Strawberry Fields Forever Cosa mangiavano i Beatles?

Dalle bistecche con patatine dei pub londinesi alle scelte etiche e vegetariane, i Fab Four hanno influenzato in tantissimi modi la cultura popolare anche in campo gastronomico

Foto di Fleur su Unsplash

Era il 1963. Durante un’intervista televisiva George Harrison ebbe la malaugurata idea di dire che le caramelle gommose erano il suo dolce preferito, e che John Lennon gliele rubava. Le Jelly Babies erano zuccherine, morbide, colorate, simili agli orsetti gommosi, ma a forma di bimbo: da allora i fans iniziarono a tempestare i Beatles con queste caramelle. Pacchi di gommose riempivano le loro caselle postali, e i dolcetti venivano lanciati sul palco durante le loro esibizioni. Uno dei tanti fenomeni che componevano la beatlemania, già fastidioso di per sé, ma destinato a prendere una piega ancora peggiore durante il loro tour americano nel 1964.

Negli Stati Uniti le Jelly Babies non si trovavano e i fan pensarono bene di sostituirle con le Jelly Beans, ugualmente dolci, ma confettate, ricoperte da un guscio di zucchero duro. Tirate a manciate sui quattro ragazzi, queste caramelle erano proiettili pericolosi: «Quella sera – racconta George Harrison, in “The Beatles Off The Record” – siamo stati letteralmente bersagliati da quelle fottute cose. Lì non hanno caramelle gommose morbide; hanno caramelle gommose dure. A peggiorare le cose, eravamo su un palco circolare, quindi ci hanno colpito da tutte le parti. Immaginate ondate di piccoli proiettili duri come la roccia che vi piovono addosso dal cielo. È un po’ pericoloso, sapete, perché se una caramella gommosa, viaggiando a circa cinquanta chilometri all’ora in aria, vi colpisce in un occhio, siete finiti. Siete ciechi, no? Non ci è mai piaciuto che la gente lanciasse cose del genere. Non ci dà fastidio che tirino festoni, ma le caramelle gommose sono un po’ pericolose, sapete! Ogni tanto, una colpiva una corda della mia chitarra e faceva una nota stonata mentre cercavo di suonare».

Quello delle gelatine è uno degli aneddoti più noti ed emblematici della beatlemania, e racconta il fanatismo e il disagio che da esso derivava per i musicisti. Eppure, alle origini, racconta anche i loro gusti. Gusti di ragazzi di vent’anni o poco più, che come tutti i giovanissimi sono attirati da dolciumi e “schifezze”. E certo la dieta dei Beatles dei primi anni non era sana né curata: nelle interviste rilasciate in quel periodo, i quattro spiegavano che i loro piatti preferiti erano i classici, semplicissimi sandwich inglesi, come formaggio, lattuga e marmite, crema spalmabile a base di lievito. Immancabili anche fish and chips ed eggs and chips, uno dei piatti favoriti da Paul McCartney.

Lo stesso Paul, nella sua biografia “Many years from now” curata dall’amico Barry Miles, racconta come il cibo in quegli anni fosse quello dei pub londinesi, principalmente cose come bistecca e patatine. Il cibo non era certo una priorità per loro, così come non lo era stato negli anni precedenti, quando si esibivano nei locali di Amburgo e consumavano polpette fritte, wurstel, zuppe o il tipico Labskaus, un piatto da marinai a base di carne salata macinata, purè di patate e barbabietole, servito con un uovo fritto e aringhe.

Jai Guru Deva, Om
La vera svolta in campo gastronomico per i Beatles non avvenne quando iniziarono ad avere fama e (in misura minore) ricchezza, ma quando incontrarono le culture orientali. Nel 1968, durante il soggiorno all’ashram di Maharishi Mahesh Yogi a Rishikesh, i Quattro impararono a seguire una dieta vegetariana, priva di alcol e di caffè, e ad apprezzare chapati, curry, zuppe e creme di legumi speziate ma non troppo. In realtà sarebbe più corretto dire i Tre: Ringo, che soffriva di problemi di stomaco e di intolleranze, si portò una valigia piena di fagioli in scatola per sopravvivere al soggiorno.

Anche John ogni tanto infranse le regole imposte dalla guida spirituale, bevendo alcol di nascosto o concedendosi qualche pasto a base di carne nei villaggi vicini. E John fu in effetti l’unico dei Beatles a non diventare completamente vegetariano, benché Yoko Ono lo avesse introdotto a una dieta macrobiotica che, tra alti e bassi, tra eccessi e astinenze, lo accompagnò per diversi anni; solo poco prima della morte, trovò un equilibrio in una dieta “pescetariana”: tanto sushi, che Lennon aveva imparato ad apprezzare viaggiando in Giappone con la moglie, e in generale tanto crudo. Eppure, l’ultimo pasto di John prima di essere ucciso, fu un panino con il corned beef con una tazza di tè.

Panini e tè accompagnavano le registrazioni dei Beatles: i fan lo hanno potuto vedere nel documentario “Get Back”: pane bianco tostato con burro e marmellata, sandwich assortiti, biscotti secchi, fiumi di tè al latte ma anche birra e vino bianco, a partire dal Riesling renano. Non mancano le ordinazioni veg di George: Harrison è stato il primo dei Fab Four ad abbracciare una dieta e uno stile di vita interamente cruelty free, a partire dal 1965, quando iniziò ad avvicinarsi alla filosofia indiana e alle pratiche di meditazione. Samosa, cavolfiore al curry, lenticchie in zuppa e soprattutto riso erano tra i suoi piatti preferiti: era attentissimo alla cottura del riso che, come gli aveva insegnato John, non mescolava mai; e sapeva preparare le verdure saltate nel wok, il curry e persino il pane chapati, cosa di cui era molto orgoglioso. Anche Ringo diventò presto vegetariano, si racconta in seguito a un viaggio in Spagna, quando la vista della violenza sui tori durante una corrida lo segnò profondamente.

Meat free Monday
E Paul? La sua fu una conversione tardiva rispetto a quella degli altri, ma sicuramente drastica. «Eravamo seduti a tavola a mangiare un cosciotto d’agnello» racconta Paul. «Guardando fuori dalla finestra, vedemmo i piccoli agnellini che saltellavano felici nei campi. In quel momento abbiamo fatto il collegamento. Fu come se si fosse accesa una lampadina. Ci guardammo e dicemmo: “Aspetta un attimo, stiamo mangiando una di quelle creature che corrono là fuori”. Abbiamo messo giù le posate e quello è stato l’ultimo pasto a base di carne della nostra vita». Così l’ex Beatle e la moglie Linda sono diventati una bandiera della cucina veg.

Linda scrisse libri di cucina e creò una linea di prodotti veg surgelati. Un’eredità culturale e culinaria raccolta dalla primogenita Mary, autrice di manuali di cucina e conduttrice di programmi tv gastronomici. E insieme alle figlie Mary e Stella, celebre stilista, Paul ha lanciato nel 2009 il movimento “Meat free Monday”, una campagna che mira a sensibilizzare i consumatori portandoli a bandire la carne dalle tavole almeno un giorno a settimana.

Inutile dire che Paul, da genio perfetto, è anche un bravo cuoco, esperto nel preparare barbecue vegetariani, insalate e piatti di pasta. Ama improvvisare ai fornelli, dice, ma i suoi cavalli di battaglia sono gli spaghetti aglio, olio e peperoncino del dopo concerto (a volte arricchiti con verdure) e il maccarita, il margarita di Macca (il soprannome di Paul), profumato al mandarino.

Mitica infine l’apparizione dei coniugi McCartney nei “Simpson”, nel 1995, nell’episodio “Lisa Vegetariana”, quando Paul e Linda accettarono di partecipare allo show a patto che Lisa restasse vegetariana per sempre e non solo per un breve periodo. E lo è ancora. Come a dire che i Beatles hanno segnato non solo la musica e la società contemporanea, ma anche la cultura gastronomica.

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