Ilham è italiana, e noi dell'integrazione non abbiamo capito niente

La vicenda della brillante studentessa di origini marocchine che non ha potuto partecipare all'iniziativa a Montecitorio ci ricorda che sull'integrazione dei migranti, il problema cruciale del presente e del futuro, non stiamo facendo nulla

Ilhani
20 Marzo Mar 2017 0830 20 marzo 2017 20 Marzo 2017 - 08:30

La vicenda di Ilham Mounssif, la ventenne sarda premiata dall’Onu ma “respinta” all’ingresso della Camera dei deputati perché nata in Marocco e formalmente marocchina, ha dato carne e ossa al problema dei nuovi italiani. Ora abbiamo un volto, e una storia, a cui appendere la crudele battaglia politica che la destra xenofoba e i molti che la inseguono sta combattendo da anni contro persone come Ihlam. Nati da genitori stranieri ma sempre vissuti in Italia. Compagni di banco dei nostri figli, nelle nostre scuole. Talvolta più bravi di loro, più motivati, più decisi a conquistarsi uno spazio o un futuro, talvolta più somari, come è nelle regole dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ilham appartiene alla prima categoria, quelli con una marcia in più. È arrivata in Italia all’età di due anni, da Marrakesh a Bari Sardo, provincia di Nuoro, e lì ha fatto tutte le scuole, diplomandosi con il massimo dei voti al liceo scientifico di Lanusei, e poi laureandosi in Relazioni Internazionali a Sassari. 110 e lode. Italiana modello, così “modello” che è stata scelta per rappresentarci al Rome Mun 2017, un’iniziativa delle Nazioni Unite che simula una sessione dell’Onu mettendo insieme studenti di tutto il mondo. Però Ihlam non è italiana. I suoi genitori sono marocchini per nascita, e quindi tocca essere marocchina pure a lei: per questo, la settimana scorsa, la sua richiesta di visitare Montecitorio è stata respinta, con una solerzia burocratica degna di miglior causa poi frettolosamente “riparata” dalla presidente Laura Boldrini, che l’ha invitata e ricevuta insieme ad alcuni suoi amici.

Ihlam è arrivata in Italia all’età di due anni, da Marrakesh a Bari Sardo, provincia di Nuoro, e lì ha fatto tutte le scuole, diplomandosi con il massimo dei voti al liceo scientifico di Lanusei, e poi laureandosi in Relazioni Internazionali a Sassari. 110 e lode

Sui social, dove i “nuovi italiani” sono tantissimi, la storia di Ihlam ha avuto un grande rilievo. Ed è stupefacente vedere sulle pagine Facebook a cui fanno riferimento (una per tutte: “Italiani senza cittadinanza”) la cautela e la moderazione dei commenti. In totale controtendenza con la galassia degli hater professionisti, questi ragazzi esprimono persino l’indignazione con una sorta di timida gentilezza (e con una sintassi così perfetta da far impallidire molte pagine di “italiani doc”). Tuttavia è contro di loro, contro Ilham e decine di migliaia di persone come lei, che si esercita da anni una programmatica politica discriminatoria anche in ordine ai più banali diritti. Lo si fa, sul versante leghista e “sovranista”, in nome di un’astratta idea di “difesa dell’identità” e in tutte le altre aree politiche per pavidità, sudditanza culturale a un modello che si immagina prevalente, terrore di alterare gli equilibri anche elettorali delle città e dei paesi dove i “nuovi italiani” sono percentualmente sempre più numerosi.

Questo combinato disposto blocca da due legislature la riforma della cittadinanza, gestita tutt’ora con una legge che risale al 1992, quando il problema praticamente non esisteva. Adesso, la speranza è appesa al disegno di legge 2092, in discussione da mesi in Commissione Affari Costituzionali al Senato, un compromesso molto blando e però bersagliato da 7mila emendamenti leghisti, oltreché dalla minaccia di Salvini di un referendum abrogativo. Giovedì riprenderà il dibattito e sarà interessante vedere alla prova il fronte progressista che l’ha patrocinata. Avrà il coraggio di imporre una svolta, di accettare il conflitto e portare in aula la norma, o sarà la solita melina?

È bloccata da due legislature la riforma della cittadinanza, gestita tutt’ora con una legge che risale al 1992, quando il problema praticamente non esisteva. Adesso, la speranza è appesa al disegno di legge 2092, in discussione da mesi in Commissione Affari Costituzionali al Senato

I segnali sono contraddittori. Sul tema dell’integrazione, e più in generale della questione-immigrati, la maggioranza ondeggia tra un approccio securitario e populista e la difesa di posizioni più avanzate. Solo che le prime sono espresse da atti concreti – il decreto sicurezza del ministro Marco Minniti – e le seconde da parole, convegni, perorazioni nel linguaggio del politicamente corretto. Vedremo. Capiremo. Stavolta con un elemento di conoscenza in più, costituito dalla faccia e dalla storia di Ilham che ci mostrano oltre ogni propaganda chi sono i giovani connazionali di cui si discute: non certo gli “stranieri”, i “portatori di culture incompatibili”, i potenziali Feroci Saladini della propaganda leghista, ma ragazzi come i nostri, resi “diversi” solo dalla burocrazia.

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