Ovito: mancano i soldi per il mangime, è strage di galline
Francesco de Augustinis
Le galline sono senza mangime e si starebbero verificando casi di cannibalismo. La produzione di uov
Decine, forse centinaia di migliaia di capi morti di fame o di cannibalismo. È questo il bilancio ambientale della crisi che sta colpendo il Gruppo Novelli, leader italiano della produzione di uova con il marchio Ovito, che rischia in queste ore di divenire una vera e propria catastrofe ambientale e un nuovo dramma occupazionale, pronto a travolgere gli oltre 700 lavoratori del gruppo.
«La situazione è drammatica. C’è ancora una forte domanda, ma la produzione continua a diminuire. Da un milione siamo ormai scesi al livello di circa 200 mila uova al giorno e le galline non stanno mangiando«, ha detto Loreto Fioretti, responsabile territoriale della Fai Cisl. «Dobbiamo intervenire con urgenza, perché stiamo perdendo quote di mercato giorno dopo giorno e, fatto ancor più grave, le galline stanno morendo».
Il gruppo Novelli con il marchio Ovito è uno dei leader nazionali della produzione di uova, destinate al consumo o all’industria, con clienti in tutta Italia del calibro di Barilla e Ferrero. Dal 2008 il gruppo, secondo un suo stesso report, conta due milioni di galline ovaiole, allevate intensivamente in cinque stabilimenti ubicati nelle montagne a ridosso di Spoleto, in Umbria, dove l’azienda affonda le proprie origini. Oltre al marchio Ovito, il gruppo vanta anche altri marchi di risonanza nazionale, in particolare nel settore pane, come Interpan, Spiga, Saddler e Panem, per un totale di oltre 700 dipendenti in tutta Italia.
Proprio dal pane nascono i dissesti finanziari. Nel gennaio del 2011, il gruppo Novelli ha acquistato in Lombardia la Panem Italia Spa, rilevando l’azienda in crisi a un prezzo di grande vantaggio. Obiettivo dell’operazione, penetrare i promettenti mercati del Nord, molto più forti nella domanda di uova, vista la flessione della domanda al sud riscontrata negli ultimi anni. Insieme all’azienda, però, il gruppo si è fatto carico di svariati milioni di euro di debiti. Già agli inizi del 2012 la Panem chiude due stabilimenti nel Lazio (Roma e Latina) e uno ad Altopascio, in Toscana. Oggi le sorti della Panem sono in mano al tribunale di Monza, che insieme al gruppo sta aprendo una procedura di concordato con i creditori per evitare il fallimento. Secondo fonti sindacali, sul gruppo pesano circa 100 milioni di euro di debiti.
La cattiva gestione finanziaria dimostrata nella vicenda Panem insieme ai possibili effetti del concordato ha fatto suonare i campanelli di allarme nei sei istituti di credito che intrattengono rapporti con il gruppo. A partire da gennaio 2012, le banche hanno chiuso i rubinetti, lasciando Novelli di colpo in crisi di liquidità, incapace di pagare i suoi fornitori.
«La crisi ha colpito prima il settore pane», racconta Augusto Paolucci, esponente sindacale della Flai Cgil. «Poi da giugno le problematiche del gruppo hanno messo in mezzo anche Spoleto, la filiera dell'uovo, l'eccellenza del gruppo, che fino a quel punto era rimasta un po' a margine».
Quando la mancanza di liquidità contagia il ramo uova, e quindi le galline, alla crisi occupazionale si aggiunge il dramma ambientale. Tra le materie prime che mancano al gruppo ci sono i mangimi, necessari per sfamare ogni giorno oltre due milioni di capi che vivono nelle gabbie allineate in centinaia di file in una ventina di capannoni.
«C'è un prodotto che tira: oggi, con i problemi economici che ha avuto l'azienda, hanno avuto difficoltà a far fronte agli ordini che ci sono per gli approvvigionamenti, per una mancanza di materie prime, proprio dovute a una mancanza di liquidità», ha detto Paolucci.
Mancano le materie prime «Gli ordini ci sono… ci sono stati sempre. Solo che cominciano a tagliare, perché non abbiamo più le uova da consegnare, sinceramente», ammette Domenico Minciotti, uno dei lavoratori del gruppo. La mancanza di fondi ha innescato prima dell’estate un circolo vizioso. Per effetto della malnutrizione, le galline hanno ridotto la produzione di uova, spesso per giunta divenute inutilizzabili perché – per la non corretta alimentazione – non ottemperanti ai dettami delle certificazioni di qualità. Gli ordini non evasi nei confronti dei clienti hanno iniziato a far perdere quote di mercato e solidità al gruppo, aggravando la crisi.
«Siamo preoccupati, molto. Ci sono famiglie che vivono solo di questo», racconta ancora Minciotti. «Il pagamento degli stipendi per due mesi è stato ritardato, noi abbiamo preso un minimo garantito, ottocento euro, e altri solo il 50 per cento. Vediamo bene che le cose non vanno». Secondo il dipendente, «non riusciamo a evadere gli ordini perché mancano le materie prime. Una volta manca il mangime, una volta le scatole, una volta qualcos’altro. Così non si riesce ad andare avanti, non si può più lavorare».
Una prima grave moria di capi ha colpito il gruppo già nel mese di giugno, con migliaia di capi morti di fame. La notizia, nota solo a parte dei dipendenti, è rimasta però nascosta tra i capannoni dell’azienda, perché denunciarla – agli occhi di lavoratori e sindacalisti – avrebbe significato far perdere il buon nome (e quindi mercato) al gruppo.
«Tutti quelli che stanno con le galline dicono che la situazione è degenerata da mesi», racconta un autotrasportatore che lavora per il gruppo e che ha chiesto di rimanere nell’anonimato. «Non ce la fanno più a pagare i fornitori e quindi non sanno più che cosa dargli da mangiare. Sono tantissime le galline che sono morte, molte a un certo punto hanno iniziato a mangiarsi a vicenda», afferma.
Non è possibile quantificare in maniera definitiva il numero di capi morti tra una prima crisi dei mangimi avvenuta a giugno e una seconda, tutt’ora in corso. Secondo Fioretti della Cisl la moria di capi ha le proporzioni di una vera ecatombe, che «non è arrivata a dimezzare, ma ha ridotto notevolmente» il numero di capi (2 milioni). Parliamo quindi di decine, probabilmente centinaia di migliaia di esemplari. «Le galline stanno morendo e se non ci muoviamo subito rischiamo di perdere tutto», afferma il sindacalista senza mezzi termini.
Di fatto, quando gli allevamenti erano a regime, all’inizio dell’anno, la produzione superava abbondantemente il milione di uova al giorno mentre pochi giorni fa è precipitata a meno di 200mila uova. Al momento la produzione è stata del tutto interrotta, riferiscono i sindacati.
«Molte erano morte a giugno, un po’ stanno morendo. Adesso di nuovo, sono giorni che non mangiano e ogni giorno che passa la situazione si fa più grave», ha detto il sindacalista nei giorni scorsi. Il disastro ambientale sta erodendo man mano anche le speranze dell’azienda di riprendersi dalla crisi. «L’unica speranza è che ognuno faccia la sua parte», ha detto Fioretti. «Le istituzioni, le banche e anche la proprietà, che deve valutare la possibilità di farsi da parte. L’importante è agire subito, prima che sia troppo tardi».
Augusto Paolucci della Cisl: «Con il concordato non si possono fare acquisti, e i tempi sono molto lunghi. Se ci muoiono un milione e mezzo di galline finisce l’attività. C'è anche un problema igienico e sanitario non indifferente per smaltire le carcasse. E poi non possiamo ignorare che stiamo parlando di animali, non si possono lasciare morire così», ha detto Paolucci. «Chiediamo che le istituzioni si facciano carico anche degli animali oltre che dei creditori».
Messi alle strette dalla drastica e sempre più grave riduzione di capi, venerdì sindacati e lavoratori del ramo uova di Novelli hanno deciso in un’assemblea generale di denunciare alle istituzioni e alla stampa locale il «rischio che due milioni di galline che non mangiano da giorni possano morire». L’allarme ha prodotto l’immediata reazione delle istituzioni locali, a partire dal Comune di Spoleto, che ha annunciato un intervento già nei prossimi giorni per fornire urgenti approvigionamenti agli animali.
L’azienda al momento non ha rilasciato alcuna dichiarazione, né sulla crisi né sulla “questione” delle galline. Oggi i vertici Novelli sono attesi in un incontro con le segreterie nazionali dei sindacati coinvolti a Roma. Flai-Cgil, Fai Cisl, Uila Uil hanno indetto intanto per il 17 ottobre uno sciopero di tutti i dipendenti del gruppo. I sindacati hanno annunciato anche un possibile esposto a breve all’Ente nazionale protezione animali (Enpa).

Comments
un grande uomo torquato novelli a costruito una grande azienda dato da lavorare a tante persone per colpa di qualche imbecille presuntuoso a distrutto tutto m.n.
so morti prima gli EX dipendenti...ed io sono una delle vittime
Ora basta.
Sono davvero stufo di vedere sempre le battaglie tra vegani e onnivori.
Parliamoci chiaro.
Io sono vegano e sono un attivista animalista (ho 16 anni), ma sono anche antispecista, pertanto mi preoccupo anche della sorte dei nostri fratelli.
Partiamo dall'allevamento: la Ovito dovrebbe avere uova di codice 2, quindi allevate a terra e che nessuno mi venga a dire che sono tenute bene, perchè ovunque andrete troverete prove che non è così, le galline soffrono, stanno male e in questo, come in molti altri casi MUOIONO.
Trovo assurdo che la gente anteponga l'uomo alle galline, così come trovo assurdo che si antepongano le galline all'uomo.
Faremo il possibile per tirare fuori da li quelle povere bestie, che a differenza nostra, che stiamo qui a litigare su internet, stanno MORENDO e tra atroci sofferenze, se vogliamo dirla tutta.
Chiunque lo neghi sbaglia in partenza.
Il fallimento di un'azienda non è mai una cosa bella, eccetto, come in questo caso, quando la ditta in questione è una messaggera di morte.
Per quanto riguarda invece i 700 posti di lavoro, chiamiamolo pure inconveniente, considerando anche la tremenda crisi di questi ultimi tempi.
Sono assolutamente contrario al lasciare questa gente disoccupata, ma la VITA e il rispetto di quelle galline che stanno morendo DEVE venire prima di tutto, perchè si sta parlando di vite che vanno in fumo.
Non saprei davvero come risolvere il problema di queste 700 persone, se non quello di eseguire, in parallelo al salvataggio delle galline, un'attività di ricollocamento, possibilmente eticamente sostenibile.
E per quelli che dicono che la Ovito sfama la gente, mi spiace, ma dovete ricredervi.
Le uova NON SONO MAI STATE NECESSARIE E MAI LO SARANNO, il loro costo è astronomico e paragonato al cibo vegan lo è ancora di più, i valori nutrizionali sono sballati, anche dalla vaccinazione ovaiola e dalle porcherie che gli danno da mangiare, con il cibo vegan si sfama MOLTA più gente. Quindi, se dovete dire cose che non sapete informatevi prima... grazie.
In conclusione, il fallimento della Ovito presenta UNA E UNA SOLTANTO PECCA, cioè la disoccupazione di quelle persone e dei proprietari, ed è un problema risolvibile.
Per il resto, trovo sia una buona notizia.
vorrei fare alcune considerazioni e sperare vivamente che le leggano in molti, visto che sono un veterano nel settore uova, purtroppo colpito da qualche disavventura per mano di alcuni mostri sacri italiani.......che vantano di essere leader ma non controllati.
1) chi gioisce per il fallimento di una ditta ....non si merita altro che succeda anche a lui
2) le uova in batteria sappiate che con le nuove gabbie o voliere , gli animali stanno bene e sanitariamente i consumatori hanno un prodotto sano e controllato, sono state debellate tante malattie.
3) le uova a terra , bisogna che i consumatori sappiano che , gli animali razzolano nelle loro feci, sono comunque chiuse in capannoni e le proprietà organolettiche dell'uovo sono le stesse. SAPPIATELO.
fate pure girare questo messaggio , perchè è ora di finirla di raccontarci delle frottole.
Per quanto mi riguarda le ditte che sfruttano gli animali sono ai livelli dei nazisti che hanno torturato gli ebrei. Quindi, nulla di male nel gioire se queste fabbriche di violenza, prigionia, sofferenza, paura, solitudine e morte CHIUDONO.
dove sono finiti i soldi dei Novelli?? in quale paradiso fiscale. Dependenti fate indagare dalla magistratura
chi
...Sono sinceramente schifata da alcuni vostri commenti!...Ovito è una grande azienda con grande standard qualitativi e che negli anni,ha "dato da mangiare"a moltissime famiglie della zona!..Però certo,ora che è in forte crisi,c'è gente pronta a giudicare e che non vede l'ora che chiuda i battenti! Vergognatevi! La vostra è solo cattiveria ed invidia nei confronti di chi nella vita si è saputo realizzare(anche grazie ai genitori!) e che non vi fa pensare a quante famiglie rimarranno senza lavoro e con i figli da crescere!!
...Sono sinceramente schifata da alcuni vostri commenti!...Ovito è una grande azienda con grande standard qualitativi e che negli anni,ha "dato da mangiare"a moltissime famiglie della zona!..Però certo,ora che è in forte crisi,c'è gente pronta a giudicare e che non vede l'ora che chiuda i battenti! Vergognatevi! La vostra è solo cattiveria ed invidia nei confronti di chi nella vita si è saputo realizzare(anche grazie ai genitori!) e che non vi fa pensare a quante famiglie rimarranno senza lavoro e con i figli da crescere!!
Realizzarsi a spese della libertà, della gioia, della vita di delle creature indifese. Ma che realizzazione è mai questa? Questo è solo egoismo, insensibilità, sfruttamento, violenza e morte.
Per quanto riguarda i dipendenti, certo che mi dispiace per loro e per le loro famiglie. Queste povere persone, già costrette a lavorare in un lager del genere, posso solo immaginare le condizioni di lavoro, quello che dovevano vedere tutti i giorni, l'odore, la temperatura e il resto. Queste persone che forse non avevano trovato nulla di meglio, non avevano trovato un lavoro che desse loro un po' più di soddisfazione, ora si potrebbero trovare addirittura nell'indigenza. Questa però non è affatto una scusante di ciò che accade in queste fabbriche. Penso che se l'uomo continua a far violenza sulla terra e sulle sue creature non potrà scampare mai alla violenza e al male (in questo caso la disoccupazione). Quindi la soluzione a tali problemi è certamente un'altra: l'Etica.
ho lavorato per tanti anni alla novelli e conservo ancora degli amici alla fine non sara certo torquato o michele a finire male ma tutti quei lavoratori stretti dalla morsa della crisi che non troveranno piu impieghi stabili,incredibikìle gente che un azienda cosi falisca per la gestione di incapaci.anche un bambino a muggio sapeva che la panem aveva milioni di debiti,,,,,,,,,
L' azienda Novelli ha un sistema di protezione ipoteticamenti simile a quello della Casa bianca. E' impossibile accedere perché quello che si consuma lì dentro è inenarrabile tanto che tra le persone che ci lavorano vige la logica dell'omertà! Questa cosa, da troppo nascosta, doveva esplodere! Ora con lo stillicidio delle galline. E' una vergogna! E' una vergogna anche per quelli che sostengono gli allevamenti intensivi in batteria.
Ma cosa ci avete fatto mangiare per anni???
Mi basterebbe vedere i figli del capo andare a zappare (con tutta la terra che c'è' in Umbria ) anziché girovagare con la camicia tre bottoni ...... In questo modo si toglierebbero quel l'aria da c...o che hanno
Di quasi tutti i commenti noto che si preoccupano delle galline nessuno si preoccupa delle 700 famiglie ,(anche con bambini ) che non percepiscono lo stipendio è facile fare i moralisti quando va tutto bene!
"sono felice se la ovito fallisce".
Ma stiamo scherzando?
Ho capito che è statistica, che un qualsiasi gruppo di persone è composto (in percentuale variabile) anche da idioti, ciò che mi sfugge è il motivo per cui i vegani su internet siano quasi sempre rappresentati da degli imbecilli.
Sinceramente mi spiace che le gallinelle siano morte, ma appunto come dicono altri utenti sono costrette in gabbia strette, torturate praticamente 24h su 24h e in più i pulcini maschi vengono uccisi vivi buttati insieme ai rifiuti dove vengono stritolati e fatti a pezzi perchè no servono! IO SONO FELICE SE LA OVITO FALLISCE COME TUTTE QUELLE AZIENDE COME LEI CHE MASSACRANO E TORTURANO POVERI ANIMALI. Io mangio solo uova bio e sono diventata vegetariana!
Sinceramente mi spiace che le gallinelle siano morte, ma appunto come dicono altri utenti sono costrette in gabbia strette, torturate praticamente 24h su 24h e in più i pulcini maschi vengono uccisi vivi buttati insieme ai rifiuti dove vengono stritolati e fatti a pezzi perchè no servono! IO SONO FELICE SE LA OVITO FALLISCE COME TUTTE QUELLE AZIENDE COME LEI CHE MASSACRANO E TORTURANO POVERI ANIMALI. Io mangio solo uova bio e sono diventata vegetariana!
vegan per sempre.
il problemi economici superano quelli etici, che razza di "umanità" siamo? :(
Alla fine sono sempre le banche...
2 milioni sono un numero enorme, mi sembra assurda come vicenda. Ma chi fa i controlli in questi allevamentoi?possibile che succedano cose del genere?
Ho visitato solo una volta un allevamento di galline ovaiole....mi sono spaventato..era come un lager...e poi con tutti i vaccini che gli danno ed in quelle condizioni penso che ne risenta anche la qualita' di cio' che mangiamo e quindi anche noi.
Questi allevamenti sono veri inferni per le galline, a prescindere dalla questione contingente. Soluzione: alimentazione vegan. I lavoratori possono essere reimpiegati nella produzione di prodotti vegan (senza ingredienti di origine animale).
forse comprare solo uova biologiche o prodotte da qualche privato potrebbe essere una soluzione. per la serie, meno ma meglio
Non scherziamoci troppo,700 persone resteranno a spasso e un economia già traballante riceverà un altra botta,a furia di dargli spallate si rischia di farla cadere la casa
in america ho sentito dire che ci sarà carenza di bacon
Sono schifato da battute di questo tenore, visto quello che rischiano 700 persone e relative famiglie!!!
povere bestiole.. che compassione..
É morto prima l'uovo o la gallina?
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