Emma, Mengoni, Pausini, Ramazzotti: cantautori stoca***

La discografia è finita, e a quanto pare anche i cantautori latitano. O meglio, chiunque canti ha cominciato a sentirsi cantautore, senza, precisamente, esserlo. A costoro bisognerà pure dirlo: cantautori stoca***

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22 Dicembre Dic 2016 0943 22 dicembre 2016 22 Dicembre 2016 - 09:43

In principio era Eros Ramazzotti. Lo conosciamo timido e impacciato a cantare di terre promesse, quasi incapace di mettere una frase di senso compiuto dietro l'altra nelle rare interviste, e di colpo lo ritroviamo cantautore, a firmare tutte le sue canzoni, con un immaginario pure piuttosto preciso. Che poi quelle medesime canzoni, da lì in poi, portassero sempre firme molto ma molto importanti, da princio quelle di Piero Cassano e di Adelio Cogliati, poi di tanti altri, fino all'ultimo lavoro che ha visto una sequenza di autori di rilievo quali Mogol, Pacifico, Bianconi, Kaballà e Federico Zampaglione, magari, potrebbe fornirci qualche indizio su come decodificare il suo essere cantautore, ma Siae canta, Eros lo è.

Del resto, guardando a quel periodo, e anche al periodo precedente, c'erano altri illustri colleghi del nostro che erano usi farsi “aiutare” da firme di prestigio, spesso quella di Giulio Rapetti, all'epoca solo in arte Mogol. Si pensi al più cantautore dei cantauori, Lucio Battisti, si pensi a Riccardo Cocciante.

Tutti nomi, questi, d'altra parte, inclusi nel genere cantautorale ma considerati un po' spuri, perché, a differenza dei cantautori cantautori, quelli che sono proliferati negli anni Settanta e che hanno raccontato quel periodo così difficile in musica, sempre e solo propensi a raccontarci i sentimenti invece che la Storia (o la storia, fate voi).

Farà eccezione Battiato con Sgalambro, ma vuoi mai arrivare a mettere in dubbio che Franco Battiato sia un cantautore?

Osiamo di più?

Il cantautore dei cantautori dei cantautori, Fabrizio De Andrè, è uno che ha spesso, se non sempre, collaborato con cantautori più giovani e linfaticamente freschi, da De Gregori a Bubola, via via, fino a Pagani e Fossati, ma era De Andrè, uno capace di mettere il proprio timbro su tutto, perfetto e impeccabile ricettacolo di poesia. Idem Gaber, che ha avuto sempre in Sandro Luporini la propria sponda nel mondo delle parole. Un rapporto talmente simbiotico da mettere fuor di dubbio il fatto che Gaber fosse a tutti gli effetti un cantatuore. Semplicemente era un cantautore che scriveva in coppia con un paroliere. Punto.

Nei fatti per anni sono stati loro, i cantautori, a dominare la scena italiana. I soli a trovare asilo nel mercato e fuori dalle logiche piuttosto asfittiche e statiche dei vari Festival di Sanremo e Festivalbar. Sono stati loro, questo pensavamo, a ridefinire il concetto di musica popolare, di musica leggera destinata a rimanere. Cioè, mica qualcuno avrà mai pensato seriamente che nel nuovo millennio ci saremmo ricordati dei Via Verdi o del Riccardo Fogli di Storie di tutti i giorni?

Capito che i cd erano proprio morti, si è pensato di puntare tutto sui talent, e già sapete come è andata a finire. Nei fatti quello che era un mondo popolato di cantautori si è trasformato in un mondo di interpreti

C'erano praticamente solo i cantautori.

Poi è successo qualcosa.

Il mondo della discografia è imploso. Di colpo, senza lasciare quasi traccia di sé. Come in Leftlovers, la serie tv, uno si sveglia la mattina e manca una porzione di popolazione mondiale. Lo stesso, ci siamo addormentati che esisteva la discografia, e al risveglio era tutto un download, uno streaming, un ritorno imperante del vinile con cifre che un tempo non avrebbero preso in considerazione neanche per i regali di Natale alle segretarie e ai receptionist.

Non bastasse, qualche genio ha pensato che la soluzione a questa carneficina fosse dentro la televisione. Non è mica un caso che il primo modo per fare cassa, quando arrivarono i fallimentari cd, fosse stato quello di aggiungere un piccolo sovrapprezzo per la pubblicità televisiva. Solo che stavolta, capito che i cd erano proprio morti, si è pensato di puntare tutto sui talent, e già sapete come è andata a finire. Nei fatti quello che era un mondo popolato di cantautori si è trasformato in un mondo di interpreti.

Essendo i talent, in poche parole, una sorta di karaoke senza Fiorello e con coreografie più belle, dove tutti, compresi i suddetti cantautori, si trovano a dover cantare cover, il mercato, chiamiamolo ancora così ché si sta avvicinando il Natale, ha deciso che gli interpreti erano tornati di moda, come negli anni Sessanta, dando libero sfogo a chi pensava di avere una voce interessante. Questo fatto ha da una parte rivitalizzato il mondo degli autori, a lungo tenuti in disparte e senza lavoro, dall'altro messo in una situazione di criticità i cantautori. Non fosse che qualche editore musicale ha ben pensato di congiungere i puntini (ha fatto più danni Steve Jobs con quel discorso che la pellagra), finendo per assoldare tutti i cantautori a disposizione per far scrivere canzoni per altri. Si pensi a Diego Mancino, a Ermal Meta, più recentemente a gente come Tommaso Paradiso, Calcutta, Niccolò Contessa de I Cani, ci si pensi senza lasciarsi andare a giudizi di merito, solo come constatazione amichevole dei fatti.

Qualche editore musicale ha ben pensato di assoldare tutti i cantautori a disposizione per far scrivere canzoni per altri. Si pensi a Diego Mancino, a Ermal Meta, più recentemente a gente come Tommaso Paradiso, Calcutta, Niccolò Contessa de I Cani. Ci si pensi senza lasciarsi andare a giudizi di merito, solo come constatazione amichevole dei fatti

Fin qui, come direbbe la voce narrante de L'odio di Matthieu Kassovitz, tutto bene. Si fa per dire.
Perché nel mentre, trovato quello che poteva sembrare un momentaneo riparo contro le avversità atmosferiche, coloro che in teoria dovrebbero trovare le vere soluzioni, hanno ben pensato di addobbare il tunnel in cui hanno ficcato. Preso atto che dal mondo dei talent, in effetti, non stava uscendo niente di interessante, ma che solo per il fatto di aver lasciato intendere che fosse la sola via percorribile possibile praticamente tutti si stavano adeguando a quel formato, hanno ben pensato di trasformare in maniera coatta in cantautori i pochi interpreti con un minimo di successo che erano sopravvissuti. Come? Nella solita vecchia maniera, Eros Ramazzotti docet.
Prendi qualche autore di prestigio e di mestiere, mettilo a scrivere per Tizio o Caio, lascia che Tizio o Caio scriva anche solo una parola, o lascia comunque che firmi il brano, e il gioco è fatto, devono essersi detti. Così di colpo sono tutti diventati cantautori o cantautrici.
Emma è una cantautrice, per dire. Marco Mengoni è un cantautore. Poco importa, per fare un nome, che ci siano brani che portano palesemente l'imprinting di autori come il già citato Ermal Meta (uno che cantautore lo sarebbe davvero) o Fortunato Zampaglione, Siae canta.

Questa imbarazzante moda deve aver colto quelli che si stavano muovendo già da tempo, che di colpo si sono cantautorializzati. Qualche nome? Non servirebbe, ma anche se sembra l'argomento per una nuova serie tv fantascientifica proprio alla Leftlovers, anche Laura Pausini tecnicamente è una cantautrice, pensa che storia.
Non bastasse, i cantautori, quelli per intendersi che hanno cominciato la loro carriera scrivendosi le canzoni da soli, come in effetti i cantautori, per loro natura dovrebbero fare, sono passati alla fase karaoke, andando a bussare alle porte di quegli stessi autori che nel mentre si erano imposti scrivendo per i ragazzi dei talent. Anche qui, citare un Tiziano Ferro, un Luca Carboni, un Marco Masini, un Francesco Renga solo per fare qualche nome, potrebbe risultare superfluo.

Hanno ben pensato di trasformare in cantautori i pochi interpreti con un minimo di successo che erano sopravvissuti. Come?
Prendi qualche autore di prestigio e di mestiere, mettilo a scrivere per Tizio o Caio, lascia che Tizio o Caio scriva anche solo una parola, o lascia comunque che firmi il brano, e il gioco è fatto

Un vero casino, in pratica. Perché ci sono in giro tantissimi cantautori, ma nei fatti di cantautori tout-court non se ne vedono più. Non basta, perché quando piove, in genere, c'è sempre pure l'ombrello che si rompe, lo stronzo che passa a alta velocità beccando la pozzanghera a dieci centimetri da noi e magari il tizio che approfittando della confusione fa la mano morta. Siccome i finti cantautori usciti dai talent e i veri cantautori talentizzati ricorrono spesso alle stesse firme, con un gruppetto di firme che si trova a scrivere per chiunque, seguendo mode che durano in genere giusto qualche anno (proviamo a fare una veloce lista? Eccola, prima Camba-Coro, poi Roberto Casalino, poi Dario Faini, poi Ermal Meta, poi Federica Abbate, coi vari Paradiso, Contessa e affini a fare il coro), la musica che gira intorno, tanto per citare un cantautore che era anche un grandissimo autore per altri, suona sempre uguale a se stessa.

Come finisce questa storia?

Non finisce. Forse perché è già finita, chissà. Auspicabile sarebbe che ognuno tornasse a fare il suo mestiere, gli interpreti a cantare i brani che gli autori scrivono per loro e i cantautori a scrivere canzoni per se stessi, deviando a volte sulle carriera altrui, ma prendendo bene la mira.

Per ora ci viene solo da dire che la musica è finita e gli amici se ne vanno. Cantautori stocazzo.

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