Fede e stupefacenti: anche Mosè per vedere Dio assumeva LSD

C’è una nuova onda che prende piede nel frastagliato mondo della religione ebraica: prevede l’assunzione di droghe psichedeliche per migliorare il rapporto con il creato. Secondo la scienza funziona

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17 Dicembre Dic 2016 0830 17 dicembre 2016 17 Dicembre 2016 - 08:30

C’è una nuova ondata religiosa nel frastagliato mondo dell’ebraismo. Più frizzantina delle precedenti, senza aggressività e piuttosto spirituale. Ah, prevede l’utilizzo di droghe psichedeliche per raggiungere altezze cerebrali inesplorate. E, se possibile, conoscere meglio Dio.

A dire il vero, tra alti e bassi, la storia va avanti almeno dagli anni ’60, periodo di picco dell’LSD, quando il confine tra sperimentazione e cammino religioso era ancora piuttosto confuso, mentre era forte il sospetto che la ricerca del Signore fosse, più che altro, un nobile pretesto.

È in questo contesto di ostilità che comincia a operare Ram Dass, professore americano di psicologia che, nel 1963, venne cacciato da Harvard con il suo collega Timothy Leary con l’accusa di avere un tantino esagerato con gli esperimenti psichedelici. Non valse a nulla l’obiezione di Dass (che in realtà si chiama Richard Alpert) secondo cui grazie agli acidi avesse trovato Dio. Il mondo non era ancora pronto per queste cose. Di sicuro non lo era la classe dei rabbini americani.

Il tempo però, come spiega The Times of Israel, è galantuomo. Ora il tema è oggetto di varie ricerche scientifiche, e in molti sostengono che sì, un legame tra esperienze psichedeliche (ottenute attraverso le droghe o con altre procedure) e religione c’è. Lo dice questo studio della Johns Hopkins University, in cui si è notato che, somministrando psilocibina (principio attivo delle droghe psicotrope) a preti e rabbini, questi registravano esperienze mistiche di grande portata. Se ci credi, insomma, lo trovi.

Lo dicono anche altre ricerche, tutte d’accordo su un punto: l’utilizzo di LSD e sostanze simili aiuta, nei soggetti predisposti (i.e.: religiosi) l’esperienza mistica, con effetti positivi nella vita di ogni giorno (meno ansia, più fede, più tranquillità). Secondo il fondatore di MAPS-Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, cioè il professor Rick Doblin il popolo ebraico (non si capisce bene perché) avrebbe, per formazione culturale e tradizione una predisposizione maggiore al fenomeno. Insomma, aveva ragione Alpert.

Tanto è vero che, secondo altri ricercatori, anche alcuni episodi miracolosi presenti nel testo biblico possono essere interpretati alla lettera perché – ipotizzano – erano anche loro sotto effetto di acido. Bum: secondo Dan Merkur, professore di teologia di Toronto nella mitica “manna” biblica erano presenti elementi chimici molto simili all’LSD, provocando visioni e sensazioni di benessere. Lo stesso si può dire, secondo Benny Sharon della Hebrew University, della visione di Mosè di fronte al cespuglio che bruciava ma che non si consumava: non era una visione divina, bensì il risultato dell’inalazione del fumo del cespuglio, che con ogni probabilità conteneva le stesse sostanze dell’ayahuasca, la droga allucinogena dell’amazzonia.

E allora, visto che utilizzi di sostanze stupefacenti in rituali sciamanici dell’antichità sono più che documentati, la conclusione è una: la droga avvicina a Dio. Ma forse – e questo è il sospetto – lo inventa anche.

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