Futuro nerissimoVannacci è l’occasione di ripulirsi del fascismo, che Meloni non coglierà

I deputati vicini al generale disertano la celebrazione della Costituente: è solo l’ultimo sgarbo contro la Repubblica democratica. La premier prendendone le distanze sposterebbe il suo partito nell’area liberal-popolare, ma ci vuole un coraggio (e una visione) che forse non ha

Roberto Vannacci ieri con Gianni Alemanno: i due hanno festeggiato con una cena l’uscita dal carcere dell’ex sindaco di Roma, sempre più vicino a Futuro nazionale / LaPresse

La diserzione della truppa vannacciana a Montecitorio, dove Sergio Mattarella commemorava in modo impareggiabile gli ottant’anni dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente in un’Aula pavesata a festa, è stato il segno più clamoroso della estraneità di questa nuova formazione politica ai valori costituzionali e democratici. Uno sgarbo mai visto.

Le tolkeniane “radici che non gelano” sono in effetti riemerse nella forma inattesa del vannaccismo. La formazione dell’ex generale, Futuro nazionale, che curiosamente riprende due parole “finiane” – da Alleanza nazionale e da Futuro e libertà –, è il catalizzatore dell’umor nero che c’è nel Paese, come in tutta Europa. Una specie di Msi senza il doppiopetto, più ignorante e che probabilmente sarà meno longevo. Ma è il fatto nuovo di questi mesi, inutile far finta che non esista non parlandone.

Roberto Vannacci è un politico per caso, nel Msi sarebbe stato una terza fila ma le coincidenze lo hanno posto come riferimento per una vecchia-nuova destra dai tratti reazionari se non fascistoidi. L’abbraccio con Gianni Alemanno appena uscito dal carcere è ovviamente un colpo d’immagine: per Vannacci perché, dopo pistoleri e professioniste del trasformismo, arruola una persona famosa; e per Alemanno medesimo perché si va a accasare in una buona postazione per rifare politica.

È probabile che Fn acchiapperà altri personaggi in cerca di seggio parlamentare e salga ulteriormente nei sondaggi. In fondo, non deve fare niente. Un po’ di demagogia, punto e basta. I voti arriveranno. Questo Msi dei poveri è ovviamente un problema per la Lega e per Fratelli d’Italia. Ma è anche una grande occasione per la premier, se avesse la forza d’animo e il livello per reagire al nuovo fascismo straccione con una marcata sterzata verso il conservatorismo vero. Riformando la sua cultura in direzione di «un approccio di pensiero che si può forse definire liberal-popolare secondo quella che è una tradizione ben iscritta nel pensiero politico cattolico italiano, e cioè quella sturziana», ha scritto, per definire il nuovo conservatorismo, il filosofo Massimo De Angelis in un recente libro.

Facendo così di Fratelli d’Italia un moderno partito sulla scorta del gollismo o del conservatorismo inglese, approdando nel Ppe. Molto difficile che lo farà. Dice Dario Franceschini: «Temo che sui contenuti, anziché cogliere l’opportunità di andare verso una destra moderata europea, si sposterà a destra. E questo ci creerà problemi». Creerà problemi all’Italia perché fatalmente rafforzerà la tendenza “demoproletaria” della sinistra in un gioco di radicalismi che si specchiano l’uno nell’altro.

Giorgia Meloni non può rinunciare facilmente ai voti di Vannacci se vuole aggiudicarsi il premio di maggioranza previsto dalla sua legge elettorale. Come dice Francesco Storace, «se il centrodestra è unito con Vannacci a me fa piacere, c’è più possibilità per vincere l’anno prossimo. Sarà Meloni contro il resto del mondo». Soprattutto quelle “radici che non gelano” affascinano, se non lei, molti suoi sostenitori.

La premier conosce il suo mondo, e tenderà a unirlo. In questo quadro, proprio Alemanno, vecchio navigatore della politica, potrebbe agevolare un accordo tra Meloni e Futuro nazionale. Una “Rifondazione nera”. Sì, sarà pure uno improvvisato, ma Roberto Vannacci non va mollato.

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