Meridionali, senza laurea e di mezza età: ecco chi deciderà chi vince le elezioni

Se le elezioni sono lo specchio di un Paese, queste mostreranno come la crisi abbia lasciato il segno, eliminando lavoro nelle fasce dei giovani e quasi giovani (25-55) del meridione italiano. Che voteranno di conseguenza

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CARLO HERMANN / AFP

1 Marzo Mar 2018 0730 01 marzo 2018 1 Marzo 2018 - 07:30
WebSim News

Le elezioni in fondo altro non sono che una grande cartina da tornasole dei problemi di un Paese, la carta d’identità di una comunità, delle sue condizioni e dei suoi problemi.

E sarà così anche questa volta: i risultati, le crescite e i cali dei partiti dipenderanno molto anche dalle dinamiche intervenute tra il 2013 e oggi in un determinato territorio.

E probabilmente pochi Paesi presentano una tale variabilità tra regioni e province come l’Italia. Non sono solo le solite discrepanze che ci portiamo dietro da 150 anni tra Nord e Sud, ma anche quelle recentissime nelle modalità di ripresa dalla recessione, in particolare per quanto riguarda il lavoro.

L’ISTAT mostra bene come sia stato il Sud a soffrire maggiormente del calo del tasso di occupazione dal periodo subito precedente le elezioni del 2013, ovvero fine 2012.

In particolare nelle fasce di età centrali, tra i 25 e i 54 anni, quelle tra cui si concentra la grande maggioranza dei lavoratori

Dati ISTAT, differenze tra tassi di occupazione

Da questo grafico manca un segmento, quello degli ultra 55enni. Non a caso. Per questo vi sono stati solo aumenti, dal +14,3% del NordOvest al +9,2% del Mezzogiorno.

È plausibile pensare che la maggiore disaffezione verso il voto e i partiti “di sistema” non verrà tanto da questa fascia di persone, che al massimo lamenta, e non è da sottovalutare la cosa, di non poter andare in pensione quando vorrebbe.

No, è facile immaginare che saranno i giovani del Sud a riversare la propria frustrazione nelle urne, visti questi dati. Intendendo per giovani quella amplissima fascia che ormai arriva anche ai 40 anni, naturalmente. Perché i contratti interinali, precari, poco garantiti, non sono appannaggio solo dei 20enni ormai. Volendo guardare nello specifico, a livello di province, si scoprono trend interessanti. A tale grado di dettaglio gli ultimi dati disponibili sono quelli di fine 2016

Per il 25-34enni le aree peggiori sono state quelle della Calabria, della Sicilia e della Sardegna occidentale, della Puglia. Si nota una certa differenza tra la fascia adriatica e quella tirrenica. In controtendenza vi è soprattutto Milano e Firenze. In Emilia è andata peggio che in Toscana.

Si è già visto al referendum costituzionale come il Paese abbia votato in modo opposto rispetto proprio a città come Milano e Firenze, appunto, come la provincia, soprattutto al Centro-Sud, abbia voltato le spalle all’area governativa. Non vi sono molti elementi che facciano pensare che le cose siano ora cambiate.

Con un Nord, la Lombardia in particolare, che forse sarà in controtendenza rispetto al trend nazionale.

È facile immaginare che saranno i giovani del Sud a riversare la propria frustrazione nelle urne

Dati ISTAT, differenze tra tassi di occupazione

La cosa è ancora più evidente prendendo i 35-44enni. La Lombardia si distingue, solo in poche altre aree, tra l’altro poco popolate (come l’Irpinia, il materano, il Sud Toscana), vi è stato un progresso dell’occupazione in questo periodo.

Ma la Lombardia, seppure grande, è minoranza in Italia. È facile pensare che almeno in queste fasce d’età sarà la delusione a prevalere in maggioranza, e in particolare in Sicilia, in Puglia, in Sardegna, ma anche in Emilia.

Dati ISTAT, differenze tra tassi di occupazione

Ci sono poi i 45-54enni. Per loro la crisi era cominciata prima, già dal 2008. È tra questi che vi è stata la strage delle partite IVA.

E la disaffezione viene da lontano. Facendo il confronto tra il loro tasso di occupazione più recente e quello del 2008 emerge la difficoltà, oltre che al Sud (Calabria, Sicilia), in particolare in provincia.

A Milano e Roma ce la si cava meglio che nelle aree intorno. Soprattutto al Centro-Sud in aree periferiche come la Ciociaria, l’aquilano, il trapanese, il cosentino, ci sono stati crolli della proporzione di occupati, anche del 10%.

Sono le stesse zone in cui il Movimento 5 Stelle e il centrodestra in questi ultimi due anni hanno incanalato la disaffezione degli elettori, nelle elezioni amministrative, nelle città medie che hanno visto il PD perderne il controllo.

Dati ISTAT, differenze tra tassi di occupazione

Ed è anche facile immaginare che saranno i non laureati a riversare di più la propria frustrazione nelle urne.

Chi ha un titolo di studio terziario ha avuto negli ultimi anni più possibilità. Se rispetto al 2008 ancora sono maggioranza le regioni con il segno meno, ovvero quelle in cui l’occupazione dei laureati è calata, rispetto a fine 2012 la ripresa del lavoro è stata evidente in Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio. Non in Calabria, Sicilia, Puglia, Sardegna, Abruzzo, per esempio, e questo va sottolineato. Sono regioni che avranno un trend probabilmente diverso dalle prime alle elezioni.

Dati ISTAT, differenze tra tassi di occupazione

Tuttavia tra chi una laurea non ce l’ha, e ha in grande maggioranza un diploma, le cose sono andate peggio.

L’occupazione non riesce a procedere oltre uno zero virgola in Lombardia e in diverse altre regioni. E va proprio male in Sardegna, nelle Marche, in Abruzzo. Sono tra le aree in cui il movimento fondato da Grillo è favorito, probabilmente non a caso. Movimento che da scelta di giovani laureati nel 2013 forse quest’anno saprà trasformarsi in ultima speranza per i perdenti della globalizzazione di mezza età.

Dati ISTAT, differenze tra tassi di occupazione

Insomma, attenzione a non laureati, del Centro-Sud, tra i 25 e i 54 anni, possibilmente abitanti in provincia. Saranno questi a spostare l’asse del voto alle elezioni, con la propria delusione, frustrazione per una ripresa che li vede spesso solo spettatori.

Non è una novità, tutto ciò è emerso anche al referendum del dicembre 2016, ma i dati sul lavoro confermano che questo trend sociale e territoriale continua a esserci, è forte, e forse il 5 marzo ce ne accorgeremo definitivamente.

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