine, neuroscienziato specializzato in stimolazioni elettriche epidurali.

Il gruppo di Courtine aveva già dimostrato di poter far camminare un ratto stimolandone la colonna vertebrale. In quel caso, però, erano gli scienziati a dirigere il movimento dell’animale.

Il gruppo di Courtine aveva già dimostrato di poter far camminare un ratto stimolandone la colonna vertebrale. In quel caso, però, erano gli scienziati a dirigere il movimento dell’animale.


Per arrivare a far sì che fosse il cervello dell’animale stesso a dirigere il movimento degli arti, gli scienziati hanno provocato in due scimmie un danno temporaneo ad un lato della colonna vertebrale, paralizzandone una zampa. La squadra di Courtine ha quindi inserito nel cervello delle due scimmie un dispositivo capace di riconoscere l’attività elettrica dei neuroni nell’area del cervello responsabile del controllo dei movimenti delle “gambe”.

Per mezzo di un trasmettitore wireless sviluppato dalla Brown University, questi segnali vengono trasmessi a una giacchetta indossata dalle scimmie che permette l’attivazione di una sequenza pre-programmata di stimoli elettrici alla colonna vertebrale in concomitanza con il pensiero delle scimmie di voler camminare.

Courtine è tra i fondatori della G-Therapeutics, società spin-off della EPFL, ed ha ottenuto 40 milioni di dollari in finanziamenti per lo sviluppo di tecnologie capaci di stimolare elettricamente la colonna vertebrale.

La G-Therapeutics sta testando i propri dispositivi su otto volontari in un programma di riabilitazione supervisionato da Jocelyne Bloch, neurochirurgo del Lausanne University Hospital e cofondatore della società.

Courtine spera di poter testare su questi volontari la possibilità del controllo diretto dei propri arti entro 5 anni.

Articolo tratto da Mit Technology Review Italia

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