Fitoussi: “La democrazia è a rischio perché le élite odiano i popoli”

Non ne rispettano le scelte e sovvertono i risultati popolari. Impongono le loro politiche e non si fermano di fronte al malcontento che sorge dalla disuguaglianza. Secondo il professore ed economista francese, è questo il grande errore che rischia di rovinare l’Europa

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20 Maggio Mag 2017 0830 20 maggio 2017 20 Maggio 2017 - 08:30
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«Il problema più grande, oggi? È la disuguaglianza». Lo dice sbuffando (anzi, svapando) dal suo sigaro elettronico, con sguardo sornione, il professore ed economista francese Jean Paul Fitoussi. Lo fa a margine del suo intervento a Linkontro, meeting annuale organizzato dalla Nielsen per mettere a fuoco i trend del largo consumo. Lui, il professore, è un ospite d’onore per l’apertura. Poco prima, dal palco dell’auditorium, si era divertito a tracciare il quadro della situazione politica globale. «Trump? Un pazzo», aveva detto. E «ciò che l’ha portato al potere è un errore che stiamo replicando anche in Europa». Del resto, «gli Usa sono i più grandi produttori mondiali di dottrina – a uso esterno. Mentre l’Europa è la più grande consumatrice di dottrina – a uso interno». Ciò che succede là si ripete anche qua. Ora «l’ultima opportunità per l’Europa è Macron». E, nonostante sia suo amico, non risparmia un po’ di malizia. «Con la Merkel andranno d’accordo, eccome. Si innamoreranno».

Lei ha detto che Trump è un pazzo. Ma lo intende davvero?
È un pazzo nel senso che non sa quello che fa.

Intende in senso politico?
Intendo che non sa quello che fa.

Eppure sarà anche consigliato nelle sue azioni.
I suoi consiglieri si dividono in due fazioni: quelli più estremisti di lui e quelli più morbidi di lui. Per il momento ha prevalso il secondo gruppo. Chissà quanto durerà questa situazione.

Secondo lei la sua elezione è il risultato di un errore che si intravede anche in Europa.
Il problema più grande è la disuguaglianza. Negli Stati Uniti è estrema. È arrivata a consegnare all’1% della popolazione il 98% della crescita. Il salario di un esponente della classe media, non si è più evoluto negli ultimi 40 anni. Questo significa che una parte importante della popolazione americana non ha conosciuto ancora il progresso. E ha visto diffondersi una grande rabbia, malgrado la piena occupazione. Ma si sa, si tratta di lavori che sono sottopagati . Lì è normale che una persona abbia due o più impieghi. Questo non vuol dire che guadagni bene.

Non saranno le forze populiste a essere responsabili della crisi delle democrazie. Ma chi, pur vedendo che le proprie scelte economiche non hanno funzionato, continua a proporle

Ma in Europa la situazione è diversa.
C’è la stessa tendenza che si vede negli Usa, solo che è meno violenta. A questo fenomeno, cioè alla disuguaglianza, si è aggiunta anche l’austerità, cioè una serie di politiche che hanno avuto come effetto importante la disoccupazione, il precariato e la povertà.

Se così stanno le cose, si può pensare che il popolo sia anche giustificato nel suo odio contro le élite.
Ma no. Il popolo non odia l’élite.

Come no?
Come ha già detto Houellebecq, in una intervista recente, sono le élite che odiano i popoli. A tal punto da cambiare, o ignorare, le decisioni espresse dal popolo. Ad esempio nel caso del referendum del 2005, in Francia.

Lo hanno fatto anche in Italia, sul tema del finanziamento pubblico.
Questo vuol dire che chi non vuole giocare alle regole della democrazia non è il popolo. Anzi: il popolo continua a pensare che il suo voto sia importante. Questo è un momento molto pericoloso per la democrazia. La si può perdere.

Intende con le azioni di Trump, o di quelli che si ispirano a lui in Europa.
Gli Usa hanno un sistema di check and balance molto solido. L’Europa no. Per cui la democrazia è più in pericolo qui.

Lei teme l’avanzata delle forze populiste.
Non credo che siano le forze politiche a essere pericolose. Sono le politiche fatte ai danni della gente a essere sbagliate. Questo è l’errore che fa nascere i vari movimenti della Le Pen, di Grillo. Non sono loro a portare la responsabilità di ciò che accade. Ma chi, pur vedendo che le proprie scelte economiche non hanno funzionato, continua a proporle.

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