Le strade di Utrecht sono lastricate con i versi di una poesia in progress

Ogni settimana, al sabato, si aggiunge una lettera. Un verso all’anno, ogni volta di un poeta diverso. Un progetto nato per crescere ma non per finire, almeno finché ci saranno pietre e poeti

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da Flickr, di FaceMePLS

19 Marzo Mar 2018 0720 19 marzo 2018 19 Marzo 2018 - 07:20

Poesie di strada in senso letterale. È solo così che si può definire Oudegracht, una tipica strada di Utrecht, con tanto di canale da un lato e negozi dall’altro, ma con una particolarità in più: una poesia in progress che viene inscritta, con delle lastre di pietra, tra i ciottoli che rivestono la sua superficie. Ogni settimana si aggiunge una lettera, ogni anno si ha un verso di 52 caratteri (contano anche le virgole e i punti), che vengono composti dai migliori poeti del Paese.

Una poesia infinita: l’idea è della gilda del poeti della città, risale al 2017, ma l’inizio del testo è stato retrodatato al primo gennaio 2000, sia per questioni simboliche, sia – soprattutto – per rendere subito intellegibile alle persone cosa stesse succedendo. “Prima che si rendessero conto di cosa fosse il progetto sarebbero passati anni”, spiega Ruben van Gogh, il poeta che ebbe l’onore di cominciare la poesia. E così, con il trucco della retrodatazione la “poesia senza fine” di Utrecht ha già raggiunto una lunghezza di tutto riguardo:

Si deve cominciare da qualche parte per dare al passato il suo posto. Il presente conta sempre di meno. Più oltre si va, e meglio è. Continua, ora

“lascia le tue impronte. Dimentica la carte, nella quale puoi esistere. Il mondo è la tua mappa. Se mai c’è stata una volta in cui sei stato altro, è passata,

Sei già altro. Sei, lo sai, il centro di questa storia. Questa è eternità. Dura. Ha il tempo. Diventa allora tutt’uno con la tua storia e festeggia. Racconta.

Raccontaci chi sei in ogni passo. Nella nostra storia svaniamo inevitabilmente, e solo tu rimani nel lungo periodo. Tu e queste lettere intagliate dalla roccia. Come le lettere sulla nostra tomba.

Le crepe nella torre della cattedrale. Sollevata al cielo come un dito umano, per identificare i colpevoli e chiedere più tempo. Così possiamo camminare diritti, ancora, come uomini lungo il canale.

Quelli fissano i loro piedi. Guarda in alto! Vedi le chiese levate in piedi di Utrecht. Solleva le mani, invoca, con queste torri, il privilegio: di essere, essere ora. Il tempo è bello.

Continua a osservare. La vita è un testimone del tuo sguardo sull’orizzonte. Le tue impronte collegano il passato con le lettere scritte...”

La selezione dei poeti che compongono questa poesia collettiva e infinita è molto rigida: per partecipare devono avere almeno pubblicato due libri. Ma non basta: i versi che propongono (di 52 lettere al massimo) saranno giudicati dalla gilda degli intagliatori e ogni anno c’è solo un vincitore, che si aggiudica l’annata.

Il percorso futuro è già stato studiato: seguirà tutta la città, e si intersecherà più volte con il suo reticolo di canali. Non è prevista una fine, la poesia andrà avanti finché ci saranno pietre e poeti. E soldi per fare i lavori.

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