Un marziano a RomaSua Eminenza culturale è arrivata come un mito ed è finita come una comparsa

All’inizio i grandi nomi li invitiamo a cena, li fotografiamo e li mettiamo su un piedistallo. Poi basta un cameriere romano che dà del tu perché l’aura sparisca per sempre. Ma per fortuna ci sarà almeno un libro che racconterà tutto

Roma ponte
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Dell’arrivo a Roma dell’Eminenza Culturale si è cominciato a parlare l’anno scorso, come si parla dei pettegolezzi: ognuno diceva un pezzettino, e vai a sapere quali fossero veri e quali di fantasia.

È in crisi dopo il divorzio, e allora è venuto a Roma per un po’. No, è in fuga da una fidanzata postdivorzio, è per quello che si è rifugiato qui. Sta scrivendo un libro. No, si sta leccando le ferite.

Esce tutte le sere, la società letteraria romana all’inizio era onorata, pronta a inchinarsi al suo passaggio, provinciale come lo siamo noialtri coi forestieri di successo, però adesso si sono un po’ scocciati, sai come funziona, il marziano a Roma.

No, si fingono annoiati, ma in realtà sono sempre lì che organizzano cene per invitarlo, lui dice uh ma guarda che vitalità Roma, ci sono cose da fare ogni sera, Parigi non è mica così, e non sa che no, non è vitalità romana, è gente che vuole mettere in curriculum «L’Eminenza Culturale è venuta a casa mia», un pienone di damazze che mandano a memoria pagine di Flaubert per declamargliele, quale marziano, il marziano a Roma è un falso storico, i romani avranno sempre bisogno di foto di famosi per arredare le trattorie di Trastevere, figuriamoci se possono permettersi di snobbare qualcuno, di annoiarsi di qualcuno.

È il vero welfare delle signore in menopausa, l’Eminenza: lo sai che ha avuto una storia con Tizia? No, aspetta, dice che non è una storia, è stata una cosa di una notte, poi si sono reincontrati a una cena da Caio e lui non l’ha riconosciuta, lei si è offesa moltissimo.

Ma sei sicuro, io invece sapevo che aveva chiesto a Sempronio un consiglio perché voleva andare in analisi, lui gli aveva detto che l’unica psicanalista che conosceva era troppo bella ed era impossibile non distrarsi, e lui ha detto davanti a tutti «ah allora niente», poi ha aspettato che restassero soli e ha detto a Sempronio di dargli il numero, e poi in effetti è uscito con la psicanalista.

Ma che cos’è, Warren Beatty in “Shampoo”, le ho scopate tutte, mi fa sentire immortale? No no, aspetta, ma di Caia lo sai? Caia che ha scritto un libro per dire a tutti che se l’era scopato e lui ora vuole denunciarla?

Nel senso che il libro voleva scriverlo lui, immagino. D’altra parte cosa sta a Roma a fare, se non per scrivere un libro su tutti questi comitati d’accoglienza. No, lui mi sa che non scrive, ma Caia nega. Come nega. Sì, dice che l’Eminenza Culturale del suo romanzo non è lui, che è pazzo chi lo pensa, che è un’opera di finzione, la sua Eminenza si chiama in un altro modo. Ma non attribuisce, nel suo romanzo, un romanzo alla sua Eminenza con nome cambiato che però ha lo stesso incipit del più famoso romanzo dell’Eminenza lui-même? Oddio, che gioco di specchi, mi sono persa.

Niente, nel romanzo di Caia c’è uno che gli somiglia ma pare non possa essere lui perché Caia pare sia l’unica damazza della società letteraria romana che l’Eminenza Culturale non abbia rimorchiato. No, aspetta, c’è anche la mia amica Omissis, che l’ha incontrato a varie di queste cene e frigna sempre che lui le rimorchia tutte tranne lei, lei unica non sdraiata, lei invisibile, lei discriminata. Ma Caia non è stata ignorata, Caia pare non l’abbia proprio incontrato, forse ha scritto il romanzo per sublimare che tutte se lo sdraiavano tranne lei.

Chissà se tra le beneficate dall’eminente welfare c’è anche la fidanzata di quel grande scrittore la quale, di nascosto dal compagno, ha chiesto alle amiche di portare l’Eminenza Culturale a una cena dalla coppia. Il grande scrittore è molto geloso e, quando ha visto l’Eminenza Culturale aggirarsi come galletto in una terrazza riadattata a pollaio, ha ritenuto necessario sfidarlo: ma tu quante copie vendi? Ha vinto a chi ha il GFK più lungo la celebrità locale, evitando agli invitati e alle ambasciate un incidente diplomatico. 

Dopo molti mesi a parlarne a cena qualcuno ne ha finalmente scritto in pubblico, e da lì tutti, certo con grandi omissioni perché insomma, mica possiamo farci revocare gli inviti alle cene e perderci lo spettacolo d’arte varia dell’Eminenza Culturale che si fa le foto con le damazze, e poi se il suo editore si innervosisce non ci manda più i libri in omaggio, che sono sempre la priorità principale di chi scrive sui giornali. E comunque non serve scriverne, quel che c’interessa possiamo continuare a dircelo in privato.

Ma tu te lo ricordi quando ci sembrava figo, ci sembrava sexy, ci sembrava irraggiungibile, e ora va a qualunque festival culturale della provincia italiana come uno di noi disperati che scrocchiamo giorni di villeggiatura agli assessorati e alle proloco?

Dice che adesso vuole comprare una casa in Salento, fa tutte le cose che fanno quelli che spiegano l’Italia agli stranieri su TikTok, sembra ieri che lo leggevamo con ammirazione, speriamo che venga fuori che sta scrivendo un grande libro in cui sputtana la società letteraria romana, solo così sarebbe perdonabile.

Macché, mica ha il distacco di chi è lì per scrivere, il Salento è la prova definitiva, è ormai una comparsa di Ozpetek, il film sulla sua vita potrebbe interpretarlo Edoardo Leo, non ha mica più quell’aura di prima, dai, su, quale libro: è diventato uno che va ai podcast.

In realtà pare che un libro in lavorazione ci sia, c’è uno scrittore italiano che ha giustamente pensato che tutte quelle cene e quelle damazze che declamano Flaubert vadano messe a frutto, è pure uno dei più bravi per cui il libro rischia d’essere bello, vediamo se lui è ormai abbastanza comparsa da buffet in terrazza da offrirsi di presentare il libro in cui uno più sveglio di lui racconta la sua discesa nei talami romani dall’empireo delle eminenze culturali cui una volta apparteneva.

Sono passati centinaia di giorni, e credevo che il punto più romanzabile dell’estate italiana dell’Eminenza fosse la sera in cui si è fatto presentare un libro, in un qualche luogo di villeggiatura che vuoi non visitare con tutti i fondi che si stanziano per la cultura, da uno che ha i biglietti da visita con su scritto «coach umanista», che neppure voglio approfondire cosa significhi.

Ma questa vetta è stata superata ieri, quando in un bar dei Parioli l’Eminenza Culturale scriveva seduto a un tavolino, come quelli con la metà dei suoi anni e senza una credibilità e che hanno perciò bisogno di fare gli scrittori in pubblico, per sentirsi riconosciuti come tali.

Era lì che scriveva, era lì ormai di casa, aspettava qualcuno perché è ormai abbastanza parte dell’arredo urbano da dare appuntamento al bar, e il cameriere senza neppure alzare la voce gli ha detto col tono che si riserva alla clientela abituale: Emine’, te stanno a casca’ i soldi dalla tasca.

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