La Cgil proclama lo sciopero dei rider, senza i rider

L’organizzazione dei ciclofattorini che finora ha protestato a Milano chiedendo diritti e tutele non è stata coinvolta. «Lo sciopero sembra per lo più un’operazione di marketing», dicono da Deliverance Milano

Foodora Linkiesta

(JACQUES DEMARTHON / AFP)

24 Maggio Mag 2018 0740 24 maggio 2018 24 Maggio 2018 - 07:40

A un anno e mezzo dalla prima protesta dei rider italiani del food delivery, anche la Cgil si muove. Dopo l’incidente di Milano, costato una gamba a un lavoratore 28enne di Just Eat, per il 25 maggio il sindacato di categoria Filt Cgil ha indetto il suo primo sciopero di 24 ore dei fattorini in bicicletta e motorino. Anche il segretario reggente del Pd Maurizio Martina ha fatto sapere che sarà presente. Manca solo una cosa: i rider. Soprattutto quelli che, riuniti sotto il nome Deliverance Milano, da tempo organizzano in città biciclettate, flash mob e presidi, chiedendo tutele, diritti e sicurezza. «Non siamo stati coinvolti né contattati per lo sciopero del 25», dicono. «La Cgil ha deciso di non misurarsi con i rider né con le realtà che già si sono mosse. Ci sembra solo una mezza operazione di marketing».

A poche ore dallo sciopero, dalla Filt Cgil non sanno ancora se ci sarà un picchetto di protesta, un flashmob o una manifestazione. Non si sa a che ora né dove si terrà, e se ci sarà, un raduno. «Stiamo lavorando in queste ore. Quello di venerdì sarà uno sciopero che prova ad aprire un percorso di carattere sindacale e a far partire una trattativa con le aziende», spiega Luca Stanzione, segretario generale della Filt Cgil Milano. Che conferma: «Non abbiamo provato a coinvolgere Deliverance Milano. Loro finora hanno portato avanti più un movimento di opinione, noi invece facciamo il lavoro sindacale».

L’ultimo presidio organizzato da Deliverance Milano si è tenuto il 23 maggio, davanti a Palazzo Marino. Tra i rider che sono arrivati in bicicletta davanti alla sede del Comune di Milano, ci sono tanti che non sanno neanche dello sciopero del 25 maggio. Quasi tutti dicono: «Non aderirò». Pochi altri sono indecisi. «Mi sembra strano che dalla Cgil si siano svegliati solo ora, quando la situazione era palesemente non sostenibile dal primo momento», dice Maurizio, rider di Foodora. «Hanno proclamato lo sciopero ora dopo il grave incidente, che ha avuto eco mediatica, ma non è il primo né l’ultimo. L’ultimo rider a terra l’ho visto ieri sera». Giovanni, di Glovo, si chiede: «Dov’erano i sindacati quando noi facevamo le prime proteste?». C’è anche chi sostiene che «hanno indetto lo sciopero per farci tesserare alla Cgil». L’unica bandiera sindacale presente al presidio era quella dell’Usb. «Scioperare per un lavoro del genere è impossibile», dice Riccardo Germano, esponente del sindacato di base. «Da qui si capisce come la Cgil sia ben lontana da questo mondo». Lo confermano i rider: «Se scioperiamo, la contano come assenza, scendiamo nel ranking e non ci danno più le ore per lavorare», spiegano. «O rischiamo di farci licenziare, com’è successo ai rider di Foodora che hanno scioperato a Torino nel 2016 (una sentenza del Tribunale di Torino ha escluso la formula del licenziamento, sostenendo che i rider non erano lavoratori dipendenti, ndr)».

Mi sembra strano che dalla Cgil si siano svegliati solo ora, quando la situazione era palesemente non sostenibile dal primo momento. Hanno proclamato lo sciopero ora dopo il grave incidente, che ha avuto eco mediatica, ma non è il primo né l’ultimo. L’ultimo rider a terra l’ho visto ieri sera

Il presidio del 23 maggio di fronte a Palazzo Marino a Milano (Foto: Lidia Baratta)

Deliverance Milano, che si autodefinisce “sindacato sociale dei fattorini”, in più di una occasione in realtà ha attaccato la Cgil, rimarcando la propria autonomia rispetto ai «confederali». Che, a parte l’inserimento della figura del rider nel contratto nazionale della logistica, in effetti non si sono mai mossi per organizzare le proteste dei fattorini. Da qualche tempo il sindacato di corso d’Italia prova ad avvicinare i rider organizzati, proponendo la contrattazione dell’algoritmo e portando un rider sul palco della conferenza di programma a Milano. Ma finora, le manifestazioni per chiedere tutele contrattuali, assicurazioni e paghe orarie i rider se le sono organizzate da soli, per lo più sui social e nei gruppi Whatsapp. Pure a Milano, capitale del food delivery, dove i lavoratori in bicicletta, tra Deliveroo, Foodora, Just Eat, Glovo e Uber Eats, sono ormai circa 3mila.

Il ricorso contro i rider di Foodora licenziati a Torino è partito da organizzazioni autonome. La Carta dei diritti dei lavoratori digitali di Bologna è stata proposta dalla locale autorganizzazione “Union Riders Bologna”, che il 15 aprile ha pure riunito per la prima volta i fattorini in un’assemblea nazionale. E anche al raduno europeo dei ciclofattorini, in occasione del G7 del lavoro di Torino, i sindacati non c’erano. Davanti all’incidente del 17 maggio a Milano, però, quando un rider di “Just Eat” è rimasto incastrato con lo scooter tra due tram, perdendo una gamba, la Cgil non poteva non muoversi e ha proclamato lo sciopero. Da sola, e senza l’adesione di Cisl e Uil. Luca Stanzione lo ammette: «Siamo arrivati un po’ tardi».

«Le proteste e le vertenze che si sono aperte non sono state certo per merito della Cgil e del Pd», dicono da Deliverance Milano. Anche il Partito democratico sta provando ad avvicinare questo mondo. Il segretario reggente dei Dem Martina ha detto di aver scelto di essere il 25 maggio a Milano per «guardare da vicino lo sciopero dei rider, sprovvisti di qualsiasi forma di tutela e di diritti».

Ma i rider ribattono: «L’attenzione alla categoria non ci sarebbe stata senza le proteste di Torino, Bologna e Milano, tutte autorganizzate. L’unica cosa che rivendicano i sindacati è il contratto nazionale in cui hanno inserito la figura del fattorino, ma è un contratto peggiorativo per il settore. Finora, ci sono state solo dichiarazioni programmatiche, ma poi a conti fatti non si fa nulla».

La Filt Cgil, intanto, sta facendo volantinaggio per le strade di Milano per raccogliere le adesioni di quanti più fattorini. «Più che allo sciopero secondo il modello classico, tendiamo a una adesione dell’intera cittadinanza», mette le mani avanti Stanzione. «Molti fattorini ci dicono che parteciperanno», assicura. «Tanti di loro stanno anche venendo da noi per tesserarsi».

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