In ritardo o puntuale? Dipende: guida per arrivare sempre al momento giusto

Ci sono occasioni in cui serve arrivare puntuale, altre in cui è meglio arrivare dopo, a volte pochi minuti, a volte un’ora. A volte serve l’anticipo. Ai concerti, invece, l’ora giusta sono sempre le 21:15

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da Flickr, di Evan

7 Novembre Nov 2017 1120 07 novembre 2017 7 Novembre 2017 - 11:20

Esiste un tempo giusto per ogni cosa e l’uomo e la donna di mondo sanno sempre qual è. In certi casi è bene arrivare puntuali, in altri è meglio presentarsi in anticipo. Ma ci sono occasioni in cui il ritardo è la cosa migliore. Per ogni tipo di incontro esiste la giusta scadenza, chi sa muoversi in questo intricato mondo delle convenzioni non-dette della società occidentale ha un’arma in più: risparmia tempo e fa sempre buona impressione.

Come spiegano su Esquire (non quella italiana), uno dei dibattiti più interessanti riguarda l’aeroporto. Se il “troppo tardi” è indiscutibile, e cioè quando si perde il volo, tutta la discussione si concentra sul troppo presto: a che ora ci si deve presentare? La risposta è solenne: due ore prima. Ci sono sempre intoppi possibili, code troppo lunghe, difficoltà nei bagagli. E se anche tutto va liscio, l’uomo e la donna di mondo sanno sempre come ammazzare il tempo dell’attesa: o scrutando le vetrine in cerca di idee regalo o, meglio ancora, concedendosi un simpatico bicchiere di vino. Magari socializzando un po’.

Ai matrimoni, invece, nonostante tutti sappiano che la cerimonia comincerà sempre in ritardo, la cosa più saggia (anche se non proprio la più efficiente) è presentarsi con un discreto anticipo. Almeno un quarto d’ora. Si passerà il tempo a fare giri di saluti, chiacchiere di circostanza, e confronti su vestiti e stazza dei partecipanti. Non è il massimo della vita, ma è quello che serve: i parenti saranno più contenti e, del resto, il matrimonio (come cerimonia) serve proprio a quello.

E i concerti? È una vecchia questione. Ci sono persone che, come per i nuovi modelli della Apple, arrivano il giorno prima: fanno ore di coda e, addirittura, dormono per terra. L’obiettivo è arrivare di fronte al palco. Una cosa spettacolare, chiaro, ma vale davvero la pena? L’uomo e la donna di mondo sanno che la risposta è: no. La musica è troppo alta, c’è casino, spintoni e, comunque, non cambia molto. Il vero esperto di concerti sa che, in ogni caso, non cominceranno mai all’ora stabilita. Sa che ci saranno lungaggini e sa che, tra gruppi spalla e intoppi, non comincerà mai prima delle dieci. Per cui, per avere il tempo di posizionarsi, prendere qualcosa da bere e/o mangiare e scaldarsi un poco, l’ora giusta è: sempre le 21:15.

Interviste di lavoro? La verità è che arrivare in anticipo, anche se fatto con l’intenzione di dimostrare di essere molto affidabili, non serve a nulla. Il futuro ed eventuale boss non avrà nemmeno occasione di accorgersi. Arrivare tardi, invece, è molto grave. Per cui, in tutta scioltezza, si dovrà arrivare all’ora prefissata.

La stessa cosa varrà quando, una volta ottenuto il lavoro, si dovranno fare le riunioni. Una seccatura per tutti, una corvée, una schiavitù. Cominciarla prima? Non sia mai. Cominciarla dopo? Nemmeno: è meglio levarsela appena si può. Per cui, rispettare i tempi.

Altre occasioni più mondane, invece, richiedono un approccio flessibile. Le cene, in generale, richiedono una cerca consapevolezza. Il tavolo prenotato, si sa bene, non sarà mai pronto all’ora per cui è stato prenotato: occorre arrivare almeno cinque minuti in ritardo. Lo stesso vale per gli appuntamenti dal parrucchiere (a meno che non si sia appassionati alla lettura dil numeri vecchi di Donna moderna). Per le feste, in generale, il ritardo può essere anche più marcato: almeno un’ora. A meno che non siano le feste dei bambini: in quei casi si arriva puntuali e si va appena si può.

E la prima cena con i genitori della propria fidanzata/o? Per quella c’è un’ora giusta, sempre la stessa, e fissa: quella che stabilisce il fidanzato/a.

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